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An Upstart

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FEFF:
2011
Regia: 
KIM Soo-yong
Anno: 
1961
Durata: 
114'
Stato: 
South Korea
Oggi il regista Kim Soo-yong è conosciuto soprattutto per i suoi adattamenti di importanti opere letterarie coreane, come Mist (1967) e Seaside Village (1965), o per i bizzarri film modernisti realizzati in seguito, Night Voyage (1977) e Splendid Outing (1977). All’inizio della sua lunga carriera, però, all’interno dell’industria cinematografica lo conoscevano come uno “specialista delle commedie”. Forse non era il suo genere preferito, ma a giudicare dalle recensioni dell’epoca si direbbe che fossero proprio strepitose. È un vero peccato quindi che non esistano più copie delle cinque commedie da lui realizzate tra il 1958 e il 1960.

An Upstart venne prodotto dallo studio Shin Film nel 1961 e uscì a luglio, appena due mesi dopo il colpo di stato militare che aveva portato al potere Park Chung-hee. A prima vista sembra poco più che un film costruito su misura per l’attore Koo Bong-seo, il cui nome figura persino nel titolo coreano originale (“Koo Bong-seo diventa ricco”), ma c’è molto di più. Si tratta di un’opera divertente, girata con attenzione e creatività, che si distingue per le giocose manipolazioni di suono e immagine, l’ottima recitazione dell’intero cast, e soprattutto l’interpretazione ricca di sfumature del protagonista. Maeng Soon-jin (Koo) è un normalissimo impiegato, che non ha davvero niente di speciale, anche se sembra che la figlia del padrone di casa (Do) e la figlia del suo capo (Jeon) lo trovino entrambe affascinante.

Maeng ha problemi economici, nel senso che il suo magro stipendio è già speso ancora prima di entrare nelle sue tasche, ma il suo approccio rassegnato alle insidie della vita lo aiuta ad andare avanti. Un giorno, all’improvviso, riceve la visita di una donna americana (che, inspiegabilmente, parla abbastanza bene in coreano). Questa gli dice di essere la vedova di un veterano statunitense, al quale Maeng ha salvato la vita durante la Guerra di Corea. L’uomo, recentemente scomparso, si è ricordato di Maeng nel suo testamento e gli ha lasciato venti milioni di dollari.

Venti milioni di dollari sono un bel mucchio di soldi anche per gli standard inflazionati di oggi; nella Corea del dopoguerra, poverissima, era una cifra incredibilmente elevata. La notizia dell’eredità schiaffa Maeng in prima pagina e ne fa una celebrità. Immediatamente, la gente che prima lo trattava con disprezzo gli striscia ai piedi. Maeng però non è preparato a gestire tutte le conseguenze della sua improvvisa ricchezza.

An Upstart
è una satira leggera, che non è che faccia sbellicare dalle risate, ma ha una buona coerenza sul piano creativo, del divertimento e del coinvolgimento del pubblico. Lo sguardo sul volto di Maeng mentre cerca di dare un senso alla sua situazione è una delle immagini memorabili del film. Maeng è spinto e tirato da tutte le parti, ma la sua espressione resta sempre la stessa: tutto ciò che vuole è trovare un po’ di stabilità in questo pazzo mondo. E in definitiva, per quanto il film non dia mai l’impressione di voler fare una paternale agli spettatori, li obbliga a prendere in considerazione alcune delle assurdità insite nella grande ricchezza. Sebbene non sembri assolutamente un film che critica il sistema capitalista, alla fine in qualche modo lo fa.
Koo, ex attore teatrale, divenne famoso in brevissimo tempo, dopo il suo esordio cinematografico, nel 1957.

Si dice che il pubblico iniziasse a ridere appena il suo volto appariva sullo schermo, anche prima che dicesse una battuta. Ma per quanto fosse noto per il suo umorismo esagerato, da slapstick, era capace di esibirsi in interpretazioni di una profondità e modulazione sorprendenti. Questo film permette di conoscerne entrambi gli aspetti: l’umorismo sguaiato che lo ha reso famoso e la recitazione misurata per la quale non ottenne mai il giusto riconoscimento. Sebbene, a volte, sembri fare il verso a Chaplin (il suo modello riconosciuto), mantiene un equilibrio comico perfetto, mentre conferisce al suo personaggio una reale umanità.

È vero che il film beneficia dell’ispirata regia di Kim Soo-yong e delle eccellenti interpretazioni degli altri attori, ma alla fine Koo si merita il posto nel titolo del film.
Darcy Paquet
 
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