At The Terrace

“So che molti cinefili sono allergici ai film tratti da pièce teatrali”, scrive Yamauchi Kenji sul sito di At the Terrace (At the Terrace Terasu Nite). “L’ambientazione fissa e le lunghe conversazioni li annoiano”.

Tuttavia, non sarà certo l’aggettivo “noioso” a venirvi in mente davanti a questa commedia corale tratta da una pluripremiata opera teatrale dello stesso Yamauchi, che è stata presentata lo scorso anno al Tokyo International Film Festival. Analogamente a Her Father, My Lover (Tomodachi no Papa ga Suki), la pellicola di Yamauchi del 2015 che è stata proiettata sempre al festival di Tokyo nella sezione Japanese Cinema Splash, At the Terrace ha la pretesa di essere spiritosa e anche un tantino scandalosa.

Sebbene questa combinazione non sia frequente nel cinema nipponico, sarà tuttavia familiare ai fan di Billy Wilder, Neil Simon e, se guardiamo ancor più indietro rispetto a Hollywood e Broadway nel dopoguerra, a quelli di Oscar Wilde. Ma mentre Her Father, My Lover si dibatteva sotto il peso delle sue stesse tematiche, compresa quella principale di una giovane determinata a sedurre il papà della sua migliore amica, At the Terrace incede leggero dall’inizio alla fine, malgrado a tratti i suoi ingegnosi artifici rischino di crollare come una scultura di cera lasciata troppo a lungo al sole.

La storia si sviluppa durante una serata sulla terrazza che dà il titolo al film, nella lussuosa casa di un dirigente d’azienda, i cui interni si intravedono solo attraverso le tende. Siamo nel pieno di una festa, con il baffuto Soejima (Iwatani Kenji) e la sua procace consorte Kazumi (Ishibashi Kei) che fanno da padroni di casa, e i loro ospiti: un designer barbuto che si chiama Saito (Furuya Ryuta) e sua moglie Haruko (Hiraiwa Kami), un giovane nervoso (Morooka Hiroaki) che risponde anche lui al nome di Saito ed è un impiegato della Toyota, e Tanoura (Okabe Takashi), un tipo dalla faccia sbattuta che si sta riprendendo da un grosso intervento chirurgico. Più tardi arriva anche il figlio degli Soejima, (Hashimoto Atsushi) un allampanato studente universitario.

L’elemento catalizzatore degli eventi che seguono è Kazumi, la quale becca il Saito più giovane in piena contemplazione di Haruko e gli strappa la confessione di essere rimasto affascinato dal candore delle braccia di lei. Questo scatena la gelosia di Kazumi, che ha un aspetto da vera tentatrice col suo abito scollato e gli occhiali da bibliotecaria sexy: la donna sfoga la sua rabbia sull’ignara Haruko, che reagisce e dice a suo marito di volersene andare.
Ma il consorte non vuole offendere Soejima, che per lui è un cliente importante, e induce Haruko a portare pazienza. Nel frattempo, Saito il Giovane si sforza di fornire delle spiegazioni – e riesce solo a offendere Saito il Vecchio. Mentre il povero Tanoura, nel tentativo di essere piacevole ma incapace di gestire lo stress, crolla svenuto sulla terrazza. Chissà se questa serata avrà un finale misericordioso (almeno per i suoi partecipanti)...
Nell’adattamento della sua opera teatrale per il grande schermo, Yamauchi trova motivi per far proseguire la festa, che svelano bugie e liberano inibizioni con effetti erotici e buffi. La storia, che ruota tutta attorno alla lotta di due donne per la supremazia sociale e ai segreti sessuali di due uomini, potrebbe sembrare un po’ vecchio stile (ecco i riferimenti a Wilder, Simon e Wilde), ma è anche il ritratto di una fetta (per quanto sottile) della società locale, seppur dal taglio esageratamente comico.

Inseriti in un contesto poco familiare (una festa privata) e senza ruoli sociali perfettamente definiti (come quello di impiegato in una società) e disinibiti dall’alcool, i personaggi annaspano, si dimenano e comunque si comportano in modi che possiamo perfettamente identificare come umani – e come giapponesi.
L’elemento di spicco nel già eccellente cast (presente anche a teatro) è Hiraiwa Kami che, nel ruolo di Haruko, trasforma quello che altrimenti sarebbe stato un banale litigio tra donne in uno stimolante conflitto per l’autoaffermazione. E la danza disinibita nella quale si esibisce dimostra che Haruko ha molto di più di un paio di candide braccia.
Ma, proprio come il volto di Elena di Troia fece salpare le famose mille navi, le magnifiche ali di alabastro di Hiraiwa fanno spiccare il volo a un film piacevole.
Mark Schilling
FEFF: 2017
Regia: Yamauchi Kenji
Anno: 2016
Durata: 95
Stato: Japan

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