Far East Film Festival 20

Udine Italy April 20th/ April 28th 2018
The Film Festival For Popular Asian Cinema

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Castaway On The Moon

Il signor Kim è un uomo che ha perso ogni speranza. Un giorno sale sul parapetto di uno dei famosi ponti di Seoul sul fiume Han e si getta nelle acque vorticose. Dissolvenza in nero. Eppure la mattina seguente Kim si risveglia con il sole che lo abbaglia e la faccia affondata nella sabbia. Non si tratta del paradiso: è stato semplicemente portato dalla corrente su una delle isolette disabitate che si trovano al centro del fiume Han. In un primo momento prova solo frustrazione perché il suo tentativo di suicidio è fallito, ma subito capisce che deve affrontare un problema più urgente: non c'è nessun’altro sull’isola e non c'è nulla a parte piante, alberi, un papero casuale, un po' di immondizia. La riva del fiume è bene in vista, ma Kim non ha mai imparato a nuotare. I suoi sforzi per attirare l’attenzione di qualcuno sulla terraferma falliscono e lui si ritrova bloccato lì, senza nulla da mangiare, e anche se si trova al centro di una delle più estese metropoli del mondo, è diventato un moderno Robinson Crusoe. Nelle settimane e nei mesi successivi Kim mangerà un sacco di funghi e l'isolamento inizierà a cambiarlo lentamente ma inesorabilmente. Ma c'è un altro personaggio in questo dramma: in un condominio sulla riva del fiume vive una ragazza, che fa anche lei Kim di cognome e che, come la hikikomori ritratta in Shaking Tokyo di Bong Joon-ho, è un’eremita che non si azzarda a uscire dalla sua stanza da diversi anni. Un giorno, mentre guarda fuori dalla finestra con un cannocchiale, avvista sull'isola uno strano e scarmigliato individuo, il cui comportamento inizialmente la confonde e poi, poco a poco, comincia ad affascinarla, al punto che alla fine sarà spinta a fare qualcosa di impensabile: uscire dal suo condominio ed entrare in una strana specie di comunicazione con l'uomo.
Castaway On The Moon può vantarsi di essere uno dei film coreani più creativi degli ultimi anni. Riesce a sfruttare al massimo la sua particolare ambientazione, ma in realtà il suo nucleo è un dramma umano piuttosto semplice, incentrato su due solitari dall'animo sensibile. Il regista Lee Hey-jun sembra essere particolarmente interessato ai disadattati: la sua opera prima, Like A Virgin, diretta a quattro mani con il suo amico e collaboratore Lee Hae-young, era imperniato su un liceale basso, grasso e tozzo, che sogna di operarsi per cambiare sesso. Entrambi i film presentano la condizione dei protagonisti con calore, empatia e senso dell'umorismo.
Per un film di questo genere, l’interpretazione è cruciale, e Lee è riuscito ad avere come protagonista Jung Jae-young (Welcome To Dongmakgol, Someone Special), uno degli attori coreani contemporanei di maggior rilievo. La comicità impassibile dell'interpretazione di Jung si adatta perfettamente allo stile del regista e suscita simpatia per il protagonista senza mai cercare scopertamente di accattivarsi le emozioni del pubblico. La signorina Kim è interpretata da Chung Yeo-won, cresciuta in Australia e diventata attrice dopo aver iniziato la carriera come cantante pop. Questo è il suo secondo ruolo da protagonista.
Anche se l’intenzione è quella di farci vedere i due protagonisti del film come ampiamente compatibili, in realtà ci sono grosse differenze tra i due. L'uomo si isola dalla società per un caso fortuito, però la sua esperienza lo trasforma in un uomo più grande rispetto a quello che era prima (anche se forse non è più in grado di riadattarsi alla società moderna). La donna si isola dalla società volontariamente, ma questo atteggiamento è descritto come dannoso, come una condizione che deve essere superata. Perché l'isolamento dell'uomo rappresenta una condizione positiva mentre quella della donna no? Sarà semplicemente perché l'uomo è stato attratto da una condizione più vicina alla natura, mentre la donna ne ha preso le distanze? Personalmente ho trovato questo film interessante, ma non sono riuscito a scrollarmi di dosso la sensazione che non abbia sfruttato appieno il suo potenziale. Alla fine mi è anche rimasto il desiderio che ci fosse una comunicazione un po’ più reale tra i due protagonisti. Tuttavia credo di far parte della minoranza, su questo punto: la maggior parte delle persone con cui ho parlato adora questo film. E in ogni caso, se non altro per la sua particolarissima ambientazione, merita di essere visto.
Darcy Paquet
Regia: 
LEE Hey-jun
Anno: 
2009
Durata: 
116'
Stato: 
South Korea

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