Nel cupo e patinato poliziesco di Law Wing-cheong, Punished, si snoda fin dalle prime battute un ciclo di vendetta e tormento. L’immobiliarista Wong Ho-chiu (Anthony Wong) guida fino a una casa di paese e si precipita nel cortile, proprio mentre la figlia assassinata, Daisy (Janice Man) viene seppellita in una fossa poco profonda.
Mentre si procede per flashback e si approfondiscono i retroscena, viene fuori che la figlia era uscita dai ranghi tra droga, furti e problemi familiari, prima di venire rapita per un riscatto di cinquanta milioni di dollari. Pieno di diffidenza e temendo che la figlia abbia organizzato il suo stesso rapimento per imbrogliarli, papà non chiama la polizia ma cerca di consegnare il denaro. Quando la sua mossa non va buon fine, Wong chiede a Chor (Richie Jen), suo autista e guarda del corpo che ha dei legami con la malavita, di mettersi sulle sue tracce per trovare la ragazza e riportarla a casa viva.
Ovviamente è troppo tardi. Dopo aver trovato il cadavere legato e imbavagliato della ragazza, averlo cremato e nascosto la morte della figlia alla nuova moglie (Maggie Cheung Ho-yee), Wong ha una sola cosa in mente: la vendetta. Chor viene pagato profumatamente per fare il lavoro sporco e chiudere il caso, ma in breve il capo si interroga sul valore della vendetta e, ancor di più, su come il suo modo di rapportarsi alla famiglia e al lavoro abbia contribuito a creare quella situazione.
Mettendo al centro della storia un immobiliarista dal cuore di pietra, il regista Law e gli sceneggiatori si sono imposti una sfida impegnativa: fare in modo che il pubblico provi compassione per Wong, mentre la sua vita viene sconvolta. Le scene in cui il magnate e il suo scagnozzo T.K. (Charlie Cho) cercano di scacciare gli abitanti del villaggio dalla loro terra mostrano un lato particolarmente spietato dell’attività del magnate.
Per il pubblico di Hong Kong quelle scene riportano alla mente anche i tentativi falliti (nel 2010 e all’inizio di quest’anno) di fermare la demolizione di una piccola cittadina nei Nuovi Territori. Inoltre, l’attrito con i cartelli dei proprietari immobiliari e i problemi legati all’espansione si stavano inasprendo da diversi anni (il regista Law aveva già affrontato queste problematiche, quando ha trattato il tema del rinnovamento urbano in Hooked on You, nel 2007). Il ruolo del magnate che non perde il suo sangue freddo è impegnativo, e il divo Anthony Wong riesce a investire la giusta dose di intensità e sobrietà nel distacco emotivo, nella paranoia e nel crescente tumulto del personaggio.
Prodotto da Johnnie To, Punished ha tutta l’aria e il sapore dei film polizieschi della casa di produzione Milkyway Image, la preferita dagli appassionati del genere. Gli scontri a fuoco fanno la loro apparizione durante l’inseguimento del capo della banda dei rapitori, le scene violente possono essere raccapriccianti, e la durata relativamente breve è utilizzata efficacemente, con un utilizzo intensivo dei flashback che mantengono una certa scorrevolezza nel dipanarsi della narrazione.
Va sottolineata anche la mancanza di concessioni al mercato cinese, una scelta che può rivelarsi condizionante nei film sulla malavita, se gli autori vogliono evitare le scocciature della censura della Cina continentale. Punished invece, che è chiaramente incentrato su Hong Kong, fa la sua parte per contribuire a mantenere imprevedibili e stimolanti i thriller hongkonghesi di budget medio.