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The Private Eyes

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Con The Private Eyes lo sceneggiatore, regista e interprete Michael Hui ha riscritto le regole della creazione del divertimento cinematografico a Hong Kong. Hui era reduce dal successo di Games Gamblers Play nel 1974, ai primi posti nella classifica dei botteghini, e di The Last Message l’anno successivo e andava alla grande nello sfruttare il filone d’oro della commedia in cantonese.

The Private Eyes
(1976) dimostrò che Hui e i suoi fratelli Sam e Ricky conoscevano a menadito la loro formula comica. Gag oltraggiose e satira sociale si accompagnavano ad alti valori produttivi che non si erano mai visti prima nella commedia hongkonghese. La divertentissima sfilza di mini-spettacoli di azione, canzoni orecchiabili e coinvolgenti drammi personali sigillò il patto con le masse di spettatori e influenzò le successive generazioni di cineasti.

Hui interpreta Wong Yeuk-sze, il boss taccagno e arrogante dell’agenzia investigativa Mannix. Incontriamo per la prima volta Wong al lavoro, in una fantastica sequenza di vigilanza musicata ma senza dialoghi, messa in scena in mezzo a cantieri e strade trafficate. Wong non è un grande segugio e ben presto si unisce a lui l’asso del kung fu Lee Kwok-kit (Sam Hui), che è disoccupato e preme per fargli da assistente. In breve i due si associano, insieme al lacchè dell’ufficio, Puffy (Ricky Hui), e in poco tempo sono immersi fino al collo in indagini su frodi meschine, furti e casi di infedeltà, oltre che su un segretissimo complotto per far esplodere una bomba in un cinema, che potrebbe far decollare la loro agenzia.   

Fin dalle prime scene Hui e la sua squadra infarciscono i 94 minuti del film con il maggior numero possibile di gag. Particolare enfasi è posta su una sfilza di pezzi di bravura che lascia davvero senza fiato: Kwok-kit che coglie possibilità inaspettate di sfoggiare le sue arti marziali, creativi momenti di umorismo in cucina, un inseguimento di auto che distrugge tutto e degli appostamenti che vanno storti. Questa formula, dove succede un po’ di tutto, comporta emozionanti scene di acrobazie e di combattimenti, sapientemente coreografate da Sammo Hung per ottenere il massimo del divertimento con elementi che erano caratteristici del cinema d’azione. Non mancano scherzi e canzoni incentrate sulle difficoltà della classe operaia alle quali il pubblico hongkonghese della metà degli anni Settanta, era molto sensibile.

Diversi collegamenti narrativi chiave si insinuano a partire dagli elementi in secondo piano: c’è il poliziotto stranamente ricco che guida la Porsche (Richard Ng) e che i detective continuano a trovare sul loro cammino, oppure la banda di ladri (capeggiati dal cattivissimo del grande schermo Shek Kin) che tirano avanti come possono, dalle rapine in periferia ai colpi più audaci. 

A tenere insieme The Private Eyes è il modo in cui i fratelli Hui si mettono abilmente uno contro l’altro. La figura di boss gretto interpretata da Michael Hui prende una figura standard del cinema hongkonghese e la ammoderna con uno stile impassibile e un’avarizia esagerata, ponendo le basi per un’umiliazione che delizierà gli spettatori. Sam Hui è il deuteragonista dal volto giovane e fresco; le sue arti marziali arrivano a fagiolo nei momenti difficili, mentre le sue canzoni (interpretate con il suo gruppo The Lotus) per la colonna sonora sono diventati dei classici, che tornano di moda ogni volta che Hong Kong affronta tempi difficili.

Intanto Puffy (Ricky Hui) è un personaggio balbettante e tremante ma pieno di attrattiva, costruito per attirarsi le simpatie del pubblico: Benché mantenesse un basso profilo, era una figura chiave all’interno del terzetto comico, che rende The Private Eyes fondamentale non solo tra le commedie, ma in tutto il cinema hongkonghese.
Tim Youngs
Teatro Nuovo Giovanni da Udine
Domenica 1 maggio, ore 18.00
Regia: 
HUI Michael
Anno: 
1976
Durata: 
92'
Stato: 
Hong Kong
 
 
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