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Bandhobi
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Teatro Nuovo Giovanni da Udine
Domenica 25 Aprile 2010, ore 9.00
Regia: 
Dong-il SHIN
Anno: 
2009
Durata: 
94'
Stato: 
Korea
Min-seo è una liceale che si sente frustrata e arrabbiata per la sua esistenza. I suoi amici vanno tutti al doposcuola, a prendere lezioni private, ma sua madre, che è single, non può permettersi di pagargliele, e in più è impegnata con un nuovo fidanzato; così Min-seo non ha nulla da fare nelle ore pomeridiane dopo la scuola (quando ci va, a scuola) e alla fine si trova un lavoro in nero in una sala massaggi, per pagarsi le lezioni di inglese.
Un giorno sull’autobus vede che a un immigrato del Bangladesh cade il portafogli. L’uomo scende dall’autobus e Min-seo si tiene il portafogli, ma l’uomo, che si chiama Karim, si accorge subito di quello che è accaduto e insegue Min-seo fino a un vicolo. “Andiamo alla polizia”, dice in perfetto coreano, ma Min-seo riesce chiacchierando a tirarsi fuori dai guai, e alla fine si mette d’accordo con Karim per aiutarlo a risolvere un problema che lo sta ossessionando da molto tempo: cercare di recuperare degli stipendi arretrati da un ex datore di lavoro che si rifiuta di pagarlo.
Min-seo e Karim sono una delle coppie più interessanti del cinema coreano del 2009. Il personaggio di Min-seo, soprattutto, è veramente ben tratteggiato: ribelle e non particolarmente carina, la ragazza ha una presenza scenica imprevedibile e magnetica. Sebbene all’inizio le sue azioni siano mosse da una sorta di rabbia rivolta verso se stessa, man mano che il film prosegue e lei si avvicina sempre più a Karim, la rabbia assume contorni diversi. La giovane attrice Baek Jin-hui dà un’incredibile vitalità alla sua interpretazione e il personaggio che interpreta è indubbiamente la cosa migliore del film.
Karim è interpretato da Mahbub Alam, residente in Corea da molti anni. Entrato nel Paese come immigrato, Alam è anche impegnato in diversi progetti attivisti, compresa la creazione del Festival Cinematografico dei Lavoratori Migranti a Seoul.
In questo film Alam dimostra di essere un attore accettabile, e di avere un’ottima padronanza della lingua coreana, anche se il suo personaggio è privo della complessità emotiva che invece riscontriamo in Min-seo (Alam ha anche fatto una particina in Where Is Ronny?, un altro film del 2009 che esplora l’atteggiamento coreano nei confronti delle minoranze del Sudest asiatico.)
In un certo senso, Bandhobi è due film in uno: la storia di due persone dal background molto diverso che riescono a creare un legame stretto, e un commento sociale sulla discriminazione nei confronti dei lavoratori stranieri in Corea. Se il secondo fosse stato realizzato altrettanto efficacemente del primo questo film sarebbe stato un grande successo ma, ahimè, il contenuto politico del film ha una caratteristica monodimensionale che cozza contro i suoi personaggi a tre dimensioni. Ogni volta che vediamo Karim interagire con la società coreana, qualcuno ha un comportamento discriminatorio nei suoi confronti. Questo può ben essere vero per l’esperienza di diversi immigrati, ma nel contesto del film diventa talmente prevedibile che l’intenzione ingombrante del regista esclude a priori qualunque altra cosa.
Questo è un passo falso inconsueto per Shin Dong-il, che negli ultimi cinque anni è diventato uno più interessanti fra i registi coreani non ancora famosi. I suoi lavori precedenti, che comprendono Host & Guest (2005) e My Friend & His Wife (2006), hanno anche attirato l’attenzione del pubblico sulle questioni sociali e le differenze di classe attraverso relazioni e personaggi complessi e ben delineati. Le migliori scene di Bandhobi catturano l’attenzione dello spettatore in modo potente e coinvolgente. Se stavolta Shin lascia che la sua posizione politica diventi un po’ troppo ovvia, altri aspetti del suo modo di fare cinema rimangono comunque in forma perfetta. In questo caso, anche uno sforzo concretizzato solo parzialmente vale decisamente la pena di essere visto.
Darcy Paquet
 
 


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