Far East Film Festival 19

Udine Italy April 21st/ April 29th 2017
The Film Festival For Popular Asian Cinema

Traguardi e Preoccupazioni: Il Cinema di Singapore nel 2007

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Come negli ultimi due anni, la produzione cinematografica di Singapore nel 2007, che ammonta a più di una dozzina di lungometraggi, è un segno incoraggiante per il futuro cinematografico del Paese. Il governo, fedele alla sua decisione di fare della città-stato “un hub dei media e delle comunicazioni del 21° secolo”, ha indirizzato il suo sostegno verso coproduzioni internazionali come Protégé (Moon To) di Yee Tung Shing, The Home Song Stories di Tony Ayres, The Tattooist di Peter Burger. Il supporto governativo è anche alla base del film d’animazione digitale Legend Of The Sea (Dong Hai Zhan) di Benjamin Toh, un settore che il governo vorrebbe sviluppare.
Tra gli altri incentivi pubblici che mirano ad attirare la collaborazione e gli investimenti dall’estero figurano sussidi a progetti in alta definizione, media digitali interattivi e coproduzioni televisive. Gli studi cinematografici più importanti sono stati invitati ad aprire filiali locali, come hanno già fatto celebri università straniere. Così, nel 2006 il LaSalle College of the Arts ha inaugurato la sua Scuola di Cinema di Puttnam, ospitata in uno straordinario nuovo edificio, che offre un piani di studi universitari interdisciplinari sul cinema, e progetta di introdurre corsi post-laurea in cinema e teoria del cinema nel prossimo futuro. Un’altra scuola che ha aperto i battenti da poco è la Tisch School of the Arts dell’Università di New York, che ha inaugurato nel 2007 la Tisch Asia School of the Arts. Il suo programma di Master of Fine Arts in produzione cinematografica inizierà nel 2008. Secondo le autorità, lo scopo è di raggiungere un livello produttivo sostenibile di 10-15 film l’anno, entro 3-5 anni. Resta da vedere se questo obiettivo potrà essere raggiunto: ma il fatto che la produzione di lungometraggi sia in aumento e che la qualità stia migliorando rappresenta sicuramente un passo avanti nella giusta direzione.
La censura singaporese si sta lentamente attenuando, ma i film di argomento politico, specialmente se sono critici nei confronti del governo, sono ancora tabù. Zahari’s 17 Years (2006), documentario di 49 minuti di Martyn See, è stato vietato. Parlava dell’ex leader del partito d’opposizione, Said Zahari, detenuto senza processo tra il 1965 e il 1979. See ha concentrato la sua attenzione anche sugli anziani impoveriti di Singapore, nell’eccellente documentario di 18 minuti Nation Builders (2007), che racconta l’abbandono di quelli che hanno contribuito a costruire il Paese e che ora si trovano a dover sbarcare il lunario con lavori sottopagati, cercando cartone e lattine tra i rifiuti. Grazie a Internet e a YouTube questi film, politicamente e socialmente critici, sono accessibili per un pubblico più vasto.
L’omosessualità sul grande schermo è un'altra area critica per le autorità. Solos, un lungometraggio audacemente sperimentale di Kan Lume e Loo Zihan, ha subito tagli dalla censura. Per questo motivo il film è stato ritirato dal Singapore International Film Festival del 2007, perché è politica del festival non presentare film censurati, ma ha potuto partecipare ai Silver Screen Awards del SIFF stesso. Solos, vietato ai minori di 21 anni, esplora i complessi rapporti e gli intimi dibattimenti di una relazione gay tra studente e docente, espressi interamente senza dialoghi, attraverso musica e immagini ammalianti.       
Nel 2007 il rispettabile SIFF ha festeggiato il suo ventesimo anniversario. Il festival, riconosciuto per il suo ruolo nella promozione mondiale del cinema dell’Asia e del Sudest asiatico, è uno degli eventi culturali più importanti di Singapore. Il suo contributo alla rinascita cinematografica del Paese non potrebbe essere sopravvalutato. Però il suo finanziamento governativo gravemente insufficiente non solo ha permesso a festival più giovani e meglio sovvenzionati come Pusan di passare avanti, ma rischia persino di mettere a repentaglio il futuro stesso del SIFF.
Grazie alla crescente consapevolezza della necessità di coltivare e promuovere il talento cinematografico del Paese, si inizia ad affrontare il problema della mancanza di uno spazio espositivo per i cineasti indipendenti di Singapore. Oltre a istituzioni statali come la Cineteca del Museo Nazionale, anche alcuni gruppi dell’esercizio commerciale promuovono la produzione di film locali, soprattutto la Golden Village e la Cathay. Entrambe hanno una sala dedicata alle proiezioni di film non mainstream. Ci sono inoltre un certo numero di sale di proiezione private, per i film d’essai, come la recente Sinema, aperta alla fine del 2007, dedicata esclusivamente ai film singaporesi. Tuttavia, la scarsità di pubblico per la produzione locale continua a rappresentare un problema. Se le produzioni mainstream di Singapore fanno fatica ad attrarre il pubblico locale, per gli indipendenti va molto peggio, tanto che, per la maggior parte di essi, è improbabile persino vedere un guadagno al botteghino locale.
Il primo film singaporese uscito nel 2007 è stato One Last Dance, del regista hongkonghese (nato in Brasile) Max Makowski: una joint venture tra la Mediacorp Raintree Pictures di Singapore, la Media Development Authority (MDA) e la cinese Ming Productions. È un gangster movie d’azione, nel quale lo stile è più importante della sostanza. Ambientato a Singapore e interpretato dall’attore hongkonghese Francis Ng e dalla taiwanese Vivian Hsu, in realtà il film era stato completato nel 2006 e distribuito in diversi Paesi prima di approdare sugli schermi di Singapore. La Raintree ha poi proseguito nella sua strategia di coproduzioni internazionali sospendendo l’abituale partnership con Jack Neo per il Capodanno cinese del 2007, per allearsi con il cineasta hongkonghese Derek Yee e realizzare Protégé, un thriller sull’antidroga interpretato da Daniel Wu e Andy Lau.
Protégé era in competizione con Just Follow Law di Jack Neo, in quanto entrambi i film sono usciti nello stesso giorno, in febbraio. La commedia di Neo, che ha un budget di 1,3 milioni di dollari di Singapore, è interpretata dai popolari personaggi televisivi Fann Wong e Gurmit Singh en travesti.  Questa satura degli intrighi d’ufficio e della burocrazia ha avuto un buon impatto, e ha incassato 2,78 milioni di dollari singaporesi al botteghino. Protégé è andato meno bene in patria, dove ha incassato 1,7 milioni di dollari di Singapore, ma il suo forte richiamo internazionale si tradurrà senza dubbio in profitti importanti per la Raintree, che ha investito circa il 30% del budget totale di 8 milioni di dollari singaporesi.
Un altro investimento considerevole (per una produzione singaporese) è il lungometraggio animato digitale da 6 milioni di dollari singaporesi, Legend Of The Sea, diretto da Benjamin Toh. Questo film, finanziato dalla MDA, è destinato al mercato internazionale e si ispira alla leggenda cinese del giovane figlio del Re Dragone del Mare di Orientale. Tuttavia, come il suo predecessore Zodiac - The Race Begins... (il primo lungometraggio di animazione digitale di Singapore), Legend è stato un triste fiasco in patria, sia per la critica che per il pubblico. Ha decisamente deluso le aspettative degli spettatori, abituati alla grazia narrativa e ai valori di produzione della Dreamworks e della Pixar.
Un progetto di maggiore successo, per lo meno in termini artistici, è la coproduzione della Raintree Home Song Stories, prima joint-venture tra Singapore e Australia, che ha raccolto il plauso della critica e ha mietuto una serie di premi: miglior regia e migliore sceneggiatura dell’Australian Film Institute, Golden Horse Award per la migliore sceneggiatura, miglior lungometraggio al Festival Cinematografico Internazionale delle Hawaii, migliore sceneggiatura ai premi del Film Critics Circe of Australia. Questo racconto semiautobiografico scritto e diretto da Tony Ayres è interpretato da Joan Chen nei panni di una bella ma stravagante ex cantante di cabaret di Shanghai, che vive in Australia con i due figli. Il singaporese Qi Yuwu interpreta il suo giovane amante, un immigrato clandestino. La Raintree ha distribuito un’altra coproduzione nel corso del 2007, stavolta con la Nuova Zelanda: The Tattooist, di Peter Burger, un horror che parla di un artista del tatuaggio che involontariamente scatena uno spirito maligno.
La maggior parte delle coproduzioni internazionali della Raintree, che è l’unico studio cinematografico a tempo pieno dell’isola, rappresentano speculazioni commerciali che saranno anche parte integrante di un’industria cinematografica in via di sviluppo, ma hanno poco a che fare con la vita e l’identità del Paese. Di queste si occupano invece piccole produzioni indipendenti come Invisible City (2007) di Tan Pin Pin, che si accompagna al precedente Singapore GaGa (2005). Questo documentario in DV di 60 minuti è un viaggio di riscoperta all’interno della storia perduta del Paese, con interviste a varie persone, tra le quali un regista amatoriale che ha girato del rarissimo materiale documentario a colori, a Singapore e in Malesia, circa cinquant’anni fa; un fotografo infermo le cui immagini registrano il paesaggio dell’architettura coloniale della città, ora scomparsa; un ex attivista studentesco della scuola cinese, che propone un punto di vista non ufficiale sui disordini delle scuole medie cinesi del 1956. Invisible City è stato invitato nella sezione Forum del Festival Internazionale di Berlino nel 2008.
Un altro risultato degno di nota è l’opera prima di Wee Li Lin Gone Shopping, una piccola gemma che gioca sul fatto Sngapore  si considera il paradiso dello shopping, e che fare shopping è il passatempo preferito di buona parte dei singaporesi. Di fatto, il film ha avuto il supporto dell’Ente per il Turismo di Singapore. Ironicamente, il film rivela la pochezza dei suoi personaggi, che passano il tempo nei centri commerciali della città, e che sono raccontati attraverso tre storie, intrecciate tra loro: una casalinga ricca ma sola, una ragazzina Tamil abbandonata in un centro commerciale aperto 24 ore su 24 e un giovane annoiato che si innamora di una ragazza fanatica del cosplay (l’hobby di vestirsi come il proprio personaggio preferito). Anche Truth Be Told di Teo Eng Tiong è un’opera prima, ambientata in un complesso di case popolari in rovina. Come avviene per molti film indipendenti, questo mystery esamina gli aspetti più bui della vita che si cela dietro la maschera luccicante di Singapore, e punta l’indice, in particolare, sulla condizione degli anziani più poveri. Il film ha vinto il premio per il miglior film originale all’Asian Film Festival di Roma nell’ottobre 2007.  
La produzione singaporese più popolare del 2007 tuttavia è un musical, un genere nel quale nessuno si era più arrischiato dai tempi di Forever Fever (aka That’s The Way I Like It) di Glen Goei del 1998. Allontanandosi dalla consueta produzione d’essai del regista Royston Tan, 881 trae ispirazione dal mondo rumoroso, volgare e kitsch del getai (letteralmente, “scena della canzone”), una forma di divertimento a base di canti e danze che si svolge durante il settimo mese lunare cinese, il mese dei Fantasmi Affamati. Il film racconta la storia di due ragazze che diventano delle dive del getai, con il nome di Papaya Sisters (in mandarino, “papaya” suona come 881), e delle loro lotte, con le unghie e con i denti, contro concorrenti senza scrupoli. La vicenda è vista attraverso gli occhi di un sordomuto, interpretato da Qi Yuwu, che ha recitato anche in Home Song Stories; lo stesso regista Tan fornisce la voce narrante. 881 abbaglia il pubblico con canzoni, danze, costumi sgargianti, e si abbandona al dramma lacrimoso, indebolendo così il valore artistico del film, ma stimolando la vendita di biglietti. Costato circa un milione di dollari di Singapore, il lungometraggio è entrato nella classifica dei dieci migliori film del botteghino 2007, incassando 3,5 milioni di dollari di Singapore, ed è uno dei pochi film singaporesi ad avere superato il livello di 3,5 milioni di dollari. Opere come 881 e Invisible City sono esempi del crescente interesse, tra i cineasti di Singapore, per l’esplorazione del passato e la conservazione delle tradizioni che vanno scomparendo.
Yvonne Ng Uhde and Jan Uhde