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Introduzione
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A metà degli anni Sessanta, Patrick Lung Kong era insofferente per la scarsa considerazione in cui era tenuto il cinema in cantonese di Hong Kong. Impegnato come attore e anche dietro le quinte, era stanco di sentir definire sciatti i film hongkonghesi e si lanciò lui stesso nella realizzazione di una serie di film - audaci, personali, socialmente consapevoli - che potessero far crescere il cinema locale. Per quanto oggi sia poco conosciuta al di fuori di Hong Kong, la sua produzione come regista e sceneggiatore negli anni Sessanta e Settanta è stata cruciale per l’applicazione di tecniche narrative e cinematografiche avanzate e per la sua attenzione verso i problemi sociali e globali. L’opera di Lung Kong non ha influenzato solo i cineasti della New Wave hongkonghese degli anni Settanta, ma ha creato modelli validi ancora oggi per lo schermo popolare cantonese. È per questi motivi che il Far East Film Festival di Udine, in collaborazione con l’Hong Kong Film Archive, presenta sette lungometraggi di Lung Kong.
Rispetto ai suoi contemporanei, Lung Kong ha direttto un numero limitato di film, solo 12 tra il 1966 e il 1977; sebbene la sua ampia attività nel mondo del cinema risalga alla fine degli anni Cinquanta. Nato nel 1935 con il nome di Lung Kin-yiu, Lung stava lavorando in un’agenzia di brokeraggio quando si imbatté per la prima volta nel cinema, recitando nel film di un sacerdote realizzato da un gruppo cattolico locale. In seguito il giovane fece la conoscenza del grande direttore della fotografia, diventato regista, Chow Sze-luk, e questi invitò immediatamente Lung Kong a entrare a far parte come attore del reparto cantonese della Shaw & Sons (in seguito Shaw Brothers) e, a tempo debito, divenne il suo mentore.
L’apprendistato con Chow gli permise di accedere a una grande varietà di esperienze come sceneggiatore e come aiuto regista, e anche di lavorare a una colonna sonora. Tre anni più tardi, dopo aver preso parte ad alcuni film anche come attore, Lung Kong chiese di lavorare per lo stimato regista Chun Kim alla società di produzione Kong Ngee. Chun lo iniziò a rotazione alla recitazione, alla sceneggiatura, alla produzione, al controllo della post-produzione e all’aiuto regia. Lung Kong si fissò bene in testa anche alcuni metodi di promozione dei film, e con Chun lavorò a The Big Circus, una produzione del 1964 che richiese mesi di lavoro. Quando Chun passò alla Shaw Brothers, nel 1965, Lung Kong lo seguì, lavorando come aiuto regista nel film in cinese mandarino Pink Tears, quello stesso anno. Ma quando Chun gli chiese di fermarsi allo Studio, Lung Kong declinò l’offerta.
Era attratto dal cinema in cantonese, così il giovane cineasta partì alla volta della Sun Ngee, la nuova consociata della Kong Ngee - e della sua prima opera da regista, il film giovanile del 1966 Prince Of Broadcasters.
Si tratta del primo dei quattro lungometraggi in cantonese di Lung Kong che si ritiene abbiano contribuito a riformare la cinematografia in cantonese sul territorio.
Lavorando su una storia passatagli da Chun, Lung Kong si impegnò a fondo per renderla interessante, sposando il copione che parlava di celebrità radiofoniche alla cultura popolare, e intrecciandovi un tema romantico, prima di girare e montare con tecniche sofisticate. Dopo questo primo successo, i lungometraggi di Lung Kong come regista e sceneggiatore furono molto commerciali e sensazionali. Non perdeva mai di vista i profitti per i suoi finanziatori, e si guadagnava così il diritto di girare altri film. Era un entusiasta dei temi sociali trattati in una cornice popolare, una qualità che si ritrova in Story Of A Discharged Prisoner del 1967. In questo film seppe creare un ibrido tra azione sociale e melodramma sul tema della redenzione tra fratelli e della riabilitazione dei criminali. Story Of A Discharged Prisonerè un protothriller.
Vi figurano scene di combattimento girate con la camera a mano, che trasportavano il film d’azione hongkonghese - che fino ad allora era in costume - in ambientazioni contemporanee. Lung Kong non amava ripetersi, così quando il suo film successivo del 1968, The Window, prevedeva di nuovo un cambiamento radicale di un delinquente, lo intrecciò con un racconto fantastico di handicap e assoluzione. L’interpretazione magistrale della protagonista Josephine Siao Fong-fong nei panni di una ragazza cieca fu un tale trionfo che portò a vette altissime l’impatto dell’estremo melodramma di Lung Kong.
Teddy Girls, nel 1969, affrontava l’argomento scottante della delinquenza giovanile, mostrando ragazze senza freni in una società e cultura giovanile in fase di evoluzione. Il film era girato con uno stile più sperimentale ed energico e, come per gli altri suoi film da regista, Lung Kong partecipò anche come attore. Quando girò Teddy Girls la sua tendenza ad aggiungere scene che trasmettessero un messaggio chiaro (attraverso un monologo, per esempio, o attraverso un finto spettacolo televisivo) aveva messo radici ed era dilagata.
Oggi può sembrare che queste scene abbiano un significato didattico artificioso, ma Lung Kong le difende come necessarie, come uno sforzo per far sì che gli spettatori prendessero in considerazione i problemi sociali e la natura umana.
Quando, agli inizi degli anni Settanta, i film in mandarino avevano preso il controllo dell’industria cinematografica di Hong Kong, Lung Kong era saltato fuori con la proposta “tre per uno”, che prevedeva di affiancare tre film commerciali a ogni lavoro dal messaggio più forte. In questo modo si poteva iniettare nel sistema del cinema in mandarino (dove spessissimo le produzioni di ambientazione contemporanea operavano un allontanamento non solo linguistico dall’esistenza e dalle difficoltà quotidiane) quell’interesse tradizionalmente più profondo del cinema in cantonese per i problemi delle masse. Un film politicamente pregno che si concentrava sui temi sociali fu il caotico Yesterday, Today, Tomorrow, uscito nel 1970, che narrava di un’epidemia che colpisce Hong Kong. Contrassegnato all’inizio e alla fine da avvertimenti sulle miserevoli condizioni di vita nella città, il film generò polemiche e subì una pesante censura.
Sulla sua scia, due opere più conservatrici furono My Belovednel 1971, la storia di un adulterio, e il dramma d’amore Pei Shihl’anno successivo.
Nel 1973 il cupo dramma sociale The Call Girlsseguiva cinque inquiete lavoratrici del sesso e nel farlo metteva a nudo l’ipocrisia. Il film esemplificava un altro dei temi ricorrenti dell’opera di Lung Kong: affrontare i tabù (in seguito si occupò ancora di prostituzione nel 1976 con Nina, storia dai ritmi lenti di una donna che ha un disperato bisogno d’amore). Nel 1974, volendo espandere le proprie tematiche, il regista affrontò una serie di questioni globali con Hiroshima 28, un film contro la guerra nucleare girato in Giappone e considerato oggi all’avanguardia rispetto al suo tempo. Lung Kong lavorò con una troupe ridotta al minimo, sviluppando una specie di “cinema di guerriglia” ante litteram. Lung Kung utilizzò nuovamente le tecniche di ripresa veloce in Iran per girare Mitra (1977), una storia leggera di infedeltà e rinascita. Alla fine della lunga carriera registica hongkonghese di Lung Kong figura il film del 1976 Laugh In, un piacevole film di fantascienza che riassume in un colpo solo i sentimenti del regista sulla società e sulle manie umane.
Nei primi anni Ottanta Lung Kong si trasferì a New York, ma non tagliò i suoi legami con il cinema hongkonghese.
Ha continuato a recitare (da Shanghai Bluesnel 1984 a Black Masknel 1996, a Skyline Cruisersnel 2000), e dal suo Story Of A Discharged Prisonerè stato tratto nel 1986 un famosissimo remake di John Woo, A Better Tomorrow, con lo stesso titolo cinese (英雄本色). Oggi le forme filmiche da lui sviluppate continuano nelle opere di Herman Yau, Derek Yee, Ann Hui, Lawrence Lau e altri cineasti che registrano questioni sociali o esprimono messaggi personali.
Questa retrospettiva del Far East Film Festival di Udine, presentata in collaborazione con l’Hong Kong Film Archive (che ha in corso, fino ai primi di maggio, la propria retrospettiva “Hong Kong Auteur, Lung Kong”), è stata programmata per ampliare la conoscenza e la rivalutazione dell’opera cinematografica di Lung Kong. I sette film selezionati in questa retrospettiva seguono la sua evoluzione come cineasta dotato di una visione personale unica: un regista che seppe attingere alla ricca tradizione del cinema in cantonese dei suoi mentori ma che in seguito applicò energicamente approcci nuovi per innalzare gli standard e scuotere un po’ il sistema.
Il Festival vuole anche semplicemente permettere agli spettatori occidentali di accedere a questi film fondamentali.
Ad oggi, nessuno dei film girati da Lung Kong come regista è uscito in DVD con sottotitoli inglesi, e questo ne limita enormemente l’accessibilità internazionale.
È un peccato: come per il cinema di Chor Yuen, già presentato a Udine, l’opera di Lung Kong occupa un posto importante nello sviluppo del cinema hongkonghese di oggi e meriterebbe di essere studiata con maggiore attenzione.

Tim Youngs
The reformer: Patrick lung Kong and His cinema
 
 


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