Navigando su Wikipedia alla voce “12” leggiamo: “Il dodici segna l’ingresso nella pubertà e dunque induce l’idea di una trasformazione radicale che si fonda su un passaggio molto difficile e faticoso, il solo che davvero porta a crescere! È per questo che il dodici traduce implicitamente gli ostacoli, i passaggi difficili, gli enigmi da risolvere. Nella maggior parte delle società, i riti iniziatici, destinati a far accedere allo stato di adulto, si praticano nel dodicesimo anno di età” Da quando abbiamo preso il primo aereo per l’Asia, per l’ex-colonia britannica Hong Kong, quanto è cambiato il mondo e quanto è cambiata la nostra percezione dell’Asia? Partiamo dall’ex-colonia, appunto, ex, perché ora Hong Kong è Cina, non più avamposto occidentale in Asia. Lo sviluppo della Cina, l’ingresso nella supposta modernità della Cina, è l’enorme, radicale cambiamento avvenuto. Ma la nostra percezione, la nostra conoscenza è aumentata, cresciuta? Conosciamo le crisi, i costumi, le culture asiatiche di più di quanto non fosse 12 anni fa? L’informazione globale, l’istantaneità di Internet hanno accresciuto la nostra conoscenza, la nostra curiosità? Il Far East Film Festival mostra, più che proporre, l’Asia, le differenze, i blockbuster, le nuove tendenze attraverso il cinema. E il cinema che è ancora cartina di tornasole delle società. Le infiltrazioni asiatiche percorrono sottotraccia anche i costumi occidentali: nella moda, nell’arte, nel cibo. Vengono accolte inconsciamente e cominciano a far parte anche del nostro mondo, in una mescolanza casuale, dove la soggettiva dominanza occidentale diventa presunzione Far East Film è importante perché mostra quell’ altro mondo, quello che, tra tutti i mondi possibili è il più moderno, il più popolato e il più antagonista. Di cui si conosce poco, ancora troppo poco! E lo fa senza la protezione dei salotti televisivi, senza i paracadute delle introduzioni. Direttamente, come il suo cinema lo racconta. E chi ha avuto la fortuna di seguire questi dodici anni, sa qualcosa in più sull’evoluzione del nostro mondo. Conosce le storie, i sogni, le avventure, le speranze, di tante civiltà diverse. Di tante industrie diverse, di tante vite diverse. Che sembrano così distanti da noi, che sembrano così vicine tra loro. Attraverso un cinema che è sconosciuto a noi, soprattutto in Italia più che in Europa, che produce più di quanto produciamo noi. Che è amato da loro, più di quanto noi amiamo il nostro cinema. Che si muove tra i generi, tra l’azione e la commedia, tra l’horror e il melodramma, quanto noi oramai non sappiamo più fare Il Far East Film, grazie ai suoi consulenti, moderni Marco Polo, che hanno scelto l’Asia come loro casa, ma che non possono cancellare la loro cultura, racchiude in nove giorni un anno di vita del cinema, e quindi di vita. Senza bisogno dell’etichetta universale dell’arte, ma con il coraggio di mostrare ciò che fa piangere, ridere, commuovere, terrorizzare, pensare. All’arte ci pensino i Festival ufficiali Allora speriamo che il dodicesimo anno non sia l’anno della maturazione, che il Far East Film resti bambino, con gli occhi grandi e la capacità di stupirsi
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