Far East Film Festival 20

Udine Italy April 20th/ April 28th 2018
The Film Festival For Popular Asian Cinema
Teatro Nuovo Giovanni da Udine
Martedì 25 Aprile, ore 17.20

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My Uncle

Alcuni film sono paragonabili a un bagno rilassante in una vasca piena di bagnoschiuma: magari il vostro spirito non si librerà in volo ma quando alla fine ne uscirete vi sentirete più leggeri e in pace col mondo. E che c’è di male? Potrebbe essere proprio questa la sensazione che proverete alla fine di My Uncle, la commedia di Yamashita Nobuhiro che vede Matsuda Ryuhei nel ruolo dello zio del titolo.

All’inizio del film, questo professore di filosofia a part-time vive alle spalle del fratello maggiore (Kudo Kankuro), la cui irascibile consorte (Terajima Shinobu) freme di rabbia e dà in escandescenze.
La voce narrante del film è quella del loro figlio Yukio (Onishi Riku), un bambino precoce che frequenta la scuola elementare, a cui viene assegnato un tema in cui deve descrivere un membro della sua famiglia; dopo un po’ di tentativi e ripensamenti, fa cadere la sua scelta sul summenzionato zio. Non che Yukio lo ammiri: lo zio è un taccagno, un perdigiorno e un imbranato in qualunque sport. Il suo unico talento, a quanto pare, è quello di trovare contorte motivazioni a tutto ciò che fa o (più frequentemente) non fa.

Tratto da un romanzo di Kita Morio del 1972, My Uncle è pervaso dall’atmosfera fascinosamente retrò dell’era Showa (1926-1989) e presenta alcuni divertenti scambi tra Yukio e lo zio, con il papà, la mamma e la sfacciata sorella maggiore del bambino che contribuiscono a rafforzare la comicità.
Yamashita ha trovato una miniera d’oro con le commedie su scansafatiche e perdenti di vario genere sin dal 1999, quando ha esordito con Hazy Life ma, con la sua coppia di protagonisti, My Uncle rappresenta una ventata di aria fresca che si distacca dalla produzione precedente, pur continuando a mantenersi all’altezza dei suoi abituali standard di comicità.

Lo zio rappresenta in tutto e per tutto lo stereotipo del professore sbadato: capelli arruffati e occhiali dalla montatura rotonda, eloquio ampolloso e aria assente. Tuttavia, nell’interpretazione misurata di Matsuda egli diventa qualcosa di più: un personaggio comico a tutto tondo e completamente al di fuori dal tempo, che potrebbe essere paragonato a Tora-san, il venditore ambulante che tenta inutilmente di conquistare una ragazza nelle quarantotto puntate della serie di Yamada Yoji It’s Tough Being a Man (1969-1995), mantenendo praticamente tutto uguale, dalla valigia malconcia all’incurabile allergia per un impiego stabile.
Non che My Uncle voglia essere la prima puntata di una serie simile, ma al pubblico presenta esattamente lo stesso genere di piaceri gratificanti senza complicazioni.

La storia prende avvio quando la zia ficcanaso di Yukio (Kimura Midoriko) cerca di trovare una moglie allo zio. I suoi sforzi sembrano destinati al fallimento finché lo zio non incontra lo sguardo di Eri (Maki Yoko), una nippo-americana di quarta generazione dal sorriso smagliante che sta per far ritorno alle Hawaii per gestire la piantagione di caffè della nonna. Lo zio si innamora perdutamente e, incredibilmente, è corrisposto da Eri, ma visto che lui fa fatica persino a comprarsi le sigarette, come farà a comprarsi un biglietto aereo per Honolulu?
Non riveliamo nulla della storia dicendo che lo zio, con Yukio al seguito, riesce a compiere il miracolo; il trailer del film mostra la coppia sull’Isola di Hawai. Le gag che seguono riproducono stereotipi molto familiari, come gli autoctoni che vendono sostanze illegali e il nerboruto responsabile della piantagione che sfodera il fucile alla minima provocazione. La trama, inoltre, segue sentieri già battuti, a partire da un ostinato rivale (Totsugi Shigeyuki) che cerca di conquistare Eri e continua a sbucare fuori nelle situazioni più imbarazzanti.

Il nucleo del film, però, rimane sempre lo stesso: la coppia zio-Yukio, un tipo di abbinamento piuttosto raro nei film giapponesi. Onishi Riku, che può vantare un’impressionante lista di crediti televisivi dopo l’esordio nel 2012 con un ruolo fisso nella serie di Koreeda Hirokazu Going My Home, interpreta Yukio, più saggio della sua età e del suo inetto zio, senza essere irritante. E questo basterebbe già a renderlo un attore bambino eccezionale; ma lui riesce anche ad amalgamarsi perfettamente con i ritmi comici sobri di Matsuda. E, come narratore, il suo racconto possiede una sua forte causticità. 

Quindi mahalo (grazie) a Yamashita e company  per questo film, che potrebbe farvi venir voglia di riesumare le vostre camicie hawaiane e andare a visitare quello che la gente del posto definisce, in modo solo parzialmente ironico, il Paradiso.
Mark Schilling
Regia: 
Yamashita Nobuhiro
Anno: 
2016
Durata: 
110
Stato: 
Japan

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