Far East Film Festival 20

Udine Italy April 20th/ April 28th 2018
The Film Festival For Popular Asian Cinema
Teatro Nuovo Giovanni da Udine
Sabato 22 Aprile, ore 19.45

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Satoshi: A Move for Tomorrow

Lo shogi è una variante giapponese degli scacchi che si gioca nella sua forma attuale sin dal XVI secolo e si è evoluta, ai suoi livelli più alti, fino a diventare uno sport professionistico, con sette tornei annuali che procurano non solo titoli ma anche prestigio e guadagni al di fuori dell’ambiente. Un giocatore di shogi ai massimi livelli come Habu Yoshiharu, diventato un professionista nel 1985 all’età di quattordici anni e vincitore di 82 titoli fino ad ora, può diventare ricco come una celebrità, se non addirittura come una rockstar di successo.

E allora perché Satoshi: A Move for Tomorrow, l’unico film ambientato nel mondo dello shogi, racconta la storia di un giocatore realmente esistito e deceduto a ventinove anni nel 1988, dopo aver raggiunto il livello più alto di shogi, il nono dan, solo dopo la sua morte?

La magistrale interpretazione di Matsuyama Kenichi, nel ruolo del protagonista, rende la risposta evidente in ogni scena del film: Murayama Satoshi possedeva genio e carisma – e sfidò il suo tragico destino fino alla fine.
Affetto sin da bambino da una rara malattia chiamata sindrome nefrosica, egli trascorse gran parte della sua breve esistenza lottando contro la malattia, che culminò nel cancro alla vescica che alla fine lo uccise. Lui però odiava essere marcato dalla sua salute cagionevole e questo lo spinse ripetutamente a sfidare i propri limiti mentali e fisici attraverso la scalata delle vette dello shogi, il cui culmine era rappresentato dal suo acerrimo rivale Habu (dei tornei ai quali parteciparono entrambi, Habu ne vinse sette e Murayama sei).

Murayama, inoltre, mangiava e beveva fino all’eccesso, malgrado le prescrizioni dei medici, e quando a ventisette anni gli diagnosticarono un cancro alla vescica, egli rifiutò le cure che avrebbero potuto prolungargli l’esistenza con la scusa che tali cure avrebbero interferito sul suo modo di giocare.

Il film, presentato per la prima volta al Tokyo International Film Festival dello scorso anno, non fa alcun tentativo di idealizzare o fare del sentimentalismo sul protagonista. Nell’interpretazione che ne dà Matsuyama (che è ingrassato di ventisei chili per entrare nella parte), Murayama è un ragazzo prodigio obeso e trasandato, che non bada molto alle buone maniere in società e neanche alla gestione minima della sua casa, tanto che il suo appartamentino di Tokyo ha l’aspetto di un’abitazione colpita da un tifone.
Malgrado il suo aspetto da nerd, Murayama ha negli occhi l’intensità e la concentrazione di un concorrente di livello mondiale, e questo trasmette alle sue partite una sorta di carica elettrica, anche per coloro (come chi scrive) che poco o nulla sanno del gioco.
La storia ruota attorno alla rivalità tra Murayama e Habu (Higashide Masahiro) – e inizia con un’amara sconfitta del protagonista, che motiva la sua decisione di trasferirsi dal Giappone occidentale, dov’è nato e cresciuto, a Tokyo, vale a dire il centro del mondo dello shogi. I suoi genitori sono preoccupati, e a ragione, per la sua salute, ma Mori Nobuo (Lily Franky), che è il mentore del ragazzo e per lui è come uno zio, sostiene la sua ambizione.

Una volta arrivato a Tokyo, Murayama si guadagna rapidamente il rispetto degli altri giocatori di shogi, che sono sbalorditi dal suo stile di gioco per nulla convenzionale. Molti di essi diventano suoi amici e sostenitori, per quanto lui non sia esattamente un tipo estroverso. Ma su tutti incombe Habu, che è tanto freddo e composto quanto Murayama è intuitivo e impulsivo. Poi arriva la diagnosi di cancro, ma Murayama, invece di accantonare i suoi sogni decide di dedicarvisi completamente, incurante del tempo che gli rimane.
Sarà in grado di battere il campione in carica, il cui genio è pari al suo, prima di essere sconfitto dalla malattia? La risposta è commovente, stimolante e sorprendentemente emozionante. Lo shogi, con le mosse di Murayama e Habu, è l’equivalente mentale di un combattimento sul ring, e senza guantoni.
Mark Schilling
Regia: 
Mori Yoshitaka
Anno: 
2016
Durata: 
123
Stato: 
Japan

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