BUSINESS TRA VICINI: IL CINEMA DELLA MALAYSIA NEL 2016

Dopo l’annus horribilis 2015, l’industria cinematografica della Malaysia non poteva che risollevarsi nel 2016. Se la questione della qualità del prodotto nazionale rispetto al mercato globale permane, diversi segnali confortanti hanno portato ad un bilancio assai favorevole per il 2016.

L’analisi delle statistiche sul mercato locale pubblicate da FINAS (l’istituzione governativa che si occupa dello sviluppo e promozione del cinema nazionale) rivela che il pubblico malaysiano è tornato a vedere film nazionali. Dopo aver toccato nel 2015 una quota di mercato pari al 6,6% degli spettatori totali, i film nazionali sono riusciti nel 2016 a vendere 7 milioni di biglietti, equivalenti al 9,8% su un totale di 71,5 milioni di spettatori (+5% rispetto al 2015).
In termini d’incassi, la crescita globale del mercato cinematografico malaysiano si è attestata a livello annuale al 5,1%, per un totale di 914 milioni di ringgit (equivalenti a 207 milioni di $ o 191 milioni di €). L’aspetto più interessante ed inusitato di questa crescita (moderata rispetto ad anni passati) è la sua diversificazione. Infatti, se da un lato, i film in lingua inglese e in lingue cinesi hanno verificato lievi flessioni (rispettivamente, per i primi, del -2,8% in termini di pubblico per 47,6 milioni di spettatori e -2,4% in termini d’incassi o 617,3 milioni di ringgit, e per i secondi, del -3% in termini di pubblico per 7,9 milioni di spettatori e -2,6% in termini d’incassi o 100 milioni di ringgit), oltre ad aver favorito i film nazionali, cresciuti in termini di pubblico del 55,9% e in termini di incassi del 56,8% (da 53 milioni di ringgit a 83), il 2016 è stato l’anno più proficuo per i film indiani (5,6 milioni di spettatori e 71 milioni di ringgit, per crescite rispettive del 7,8% e 8,1%), per quelli indonesiani (riapparsi sul mercato della Malaysia con 550.000 spettatori e 6,6 milioni di ringgit; cifre minuscole, ma mai viste per il prodotto del grande vicino e a cui ha sicuramente non poco contribuito My Stupid Boss di Upi) e per i film in altre lingue (+124% di pubblico, o 2,9 milioni di spettatori, e +142% d’incassi, o 35 milioni di ringgit). La quota di mercato del cinema anglofono (leggi Hollywood) rimane massiccia, con una fetta del 67% dei biglietti venduti e del 68 degli incassi totali. Ma su base annuale, il dominio USA del mercato in Malaysia ha conosciuto una flessione superiore al 5%. A questa si aggiunge la perdita di quasi un 1% per i film in lingue cinesi. Sebbene possano sembrare cifre e percentuali irrisorie, nel contesto di un mercato sin qui piuttosto chiuso e poco diversificato, si tratta quasi di un sollevamento tettonico. In particolare, il raddoppio della quota relativa ai film in altre lingue segnala il relativo successo dello sforzo di chi ha portato anche in Malaysia film internazionali che nel passato non avrebbero avuto alcuna speranza di trovare spazio sugli schermi della federazione.

Tornando al prodotto locale, un altro dato confortante è arrivato dalla ripartizione degli incassi. Dopo anni di sovrapproduzione che hanno portato ad una disperante riduzione dei profitti, nel 2016 l’industria nazionale sembra aver compreso come l’eccessiva offerta di prodotti di bassa qualità abbia creato una disaffezione crescente nel pubblico locale. Dopo aver portato nelle sale ben 82 film nel 2015, le case di produzione locali si sono invece fermate a 46 nel 2016. Una flessione pari al 60% e che in altri contesti desterebbe non poche preoccupazioni. Ma nel caso della Malaysia, di tratta di un ritorno ad una saggia e mirata normalità. L’incasso medio per i film locali, difatti, si è attestato intorno a 1,7 milioni di ringgit (quasi 385.000$ o poco più di 355.000€), contro i miseri 650.000 ringgit (quasi 147.000 o circa 136.000€) del 2015. La calendarizzazione delle uscite locali è potuta quindi tornare ad una salutare regolarità di un titolo nazionale per settimana, evitando la cannibalizzazione della competizione interna.

Come già anticipato l’anno scorso dai primi dati di gennaio 2016, il film che si è imposto come campione d’incassi è stato l’attesissimo Ola Bola di Chiu, presentato lo scorso aprile al FEFF. Con un incasso di oltre 16,7 milioni di ringgit (3,8 milioni di $ o 3,5 milioni di €), il dramma calcistico ha conquistato il podio dei più grandi incassi di sempre in Malaysia, attestandosi al terzo posto. Ma tra febbraio e marzo 2016, altri due titoli locali hanno superato la ragguardevole soglia dei 15 milioni di ringgit: l’horror Munafik di Syamsul Yusof (15,9 milioni di ringgit) e l’animazione Boboiboy: The Movie di Nizam Razak (15,8 milioni di ringgit). Come Boboiboy, anche il quinto titolo locale di più grande successo (4,9 milioni di ringgit d’incasso) è un’animazione di derivazione televisiva: prodotto dalla popolare compagnia d’animazione locale Les’ Copaque e uscito a novembre, Upin & Ipin Jeng Jeng Jeng! di Ainon Ariff e Erma Fatima vanta il titolo di primo film malaysiano ad affiancare animazione e live action. Il quarto posto nella classifica degli incassi locali va invece al ritorno di Mamat Khalid con il terzo capitolo della serie iniziata nel 2005 con Rock, Rock Bro!, che ha totalizzato 5,4 milioni di ringgit. Entrambi questi titoli, usciti in autunno, hanno significativamente tratto vantaggio da un periodo di minor competizione tra i film locali: Rock Bro! è uscito il 27 ottobre, dopo una settimana in cui non erano arrivati nuovi film nazionali in sala, mentre Upin & Ipin è uscito il 24 novembre, dopo quasi un mese senza nuove uscite malaysiane.

Il 2016, però, non ha riservato solo rose e fiori. La spina più dolente è stata l’uscita, dopo anni d’attesa, del kolossal Hanyut di U-Wei bin Hai Saari (che nel 1995 con Kaki Babar era stato il primo regista malese selezionato al Festival di Cannes). Tratto da La follia di Almayer di Joseph Conrad, il film era stato completato già nel 2012, ma la post-produzione si è ulteriormente protratta per anni, ufficialmente per mancanza di fondi. Arrivato finalmente in sala la stessa settimana di Upin & Ipin, Hanyut ha incassato meno di 76.500 ringgit (quasi 17.300$ o poco meno di 16.000€) a fronte di un costo di produzione stimato attorno ai 18 milioni di ringgit. Si tratta probabilmente del più grande fiasco della storia del cinema malese.
Un po’ meglio è andata ad un altro titolo di grandi ambizioni, il secondo film di Dain Said, Interchange, che è stato il primo film della Malaysia ad avere l’onore di fare la sua prima sulla Piazza Grande del Festival di Locarno. Il thriller fantastico interpretato da star malesi e indonesiane (Shaheizy Sam e Nicholas Saputra) ha incassato poco meno di 500.000 ringgit (circa 113.000$ o 105.000€). Un esito certo non catastrofico come quello di Hanyut, ma sicuramente meno di quel che il film avrebbe meritato.

Rimane il fatto positivo che tra i titoli di maggior successo si possano elencare una commedia drammatica d’ambientazione sportiva, due animazioni, un horror e una commedia musicale. Una ventaglio di generi che testimonia una diversificazione della produzione e della domanda sicuramente più incoraggiante che nella vicina Indonesia.
Statistiche di mercato a parte, il 2016 è stato l’anno in cui la polemica contro le discriminazioni razziali ha colpito i riconoscimenti al cinema nazionale assegnati al Festival Filem Malaysia. L’esclusione dalla categoria miglior film di Ola Bola di Chiu e dell’acclamato dramma tamil Jagat di Shanjhey Kumar Perumal, posteggiati invece nella categoria miglior film non in lingua malese, ha riaperto la ferita delle politiche di discriminazione che in Malaysia favoriscono la maggioranza malese. Una vera e propria sollevazione nell’industria locale, che ha coinvolto anche importanti esponenti malesi (il direttore della fotografia Mohd Nor Kassim, premiato due volte ai premi nazionali ha restituito i trofei vinti e rifiutato la nomination dell’anno scorso) e che ha portato all’abolizione della regola, valida in tutti gli ambiti ufficiali, che solo i film parlati per lo meno al 70% in malese possono essere considerati “film nazionali”. Si è perciò proceduto all’abolizione della barriera linguistica per le categorie miglior film, miglior regista e migliore sceneggiatura e si è istituita, di converso, la categoria miglior film in lingua nazionale. Alla fine, Jagat ha portato a casa la statuetta per il miglior film, divenendo il primo film non malese a vincere gli Oscar della Malaysia.
Paolo Bertolin