I GIORNI DELLA DIVERSITA': IL CINEMA THAILANDESE NEL 2016

Nell’ambiente del cinema thailandese hanno continuato a girare voci sul declino del settore per tutto il 2016. Per la maggior parte dei registi questo è stato il ritorno dell’incubo che ossessionava l’industria del cinema tra la fine degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta, con una sola, grande eccezione. All’epoca furoreggiavano i film per ragazzi, in quanto il pubblico di riferimento per le produzioni locali era costituito dagli adolescenti. Agli adolescenti di oggi però i film thailandesi non piacciono affatto. E, a dire il vero, per i registi thailandesi di oggi è difficile capire quale sia il pubblico di riferimento.
A prima vista non è cambiato molto, visto che il numero di film usciti rimane attestato intorno ai 50. Solo pochi tra quelli però sono riusciti a colpire nel segno sul piano economico. Tra i primi dieci titoli della classifica del botteghino la distribuzione è disomogenea: si va dalle cifre più alte, che raggiungono anche i quattro milioni di euro, alle più basse che si fermano intorno a 368.400 euro. Questo dimostra che solo pochi film sono stati visti da tutta la nazione. In passato i primi dieci film thailandesi al botteghino del cinema nazionale avrebbero superato i 2,5 milioni di euro. I dati recenti mostrano che il cinema thailandese oggi viene visto in gran parte da gruppi demografici specifici. Il pubblico si è disperso e un film non viene più visto dall’intera nazione.

Si dia un’occhiata, per esempio, ai primi dieci film in classifica. Solo Luang Pee Jazz e One Day hanno superato la soglia dei 100 milioni di baht (2,6 milioni di euro), entrando così nel club degli incassi a nove cifre, che ai vecchi tempi era il segno del successo. I due titoli successivi, Khun Phan e The Gift, hanno totalizzato la metà dei primi due. Per tutti gli altri, che hanno incassato meno di un milione di euro, il meglio che si possa dire è che almeno non sono stati un flop. Una volta, il secondo gruppo non sarebbe nemmeno entrato nella Top Ten; ora invece sembra che a tutti i livelli il cinema thailandese si stia contraendo sempre di più, tra riduzione dei budget, del pubblico e degli incassi.
Oggi il successo è innescato da alcuni fattori. Il primo è chi produce il film. Secondo i registi, gli unici film remunerativi oggi sono quelli prodotti dalla GDH559. La GDH (Gross Domestic Happiness, “Felicità Interna Lorda”) è il successore della GMM Tai Hub (GTH), che vantava una reputazione decennale per i film ben realizzati. Ogni loro opera veniva creata con cura, utilizzando sistemi di ricerca e di marketing ben strutturati. Le sceneggiature erano scritte da una squadra di due o tre sceneggiatori, che impiegavano tutto il tempo necessario. Non sorprende che alcune aziende cerchino di attirare il pubblico nelle sale realizzando film che sembrano prodotti della GDH e utilizzando i loro stessi attori. La cosa può anche funzionare, come dimostra la commedia romantica Mr. Hurt (Ittisak Eusunthornwattana, 2017), prodotta dallo studio Transformation. 
Con il nuovo nome (reso necessario dall’abbandono dell’azionista Wisit Poolvaraluck), la GDH ha distribuito One Day e The Gift. Il regista Banjong Pisanthanakun, che in passato ha salvato l’azienda dal fallimento con la commedia horror Pee Mak (2013), il film di maggiore incasso della Thailandia, aveva il compito di portare fortuna alla società dal nome nuovo. Il suo dramma romantico One Day è la storia dell’informatico Denchai, un nerd che rischia il tutto per tutto per stare con la ragazza dei suoi sogni, Nui. Denchai ama segretamente Nui, ma non ha il coraggio di esprimere i sentimenti che prova per lei. Ha finalmente la sua grande occasione durante una gita aziendale a Hokkaido, quando Nui, in seguito a un incidente sugli sci, perde temporaneamente la memoria e lui finge di essere il suo ragazzo.
La GDH ha distribuito anche il film antologico The Gift, composto da tre storie d’amore dirette da Nithiwat Tharatorn, Chayanop Boonprakob e Jira Maligool. Il primo episodio parla di amore a prima vista per una giovane coppia che si incontra a una festa in ambasciata. La seconda storia racconta l’amore eterno di un anziano malato di Alzheimer, al quale rimane solo il ricordo della sua defunta moglie. La terza vicenda ha al centro degli impiegati che la sera si incontrano segretamente con il loro gruppo per suonare. Tutte le storie sono collegate a canzoni composte dal defunto re Rama IX, scomparso il 13 ottobre dello scorso anno.
Il successo può essere garantito anche dallo sfruttamento di vittorie passate. Luang Pee Jazz è stato in cima alla classifica grazie al suo collegamento con le commedie della serie The Holy Man (Note Chern-Yim, 2005), che ha dato vita a diversi sequel, con attori diversi e storie diverse. Solo l’intreccio di base rimane lo stesso, con particolare attenzione per ciò che accade ai nuovi monaci in una nuova terra, questa volta con l’inserimento del nuovo attore comico Jazz Chuanghuen. Dopo il successo del film, Jazz è stato scritturato per la commedia 888, girata in fretta e furia per fare cassa.

Un’altra strategia per evitare di fallire è il film dell’orrore, che ha un suo mercato sia in Thailandia che all’estero. Questo mercato però si è ridotto e lo scorso anno solo due titoli sono entrati in classifica: uno è l’horror a episodi 11 12 13, che parla dei fantasmi delle persone morte improvvisamente in un incidente durante la visita alla loro città di origine per il capodanno thailandese (Songkran), che cade nel mese di aprile. Il periodo è famigerato per l’alta mortalità dovuta agli incidenti stradali. L’altro horror di successo è stato Take Me Home di Kongkiat Khomsiri. All’inizio del film, un giovane (Mario Maurer) perde la memoria in seguito a un incidente. Per più di dieci anni vive in ospedale, dandosi da fare con le incombenze quotidiane, fino a quando viene identificata la sua famiglia. Ed è qui che scoppia la tragedia. Take Me Home è film molto complesso, con diversi livelli di lettura.
Kongkiat Khomsiri ha avuto più successo con il dramma d’azione Khun Phan, ispirato alla vera storia della battaglia ingaggiata dalla polizia con un leggendario bandito nel sud della Thailandia, negli anni Quaranta del secolo scorso. Khomsiri, che è un volto familiare per il FEFF, organizza il film con una sceneggiatura serrata e bellissime scenografie ispirate ai classici del cinema western. I poliziotti combattono contro i banditi stando in sella ai cavalli, come in un film di cowboy.
Con Siam Square l’esordiente Phairach Khumwan si cimenta con un horror adolescenziale. La piazza è da sempre un leggendario luogo di ritrovo per giovani e, negli ultimi vent’anni, un centro di scuole universitarie. Il regista Khumwan sfrutta magistralmente entrambi gli aspetti, innestandoli in una storia di fantasmi. Un gruppo di studenti cerca di indagare su quanto hanno sentito dire, ovvero che una ragazza fantasma si aggira attorno alla loro scuola. C’è una complicata linea narrativa su un’amicizia che torna dal passato al presente, dalla generazione dei genitori agli adolescenti di oggi. 
Khumwan appartiene a un gruppo di giovani registi che sono emersi nel corso degli ultimi due anni. Solo pochi registi famosi hanno lavorato lo scorso anno, tra cui Prachya Pinkaew, Poj Arnon, Dulyasit Niyomkul e Yuthlert Sippapak. Ci sono stati anche film di registi non ancora pienamente affermati come Kongkiat Khomsiri, e registi della GDH come Banjong Pisanthanakun. Il resto erano tutti giovani registi alla loro opera prima o seconda, provenienti da tutta la Thailandia – Bangkok, il nord, il nord-est e il sud.

Nel 2016 si è iniziato a produrre film in tutta la Thailandia, e non soltanto nella capitale. Di solito poi questi film escono prima nella loro regione di origine, e successivamente arrivano a Bangkok, ma con una distribuzione limitata. I film di maggiore successo sono quelli provenienti dal nordest, perché i fan possono far salire il botteghino prima nella loro regione e poi, se la pellicola ha successo, gli esercenti di Bangkok le apriranno le porte delle sale.
Tutto questo ha reso il cinema thailandese molto vario. Nonostante la preponderanza degli horror, esistono altri generi, dalla commedia, al dramma, al film d’azione o al thriller. Di solito la commedia è apprezzata in tutto il paese, e film come Luang Pee Jazz è in grado di attrarre la classe medio-bassa residente a Bangkok, e tutte le classi sociali al di fuori della capitale. Al contrario, le commedie del nord-est come Thai Ban the Series (2017), che racconta le vicende amorose di un uomo di campagna, esaltano uno stile di vita rurale e si rivolgono a un pubblico rurale.
I film drammatici possono affrontare questioni di interesse nazionale, come le indagini storiche sugli omicidi politici del 1973 e del 1976, come nel film d’essai indipendente By the Time It Gets Dark (Anocha Suwichakornpong, 2016). I film del sud illustrano le difficoltà della sopravvivenza, come in Terd (Ekkachai Sriwichai, 2016). Sono diventati popolari anche i film a tematica omosessuale, che ritraggono le difficoltà che sperimenta un gay in Thailandia.
Nel 2016 la scena cinematografica thailandese si è presentata rinnovata, con proporzioni ridotte e segmentata; si rivolge a un pubblico eterogeneo – dagli spettatori di Bangkok a quelli delle altre regioni, dagli eterosessuali ai gay, dai giovani agli anziani. Non è più possibile per un film rivolgersi a tutti in tutto il paese.


LA TOP TEN DEL BOTTEGHINO THAILANDESE (Euro)

Luang Pee Jazz  4.060.000 
Fanday        2.918.570   
Khun Phan     1.624.820   
The Gift       1.128.420       
888            791.130 
Suddenly Twenty 604.470    
I Love You Two Jumnien Vivien Tomorn 502.895    
Grace           455.380
11 12 13      421.050 
Take Me Home 368.420 
Anchalee Chaiworaporn