I SOGNI POSSONO AVVERARSI: INTERVISTA CON SONG HAOLIN

il regista, sceneggiatore e attore Song Haolin ha debuttato come regista nel 2015 con il lungometraggio Mr. Zhu’s Summer, che uscirà nelle sale cinesi nel maggio di quest’anno. La sua opera seconda, Fatal Love, girato sempre nel 2015, è stato realizzato per una distribuzione su Internet, che in Cina significa la possibilità di raggiungere centinaia di milioni di appassionati di cinema. Finora il film è stato visto da 7,7 milioni di persone. Due storie, due film, due generi e due produzioni totalmente diversi, sono la presentazione di un nuovo talento cinese che ha in serbo molte altre storie, ognuna delle quali da raccontare in un modo particolare. I suoi film preferiti, vale a dire quelli che lo hanno maggiormente segnato, comprendono Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore e Yi Yi di Edward Yang. Il FEFF lo ha intervistato a Pechino nel gennaio del 2017.


Quand’è iniziato il suo viaggio nel mondo del cinema?

Inizialmente non lavoravo nel mondo dell’arte e dello spettacolo. Non ero esattamente uno studente modello, lo studio non mi piaceva e mi annoiava. Dopo la scuola media non sono andato al liceo e ho frequentato un istituto tecnico. Ho iniziato a lavorare nel mondo del design e della progettazione architettonica quando ero molto giovane. In Cina spesso non sappiamo come trasformare i nostri sogni, i nostri ideali o i nostri interessi in una vera e propria carriera. In realtà si ha la tendenza a fare una netta distinzione tra i due mondi: un sogno è un sogno, la carriera è la carriera. Improvvisamente, però, ho deciso di cambiare rotta. Ritornare a scuola non è sempre facile, almeno non in Cina. Ho pensato che volevo diventare attore e sapevo che alcuni divi del cinema di cui ero un fan, come Jiang Wen e Li Baotian, si erano laureati alla Central Academy of Drama, così mi sono iscritto alla facoltà di recitazione di quella università.


Com’è stata la sua esperienza alla Academy?

Una volta a Pechino, dopo aver iniziato gli studi alla Academy, mi sono reso conto che non ero mai stato più felice in tutti i vent’anni della mia giovane esistenza. Frequentavo le lezioni di recitazione quotidianamente, dormivo pochissimo, trascorrevo diverse ore in biblioteca sui libri o a discutere con i miei compagni del nostro lavoro. È stato un periodo pazzesco. Gli anni all’Academy sono passati velocemente e una volta laureato ho iniziato a cercare delle opportunità. All’epoca, però, venivano realizzate molte più produzioni televisive che film e presto mi sono stancato di recitare nei telefilm.
Continuavo a vedere film di qualità sul grande schermo, ma sembrava un sogno irraggiungibile riuscire a far parte di quel mondo, viste le mie esperienze passate. Fu allora che chiesi nuovamente a me stesso cosa davvero avrei voluto fare nella vita. Fare il regista sembrava essere il mio pensiero principale. Per pura coincidenza, mi è capitata l’opportunità di dirigere un film a quattro mani; la cosa mi ha causato una grande ansia, perché all’Academy tutto era sembrato così facile, e avevo sempre ricevuto un sacco di complimenti per quello che presentavo. Fare il salto per dirigere davvero un film era una vera sfida.


Quali sono stati i suoi primi passi?

Mi ero fatto le ossa lavorando come sceneggiatore per dieci anni: molti dei nostri docenti in realtà non avevano mai realizzato un film, e penso che chi non abbia mai fatto quell’esperienza non dovrebbe insegnare regia. Così ho continuato a studiare da solo. I giovani della mia generazione hanno sviluppato un loro gusto per il cinema guardando montagne di DVD. Io stesso trascorrevo giornate intere a casa solo a guardare film, a volte addirittura otto di fila. Potevo guardare i miei preferiti decine di volte per studiarne la sceneggiatura; mi prendevo una pausa di due giorni e poi studiavo il film attraverso la sua sceneggiatura. Il mio metodo di studio era piuttosto banale.
Nel 2013, ho messo alla prova le mie abilità come regista con un cortometraggio. Era una produzione a basso budget per la quale erano necessari solo alcuni giorni di lavoro; avevo già le mie esperienze nel campo della recitazione, sapevo come funzionava un set e il mio fortunato inizio è arrivato grazie alla mia abilità nel mettere insieme i “fan”, persone che sono sempre pronte a lavorare con me e a darmi una mano, indipendentemente dall’esperienza che hanno. Ho iniziato a lavorare al corto senza sapere bene da che parte cominciare, e in più mi ero preso anche l’impegno di recitare nel film, visto che l’attore principale aveva abbandonato il set pochi giorni prima dell’inizio delle riprese. Mi dissi che dovevo dare tutto me stesso, perché se non ero in grado di realizzare un cortometraggio, allora era stato perfettamente inutile abbandonare tutto per inseguire il mio sogno, perché a una certa età c’è bisogno di ricavare qualcosa dai propri sogni, e non ci si può certo far mantenere da qualcun altro. Ma il cortometraggio si è rivelato un vero successo e ha vinto persino un premio a un festival internazionale.


Mr. Zhu’s Summer è il suo primo lungometraggio da regista...

Dopo aver girato il corto, il passo successivo più ovvio era quello di girare un film. Avevo in mente talmente tante idee e storie da non riuscire a decidermi su quale realizzare. Anche ora ho diverse storie in corso d’opera. Non ero in grado di scegliere a quale lavorare per prima, perché ci si ritrova di fronte a tutta una serie di dilemmi come il costo di produzione per realizzare ogni singola storia, la scelta del cast che può influenzare il budget, le risorse e la capacità di trovare finanziamenti per il film. Nel 2014 ho scritto la sceneggiatura di un film commerciale che non sono mai riuscito a realizzare perché richiedeva un investimento di cinquanta milioni di yuan (pari a 6,8 milioni di euro). Dopo circa un anno ho finito per andare da un consulente professionista e ho preparato un soggetto da presentare a potenziali investitori. Gli investitori sono notoriamente difficili da convincere. Quando alla fine sono riuscito a incontrare la persona che ha investito nel mio film, all’inizio non mi sembrava nemmeno di avere a che fare con un finanziatore. Pensavo che si trattasse di uno scherzo, di una messinscena!


Come ha selezionato gli attori principali? L’interpretazione di Sun Bo nel ruolo di Mr Zhu ricorda le commedie poliziesche di Xu Zheng.

Quando ho scritto la parte di Mr Zhu avevo in mente proprio l’attore Xu Zheng. Lo conosco da diversi anni e ho lavorato con lui in alcune serie televisive. Ma quando ho finito la sceneggiatura di Mr. Zhu’s Summer, Xu Zheng era già diventato un divo e così non ho potuto chiedergli di essere il protagonista del mio film. Sun Bo lo conosco da quando ero alla Academy e Mr. Zhu’s Summer è stato il suo primo ruolo da protagonista. Per trovare gli studenti di scuola media mi sono rivolto a un’agenzia di casting. La nostra scelta era limitata così abbiamo dovuto accontentarci dei risultati di quei casting. Avevo la necessità di girare in maggio, prima delle vacanze estive: prima di maggio non avrei avuto il sole estivo e in giugno gli studenti sarebbero stati occupati con gli esami di fine anno, e quindi le scuole non mi avrebbero dato il permesso di fare le riprese.


Cosa l’ha convinta a realizzare il film?

Sono state essenzialmente due ragioni: credo che nel mio paese la gente non abbia un grande rispetto per i sentimenti degli altri. Persino i genitori si occupano dei bisogni dei loro figli nutrendoli e vestendoli, ma senza preoccuparsi dei loro sentimenti o del loro benessere emotivo. Neanche con il relativo benessere degli ultimi anni, gli aspetti emotivi dell’individuo sono stati presi in considerazione. Un’analisi psicologica non è solamente una riflessione.
Ci sono diverse inchieste che riportano la crescente tendenza alla depressione nei giovani. Per me questo è un problema molto rilevante nella nostra cultura e nella nostra società. Io stesso non avevo una relazione amichevole con i miei genitori: a casa non ho mai parlato dei miei problemi scolastici o delle difficoltà che potevo aver avuto fuori dalla scuola, con loro, e loro non hanno mai condiviso gioie o dolori con me. Ora che sono adulto li capisco di più e ho tentato di stabilire un buon rapporto.
La seconda ragione è che la trama del film è il mio modo di riflettere su cosa significhi realmente il successo: significa forse avere l’approvazione degli altri, o ricevere lodi e riconoscimento da parte degli insegnanti? O, in qualunque settore che implichi competizione, è necessario arrivare primi per considerarsi persone di successo? Qual è la vera definizione del successo? Visto che uno solo può arrivare primo, ciò significa che tutti gli altri hanno fallito? Queste riflessioni tengono conto dell’attuale situazione in Cina. Il successo non è un fatto oggettivo, ma piuttosto il modo in cui ti vedono gli altri.


Il suo secondo film, Fatal Love, girato poco dopo Mr. Zhu’s Summer, è completamente differente dal primo in termini di stile registico e di genere. Come ha avuto l’idea per questa storia?

Ho riflettuto molto sulla storia di Fatal Love. Le differenze in stile e genere sono presenti perché è stata mia moglie a scrivere la sceneggiatura. Abbiamo discusso tantissimo, perché mi piaceva la storia e volevo cimentarmi con la fantascienza. Una volta finito di girare Mr. Zhu’s Summer, mi sono ritrovato con un budget di due milioni di yuan per realizzare un secondo film e ho deciso di girare Fatal Love mantenendo basso il budget. La cosa però è stata molto più difficile da fare che nel caso di Mr. Zhu’s Summer, a causa degli alti cachet degli attori, ma anche del fatto che, nel complesso, le riprese sono state più complicate.
In Cina non esiste un vero e proprio canale che permetta ai giovani registi di sviluppare progetti e che li aiuti a fare il salto professionale dall’accademia al mondo del lavoro. Di solito i canali televisivi sono disponibili a sostenere dei film con budget che non superano uno o due milioni di yuan. Il mio produttore era interessato al progetto della Web Big Film e un giorno mi ha chiamato a girare un film perché non erano in grado di trovare storie nuove o registi adatti a portare avanti un progetto. Così abbiamo scelto una delle storie alle quali avevo lavorato io.
Ho però dettato le mie condizioni: uno, che avrei realizzato un film vero e proprio, e non un prodotto per il pubblico del web; due, che non avrei girato un film commerciale, non perché non ne sia capace, ma semplicemente perché non mi interessava farlo; tre, che mi avrebbero tenuto al corrente di tutti i dettagli riguardanti il budget. I costi non potevano superare i due milioni di yuan, così, io come regista, mia moglie come sceneggiatrice e il produttore, abbiamo lavorato tutti gratis per rimanere entro i limiti del budget.
Il progetto richiedeva inoltre il completamento delle riprese entro la fine del 2015, e quindi non c’era il tempo di lavorare alla pre-produzione del film, e questo ovviamente aggiungeva ulteriore stress. Siamo riusciti a finire tutte le riprese in venti giorni, ma è stato un set davvero stressante!


Tra tutti i film che avrebbe potuto girare con un budget così limitato, come mai ha scelto Fatal Love?

Sono buddhista. Il nucleo centrale del buddhismo è la sofferenza dell’uomo e le sue cause, che sono essenzialmente collegate agli umani desideri. Per me questo concetto è molto difficile da capire e sembra in contraddizione con l’amore che provo nei confronti della mia famiglia. Come può la mia famiglia essere per me un motivo di sofferenza se per me è una fonte di gioia? In realtà, tutto ciò che amiamo è causa di sofferenza, preoccupazione, malessere, a causa dell’attaccamento nei confronti delle persone che sono all’origine della nostra felicità. Se non li amassimo l’unica cosa che proveremmo è indifferenza.
Macchine e robot sono felici perché non provano emozioni e vedono il mondo in modo semplice. Questo, per me, è l’aspetto più profondo e interessante della storia di Fatal Love, sebbene sia difficile affrontare la questione in un film piccolo come questo. D’altro canto, questa storia mi ha dato l’opportunità di sperimentare un genere e uno stile diversi e lavorarci ha rappresentato una nuova esperienza, mentre studiavo ogni scena nei minimi dettagli per ricavarne l’effetto che volevo. Con poco tempo a disposizione, mi sono spesso ritrovato a interagire col cast e con la troupe senza sapere esattamente  quale fosse il risultato che volevo ottenere, finché non l’ho visto sullo schermo.


Cosa può dirci del suo prossimo film?


Sto lavorando a tre progetti contemporaneamente. Ho fatto in modo di garantirmi grossi budget da parte delle società di produzione, e questo mi consentirà di lavorare con altri sceneggiatori a film di tre generi diversi. Sto solo aspettando di capire quale dei tre sarà pronto per essere girato prima. Continuerò a lavorare a tutti e tre simultaneamente perché, sfortunatamente, si rischia sempre di incappare in qualche ostacolo o che la pre-produzione di uno dei film richieda più tempo degli altri.


Come sceneggiatore e regista, potrebbe dirci cosa pensa del cinema cinese degli ultimi anni e dell’industria e del mercato cinematografici cinesi nel loro complesso?


Penso che la situazione dell’industria e del mercato cinematografici in Cina possa essere riassunta paragonandola a una clessidra, con la parte superiore che rappresenta tutti gli investimenti possibili e quella inferiore che rappresenta il mercato. Il centro, dove lo spazio si restringe, è occupato dai lavoratori del settore come me. In realtà il potenziale per finanziare e distribuire un film sul mercato è enorme, ma noi addetti ai lavori dobbiamo muoverci in uno spazio estremamente ristretto. La pressione relativa a questi investimenti è altissima e investe coloro che stanno cercando di ampliare il mercato e di raggiungere fasce più ampie di pubblico.
Per un artista questo sistema non funziona, visto che richiede di portare un progetto a compimento in soli tre mesi. Il processo necessario a un artista è molto più lento. Nel 2004 volevo diventare un regista e fino al 2016 ho continuato a sentirmi come uno studente, malgrado avessi dodici anni di esperienza alle spalle. Alcuni dei miei amici che sono più giovani di me sono già al loro terzo o quarto film, ma si tratta di roba di cattiva qualità e li fanno solo perché fuori c’è un mercato che assorbe questo genere di prodotto qualitativamente basso. Il mercato è pieno di film superficiali e film d’azione in cui le scene più toccanti sono quelle in cui la gente si picchia.
Questo mi ricorda il modo in cui i miei amici e io valutavamo un film da ragazzi: più risse conteneva, migliore era il film. Ci sarà sempre un pubblico per i film di pessima qualità in Cina, esattamente come nel resto del mondo, ma l’Europa e gli Stati Uniti hanno un pubblico più maturo che pretende film di qualità. In Cina, molto presto la gente comincerà a chiedere cose che non rappresentano “generi di prima necessità”. Ha notato quanti brutti edifici ci sono a Pechino? È solo negli ultimi anni che hanno iniziato ad apparire edifici più interessanti dal punto di vista progettuale. L’architettura e il design in queste città avevano bisogno di tempo per migliorare, e lo stesso vale per il cinema.


Maria Ruggieri