L’ANTICONFORMISTA PER ECCELLENZA: UN ULTIMO OMAGGIO A SUZUKI SEIJUN

Suzuki Seijun è stato il più brillantemente innovativo fra i registi entrati nelle file della società di produzione Nikkatsu negli anni del secondo dopoguerra, ma aveva difficoltà dal punto di vista commerciale e di conseguenza venne relegato a progetti di seconda categoria, mentre altri giovani registi come Kurahara Koreyoshi e Masuda Toshio realizzavano un successo d’azione dopo l’altro e per questo si guadagnavano una certa influenza nei confronti della casa di produzione.
Suzuki ebbe i suoi successi, che comprendevano una serie di film interpretati dall’idolo degli adolescenti Wada Koji, ma divenne veramente se stesso solo con il suo ventottesimo film da regista, Youth of the Beast (Yaju no Seishun, 1963). Suzuki trasformò questo film senza pretese su un poliziotto in missione in un classico di genere attraverso le sue sorprendenti invenzioni visive e il suo umorismo dell’assurdo. Continuò a sperimentare, relativamente libero dalle pressioni dello studio. “I produttori lasciavano che il regista facesse il suo lavoro senza interferire”, mi disse una volta. “Il set era territorio del regista”. Tuttavia si guadagnò solo un certo pubblico di nicchia e non ebbe grandi lodi dalla Nikkatsu, che voleva film che piacessero al grande pubblico. Suzuki alla fine rispose alle attese con Gate of Flesh (Nikutai no Mon, 1963), un’audace (per l’epoca) incursione nell’eros che attirò un gran numero di spettatori; ma il successo del regista al botteghino si rivelò effimero.

Imperterrito, Suzuki realizzò i film successivi in uno stile sempre più personale, fino a La farfalla sul mirino (Branded to Kill/Koroshi no Rakuin, 1967). In questo, che era il suo quarantesimo film per la Nikkatsu, Suzuki deviò completamente dalla mappa dei generi per avventurarsi in un territorio del tutto inesplorato. La trama ha a che fare con la disperata scalata del protagonista ai vertici della gerarchia dei sicari, un lavoro per una sensuale cliente (Mari Annu) che va disastrosamente male, una moglie disonesta (Ogawa Mariko) che riesce quasi a farlo fuori, e un implacabile sicario suo rivale (Nanbara Koji) che cerca di portare a termine quello che la donna non è riuscita a fare. L’interpretazione di tutto questo da parte di Suzuki è comicamente e dissennatamente onirica, con la logica narrativa che sembra essersi presa una vacanza.
Il protagonista Hanada Goro (Shishido Joe) è ossessionato sentimentalmente dalla sua cliente ed è intrappolato in uno scontro di volontà con il suo rivale, conosciuto solo come Numero Uno, che quasi certamente porterà alla morte uno dei due – un destino che Goro non sa se affrontare o evitare. Ingozzandosi di riso bianco per accrescere la propria virilità, Hanada desidera ardentemente la sua cliente, una femme fatale per metà giapponese e per metà indiana che ha una passione per gli uccelli morti e le farfalle (uno di questi uccellini è appeso allo specchietto retrovisore della sua auto sportiva, mentre le farfalle adornano i muri del suo appartamento).
Braccato dall’implacabile Numero Uno, Goro oppone una sudata e disperata resistenza nel suo appartamento ultramoderno, lottando come un animale in trappola. Con un bizzarro colpo di scena, finisce ammanettato insieme a Numero Uno, come prova di un test di capacità e determinazione. Alla fine, accetta un invito a un faccia a faccia con il suo nemico in una palestra di pugilato.

Se lo consideriamo una decostruzione radicale del genere sulla malavita, o anche un saggio kafkiano sulla vita moderna come incubo a occhi aperti, La farfalla sul mirino ha perfettamente senso (sebbene Suzuki non abbia dato queste interpretazioni del film). Se invece lo vediamo come un film pensato per gli appassionati dei film d’azione, non ha alcun senso, se non forse quello di rappresentare una sfida o la prova di un collasso professionale. Sposando evidentemente la seconda ipotesi dopo aver visto il film e i suoi disastrosi risultati al botteghino, il presidente della Nikkatsu Hori Kyusaku lo definì “incomprensibile” e nell’aprile del 1968 licenziò Suzuki.
Poco tempo dopo, la Nikkatsu rifiutò di fornire a un’organizzazione chiamata Cineclub Study Group le copie per una retrospettiva programmata dei film di Suzuki. Questo fece sì che i sostenitori del regista, compresi critici, distributori e altri personaggi del mondo cinematografico, formassero il Comitato di Lotta Comune per Suzuki Seijun allo scopo di chiedere alla Nikkatsu la reintegrazione di Suzuki nell’organico e l’uso delle copie per la retrospettiva. Alla fine il cineasta vinse la causa contro la casa di produzione, nel 1976, ma trovò estremamente difficile riprendere a girare film
Nel 1977 ritornò sul grande schermo con A Tale of Sorrow and Sadness (Hishu Monogatari, 1977) prodotto dalla Shochiku, ma il film, che dipingeva l’ascesa e la caduta di una giocatrice di golf professionista, fu stroncato dalla critica e ignorato dal suo pubblico.
Suzuki ritornò in attività nel 1980 con il film indipendente Zigeunerweisen, una storia di fantasmi ambientata nell’epoca Taisho (1912-1926) nella quale le barriere tra vivi e morti si dissolvevano. Il film vinse parecchi premi, tra i quali il premio della giuria al Festival di Berlino.

Il cineasta realizzò altri due film per completare quella che definì la “trilogia Taisho”: Heat Shimmer Theater (Kageroza, 1981) e Yumeji (1991). Durante quel periodo, la sua produzione per la Nikkatsu, con in testa La farfalla sul mirino, venne riportata in auge e celebrata all’estero da pubblico e critica, e Suzuki venne di volta in volta paragonato a Orson Welles, Jean-Luc Godard o Samuel Fuller. La farfalla sul mirino ha influenzato anche diversi registi più giovani come Kitano Takeshi, Jim Jarmusch, Park Chan-wook, Wong Kar-wai e Quentin Tarantino.
Nel 2001 Suzuki realizzò Pistol Opera, un remake di La farfalla sul mirino girato con lo stile e l’eleganza che lo contraddistinguevano, interpretato da Esumi Makiko nel ruolo di una killer e Hira Mikijiro nei panni di un Hanada Goro ormai anziano e condannato in sedia a rotelle. Il suo ultimo film, Princess Raccoon (Operetta Tanuki Goten, 2005), è una specie di operetta con balletti e canzoni tratta da un racconto popolare giapponese, in cui Zhang Ziyi interpretava la protagonista, un tanuki (cane procione) in forma umana, e Odagiri Joe era il principe che si innamora di lei.  
Dopo la morte di Suzuki, avvenuta il 13 febbraio 2017 all’età di 93 anni per una malattia polmonare ostruttiva cronica, La farfalla sul mirino è stato menzionato da molti come il suo capolavoro. Per la diciannovesima edizione del FEFF il film verrà presentato in un restauro digitale come ultimo omaggio a colui che è stato il regista più controcorrente del cinema giapponese.      

Mark Schilling