Far East Film Festival 20

Udine Italy April 20th/ April 28th 2018
The Film Festival For Popular Asian Cinema

YOJIMBO, OH DAE-SU E UNA SUNDAY BEAUTY QUEEN: IL POTERE DEI SOGNI AL CINEMA

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Quando gli organizzatori hanno deciso di inserire anche i documentari all’interno del Far East Film Festival (che nelle prime quindici edizioni aveva presentato unicamente lungometraggi di finzione), si sono basati sulla considerazione che i documentari – o meglio, secondo il termine odierno più appropriato, le narrazioni non-fiction – hanno la stessa rilevanza e impatto dei loro confratelli cinematografici di finzione. Quest’anno il FEFF Doc Sidebar presenta tre documentari che celebrano l’espressione artistica e l’individualità. Due documentari sono incentrati su due icone del cinema: Mifune: The Last Samurai analizza la vita di quello che è stato forse il più grande attore del Giappone, Mifune Toshiro, e il suo rapporto altalenante con Kurosawa Akira; mentre Old Days ricostruisce la realizzazione di Old Boy, un film fondamentale che ha affermato la Corea del Sud come forza cinematografica con cui fare i conti. Il terzo documentario scava nella vita delle lavoratrici filippine espatriate che vivono a Hong Kong e che ritrovano lo spirito della comunità e la forza di espressione attraverso un concorso annuale di bellezza che dà loro un’idea di fuga e anche un senso di appartenenza. Mifune: The Last Samurai, del premio Oscar Steven Okazaki (Days of Waiting: The Life & Art of Estelle Ishigo), è il documentario definitivo su Mifune Toshiro (1920-1997), il più grande attore dell’Epoca d’Oro del cinema giapponese, apparso in 170 film e universalmente noto per il suo sodalizio con il regista Kurosawa Akira, per il quale ha interpretato sedici pellicole tra il 1948 e il 1965, tra cui titoli come Rashomon, I sette samurai, La fortezza nascosta e Il trono di sangue (un adattamento dal Macbeth di Shakespeare). Mifune ha vinto per due volte il premio per la migliore interpretazione maschile alla Mostra del Cinema di Venezia, per La sfida del samurai (Yojimbo, 1961) e per Barbarossa (1965). Insieme hanno creato il genere del guerriero errante come protagonista, che in seguito ispirerà registi diversi come Sergio Leone, Steven Spielberg, Martin Scorsese, George Lucas. Clint Eastwood attribuisce a Mifune l’ispirazione per i suoi iconici personaggi western. Old Days invece, era stato commissionato come contenuto extra da includere nel Blu-ray di Old Boy, di uscita imminente, in occasione dell’anniversario. Visto però che il regista Han Sun-hee aveva raccolto così tanto materiale, tra scene d’archivio dietro le quinte e interviste con il regista Park Chan-wook e il cast che rivisitano vecchie location a Busan, per esempio, i produttori hanno ritenuto che valesse la pena di farne un documentario a dimensione di lungometraggio. E hanno fatto bene, perché Old Days è un viaggio minuzioso e informato nella memoria, che racconta la realizzazione di questo film fondamentale e spiega in che modo un giovane regista e i suoi sodali siano riusciti, inconsapevolmente, a fare un film che ha innalzato il cinema della Corea del Sud a livelli mai raggiunti prima tra il pubblico internazionale. Dagli umili inizi del produttore Syd Lim, che entra in un negozio di fumetti per leggersi i manga originali giapponesi, alle sedici complicate riprese che sono state necessarie a Choi Min-sik, che interpreta Oh Dae-su, per riprendere in un’unica scena la battaglia a martellate nel corridoio che per poco non lo uccideva, fino ai giovanissimi assistenti alla regia di Park, che sarebbero stati perfetti in un film di Hong Sang-soo, Old Days rivisita un momento della storia del cinema coreano e racconta come dall’incontro tra il destino e alcune fortunate coincidenze è nato un film fondamentale che è un vero classico di genere. Il terzo titolo, Sunday Beauty Queen, è un documentario umanista che ritrae uno spaccato di vita di una piccola comunità sconosciuta ai più. Quello dei lavoratori filippini espatriati è un fenomeno globale, con decine di migliaia di filippini che lavorano per la maggior parte nel settore dei servizi o dell’assistenza agli anziani. A Hong Kong molte lavoratrici filippine lavorano come tate e vivono con le famiglie cinesi. È un lavoro che le occupa tutti i giorni, ventiquattr’ore al giorno, e quando riescono a ricavarsi del tempo per incontrarsi con altre lavoratrici, sono squarci momentanei di gioco e fantasia – come il concorso annuale di bellezza organizzato da Leo, un tipo intraprendente, sorridente e affabile, che funge da padrino queer per molte delle donne/ concorrenti. Tutti e tre questi documentari hanno in comune le figure di individui impegnati in una ricerca artistica e che tentano di trovare un gruppo di appartenenza che permetta loro di raggiungere i propri sogni. In Mifune: The Last Samurai la spinta è data dalle difficoltà di un piccolo attore a contratto che raggiunge la fama e i vertici dell’arte grazie alla collaborazione di un grande autore. In Old Days è la coscienza collettiva di tutto il cast e della troupe che vogliono dare il meglio per il loro regista. Per le lavoratrici filippine di Sunday Beauty Queen l’essenziale è allontanare la nostalgia di casa trovando una comunità che organizzi per loro una serata in cui sognare di diventare una famosa piccola star.
Anderson Le