Little Forest

Quando Hye-won decide di abbandonare la città, in un primo momento potrebbe sembrare che stia scappando. Di sicuro sta andando in un luogo sperduto, visto che la casa dove ha passato l’infanzia si trova in un piccolo villaggio agricolo completamente tagliato fuori dai frenetici ritmi urbani che caratterizzano la Corea del Sud. La casa è vuota, e per una giovane donna sui vent’anni non sembra esserci molto da fare laggiù, eccetto coltivare il terreno che circonda la casa e cucinare con gli ingredienti che possono essere raccolti. È uno stile di vita essenziale, regolato da null’altro che il cambio delle stagioni.

In realtà non è completamente sola: un’anziana zia vive in un’altra parte del villaggio. C’è anche un cane che si chiama Ogu e che Hae-won ha adottato (o viceversa). E ci sono due amici d’infanzia: Jae-ha che coltiva frutta e verdura, e Eun-sook che fa la pendolare con una città vicina dove lavora in banca come cassiera. I tre riallacciano la vecchia amicizia, piena di intimità ma anche di tensioni, rafforzata dal fatto che in questo luogo isolato ognuno di loro può contare solo sugli altri due.

Hye-won spesso invita gli amici a casa per condividere con loro le pietanze che prepara: è una cuoca fantasiosa e capace, che ha imparato a cucinare da sua madre. In realtà, la cucina per lei è diventata più che altro una necessità, perché sua madre, quando lei era all’ultimo anno di liceo, se n’è andata improvvisamente. Anni dopo, Hae-won sta ancora cercando di riprendersi da questo abbandono, anche se è cresciuta e diventata indipendente. E la sua cucina, intrisa di vecchi ricordi, è un po’un modo per superare i suoi sentimenti conflittuali nei confronti della madre.

Little Forest è un film atipico. Ad essere sinceri, ha una trama esile, e gran parte del film è dedicata alla cucina e alla conversazione, eppure lascia gli spettatori appagati. Questo si deve anche al fatto che è decisamente ben costruito: la regista Yim Soon-rae (Waikiki Brothers) ha un’esperienza di oltre vent’anni ed è più che capace di trasformare momenti banali in qualcosa di vivo e profondo. Per quanto riguarda l’interpretazione, Kim Tae-ri (che è diventata una diva dall’oggi al domani con The Handmaiden di Park Chan-wook) incarna alla perfezione la miscela di indipendenza e imprevedibilità che definiscono il personaggio di Hye-won. La affiancano Ryu Jun-yeol (A Taxi Driver), uno degli attori emergenti più interessanti della Corea, la celebrata attrice Moon So-ri (The Running Actress), che conferisce una natura enigmatica alle scene in flashback dove appare la madre di Hye-won, e infine la talentuosa esordiente Jin Ki-joo nel ruolo della lunatica e civettuola Eun-sook.

Little Forest è tratto da un manga giapponese di Igarashi Daisuke, e alcuni spettatori forse conoscono anche un adattamento giapponese di questo manga della durata di quattro ore, che inizia in estate, e in cui ogni ora è dedicata a una stagione. Quel film del 2014 era, se possibile, ancora più minimale, con una struttura narrativa determinata non da sviluppi narrativi bensì dalla maturazione stagionale di frutti e ortaggi. Ciò che risulta sorprendente è che – persino con un materiale narrativo che si può ritenere tanto elementare – entrambi i film siano così affascinanti e per ragioni completamente diverse.

Distribuito nel febbraio 2018, Little Forest ha sorprendentemente avuto un ottimo andamento al botteghino, catturando soprattutto l’immaginazione del pubblico giovanile. Se però fosse uscito in sala dieci anni fa avrebbe probabilmente avuto molte difficoltà a trovare un suo pubblico. Ai giorni nostri si percepisce un cambiamento di mentalità nei giovani coreani, costretti ad affrontare uno stile di vita sempre più competitivo e stressante in città affollate e inquinate, con obiettivi di carriera che spesso conducono a frustranti vicoli ciechi. In un contesto simile, la comparsa di un film con valori così profondamente diversi dalla norma ha portato una ventata di aria fresca; in poche parole, è il tipo di film che fa venir voglia di licenziarsi e di lasciarsi alle spalle la città.

Yim Soon-rye

Nata a Incheon, Lim Soon-rye ha studiato alla Hanyang University e conseguito un master in cinema all’Università Paris VIII. La sua opera prima Three Friends (1996) è stata presentata ai festival di Berlino, Vancouver, Seattle, Melbourne e Karlovy Vary. Nel 2001 è uscito il suo secondo film, l’acclamato Waikiki Brothers e ha girato anche un documentario sulle cineaste coreane. Da allora è attiva sia come regista che come produttrice, com diversi generi di film che spaziano dai film di successo di alto profilo (Forever the Moment, The Whistleblower) a opere indipendenti dai toni più intimi (Rolling Home with a Bull, Fly Penguin).

FILMOGRAFIA

1996 – Three Friends
2001 – Waikiki Brothers
2001 – Keeping the Vision Alive
2008 – Forever the Moment
2009 – Fly Penguin
2010 – Rolling Home with a Bull
2011 – Sorry and Thank You
2013 – South Bound
2014 – The Whistleblower
2018 – Little Forest
Darcy Paquet
Regia: YIM Soon-rye
Anno: 2018
Durata: 103'
Stato: South Korea
22/04 - 11:30
Visionario
22-04-2018 11:30 22-04-2018 13:13Europe/Rome Little Forest Far East Film Festival Visionario, Via Asquini 33CEC Udine cec@cecudine.org
25/04 - 17:45
Teatro
25-04-2018 17:45 25-04-2018 19:28Europe/Rome Little Forest Far East Film Festival Teatro Nuovo Giovanni da UdineCEC Udine cec@cecudine.org

Photogallery