Transcendent

Il primo film diretto da Zhang Linzi è tratto dal romanzo The Mirror Project di Xiao Dun, pubblicato nel 2016. Il tema fondamentale del film è esistenziale: il destino, il desiderio, la libertà di scelta. Il mezzo narrativo per affrontare queste tematiche è l’incontro-scontro tra esseri umani ed i cosiddetti transcendent, replicanti che scientificamente costituiscono “l’epitome della condizione umana”, sono modelli di perfezione genetica, ma essendo artificiali e programmati sono implicitamente privi delle caratteristiche ultime che definiscono la natura umana. Nel film si intravede anche un messaggio escatologico: i replicanti sono una metafora per la condizione umana, programmati dall’uomo che a sua volta è condizionato da forze più grandi di lui.

La narrazione è suddivisa in tre episodi che alla fine convergono ma sono ambientati in epoche diverse, corrispondenti a “generazioni” successive di replicanti. Con il progredire della tecnologia i transcendent diventano esseri sempre giù sofisticati e complessi: la prima generazione ha una data di scadenza di venticinque anni e caratteristiche sessuali non chiare, la seconda vive più a lungo ed ha un’identità sessuale più definita, la terza è ermafrodita. I tre episodi hanno come protagonisti tre individui delle diverse generazioni, che hanno capacità e storie diverse, ma una caratteristica comune che li rende diversi dagli altri replicanti: si ribellano alla tecnologia che li ha creati, vogliono essere padroni del proprio destino e decidere il momento della propria “morte”.

La ribellione ed il desiderio di libertà scatta a seguito dell’incontro con esseri umani che pur essendo più deboli dei replicanti sono liberi. Il replicante di prima generazione è un abilissimo pilota di auto da corsa, ma ha un amico umano che lui ritiene più bravo perché prova senso di responsabilità e paura – istinto che il replicante non possiede – e quindi guida in modo più intelligente del suo. Il rapporto di profonda amicizia tra i due, che allude anche ad una possibile attrazione omosessuale, viene interrotto in maniera drammatica dal replicante, che però lascia all’amico un piccolo robot che lo proteggerà – e che ricorda molto il BB-8 di Star Wars.

Il secondo episodio riguarda un replicante di seconda generazione, un pugilatore che si fa pestare regolarmente sul ring per guadagnare soldi e pagare le spese ospedaliere della sorella. L’incontro con una giovane dottoressa umana che non si rende conto che lui è un replicante, si innamora di lui e decide di salvarlo dal deperimento fisico iniettandogli cellule staminali, provoca una reazione inaspettata: lui comincia a sentirsi diverso, diventa progressivamente più umano. La sua natura artificiale si scontra con le capacità umane acquisite, con esiti tragici. Anche lui però lascia qualcosa di sé alla sua amante: la mette incinta. Il terzo episodio riguarda il figlio dei due, ormai adulto ed in punto di morte perché ha ereditato dal padre una malattia dalla quale può guarire soltanto attraverso la trasfusione di sangue di altri replicanti, che nel frattempo si pensava fossero estinti. Ma un caso fortuito lo mette in contatto con un replicante superstite della terza generazione. Questo ha le sembianze di una ragazza ma è un ermafrodita, ed ha una caratteristica diversa dagli altri membri del suo gruppo: vuole essere identificato da un nome, non da un numero come gli altri replicanti. Avere un nome vuol dire avere un’identità ed un posto nel mondo – in questo si sente quasi un eco della filosofia confuciana, ed è commovente l’insistenza con la quale il replicante cerca di convincere l’umano di avere un nome ed il suo ricordo di quando, da bambino, con altri piccoli replicanti si erano inventati dei nomi con cui erano riusciti ad ottenere come bambini umani l’oggetto del desiderio: i dolci, il gelato. Ed anche in questo caso il replicante con un gesto inaspettato e drammatico tenta inutilmente di ribellarsi al proprio destino. Nonostante all’umano che viene salvato dal sacrificio del replicante rimanga il rimpianto ed il senso di colpa per l’amico perduto, il messaggio finale del film è di gioia, perché la libertà di scelta è più importante di una vita vissuta senza essere padroni del proprio destino.

Zhang Linzi

Zhang Linzi (1985). Diplomato alla Xi’an University of Architecture and Technology, è stato selezionato tra i migliori 25 giovani registi nel primo Chinese Young Generation Filmmaking Forum, e nominato “Future Star of Chinese Film” nella quinta edizione del Beijing Int’l Film Festival. Per la televisione ha diretto il film One and a Half Summer (2014).

FILMOGRAFIA

2017 – Transcendent 
Maria Barbieri
Regia: ZHANG LinZi
Anno: 2018
Durata: 118'
Stato: China
23/04 - 11:05
Teatro
23-04-2018 11:05 23-04-2018 13:03Europe/Rome Transcendent Far East Film Festival Teatro Nuovo Giovanni da UdineCEC Udine cec@cecudine.org

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