Frozen Flower

La dinastia Koryo (918-1932), una delle epoche più interessanti della storia coreana, è alle battute finali. Il re è giovane e risoluto, sempre meno propenso ad adottare la posizione tradizionalmente ossequiente dei regnanti Koryo nei confronti della Cina. Intorno a sé ha radunato un gruppo di guerrieri, capeggiati dal capace Hong-rim, leale fino al fanatismo. Ma l’incapacità del re a generare un erede lo ha reso vulnerabile, e i governatori della dinastia Yuan in Cina hanno chiesto che il cugino del re venga incoronato principe. Il potenziale per un’esplosione di violenza, dall’interno o dall’esterno delle mura del palazzo reale, è dunque altissimo.
All’interno dei quartieri privati del re, però, le cose sono ancora più complicate. Salta fuori che il re è gay, imprigionato in una storia d’amore con Hong-rim. Quando la mancanza dell’erede si fa insostenibile, avanza una proposta azzardata: che Hong-rim ingravidi la regina. Le cose però non andranno come immagina lui…

La prima incursione del regista emergente Yoo Ha nel dramma in costume è una miscela inebriante di costumi sfarzosi, armi affilate, gelosia ossessiva, tradimenti, massacri e molto sesso. È un film che si vive in modo viscerale. Senza voler reinventare un genere o introdurre delle sensibilità da film d’essai in un’ambientazione medievale, il film racconta semplicemente una storia avvincente, come se fosse una succosa bistecca.

I punti di forza di A Frozen Flower risiedono nel regno della narrazione, non solo su grande scala, ma anche nel particolare. Il regista Yoo sembra particolarmente abile a mantenere la tensione drammatica anche nelle scene più semplici. Per quanto riguarda i personaggi che crea, non è che siano particolarmente unici o memorabili, ma il graduale modificarsi delle relazioni tra di loro scorre così bene che è affascinante guardarli.

Talvolta emergono anche i difetti del film. Sebbene sia un film con un budget abbastanza elevato per gli standard coreani, alcuni spettatori locali hanno criticato l’art direction e i costumi perché sembrano piuttosto scadenti e falsi. Anche la trama perde parte del suo slancio, negli ultimi rulli del film che, in origine, durava anche di più, prima che il regista, alla vigilia dell’uscita in sala, decidesse di tagliarlo.

Anche la critica ha avuto parole positive per i due attori protagonisti, che si esibiscono in una delle interpretazioni più solide della loro carriera, fino ad oggi. Zo In-sung, nei panni di Hong-rim, è forse quello che ha dato il contributo maggiore, in quanto è il suo tumulto interno che rispecchia gli sviluppi più importanti della trama. Fino alla consacrazione, raggiunta con il film precedente di Yoo Ha, A Dirty Carnival, Zo era più famoso per il suo bell’aspetto che per le sue doti interpretative, ma in questo film riesce a presentare le vulnerabilità emotive del suo personaggio senza mai apparire un debole. I suoi occhi sofferenti sono una delle immagini indimenticabili del film. Joo Jin-mo (200 Pound Beauty), che interpreta il re, è altrettanto inaspettatamente efficace, capace di rappresentare sia gli aspetti ammirevoli che quelli minacciosi della personalità del governante. Infine, Song Ji-hyo (Some) nei panni della giovane regina conferisce al suo ruolo una quieta intensità. La relazione che si sviluppa tra lei e Hong-rim è intensa, ma vi è anche una qualità leggermente distaccata nella loro passione, a suggerire che sia più frutto della disperazione che di sincero affetto.

Si percepisce abbastanza presto, nel film, dove si va a parare, ma è comunque entusiasmante assistere allo spiegamento delle varie forze in campo. Per quanto non abbia ancora ottenuto un grande riconoscimento a livello internazionale, Yoo Ha si dimostra ulteriormente, in questo film, come una delle voci più interessanti del cinema coreano contemporaneo.
Darcy Paquet
FEFF: 2009
Regia: YOO Ha
Anno: 2008
Durata: 132'
Stato: South Korea

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