Default

Lungo gli anni Settanta, Ottanta e Novanta, la Corea del Sud si faceva un vanto della propria crescita economica, superiore a quella di qualunque altro paese. L’espansione economica orientata all’export, soprannominata “il miracolo sul fiume Han”, aveva sollevato il paese da una situazione di grande povertà a un posto tra le economie più sviluppate del mondo. Il miracolo era stato compiuto attraverso grandi sacrifici personali da parte della classe lavoratrice, ma verso la metà degli anni Novanta, i cittadini coreani erano finalmente in grado di godersi i frutti delle loro fatiche.

È questa la ragione per cui la crisi finanziaria del 1997, che portò a un salvataggio finanziario costato 58 miliardi di dollari al Fondo Monetario Internazionale, fu un evento tanto avvilente e traumatico. I suoi effetti sulla classe media coreana furono devastanti e l’economia del paese venne alterata per sempre. In particolare, le drastiche misure economiche richieste dal FMI come condizione del salvataggio ebbero un impatto duraturo su diversi milioni di persone.

Default (il cui titolo coreano, “Il giorno del fallimento della nazione”, è un po’ più drammatico) rivisita la crisi da una prospettiva storica e critica. Il regista Choi Kook-hee non desiderava solo trasmettere un’idea nitida di quell’evento alle giovani generazioni, che ne avevano sentito parlare dai genitori, ma anche analizzare le circostanze in cui il “pacchetto” del salvataggio venne negoziato. In questo senso, Default condivide alcuni aspetti del film hollywoodiano La grande scommessa, che mescola gli aspetti drammatici a una specie di cronaca giornalistica.

La trama è incentrata su diversi personaggi (di finzione) che forniscono molteplici punti di vista sulla crisi. Uno di questi apparirà familiare a chiunque abbia visto anche La grande scommessa: Yoo Ah-in veste i panni di un giovane e brillante operatore finanziario che, intuendo l’arrivo di un tracollo economico, mette la sua esperienza al servizio di investitori che vogliono scommettere contro l’andamento dell’economia coreana. L’interpretazione di Yoo è un po’ meno equilibrata di quello che mostrava in Burning (2018), ma le sue lezioni ai clienti sono illuminanti già da sole. Molto più lacerante è la storia di Gap-soo (l’attore veterano Huh Joon-ho), proprietario di una piccola impresa che, dopo aver subito le pressioni di un grosso cliente per accendere un rischioso mutuo, deve sopportarne la responsabilità quando le cose vanno a finire male. Questa è la parte più commovente di Default, che aiuta davvero a capire quanto sia costata la crisi a livello umano.

Il terzo protagonista è un’analista della Banca di Corea, interpretata con grande intensità dalla brillante Kim Hye-soo. Il suo personaggio comprende meglio di chiunque altro la profondità della crisi e ciò che è necessario fare per limitarne i danni. Le sue proposte piene di buon senso vengono però rifiutate dagli esperti del governo, che sembrano molto più interessati a scaricare la colpa su qualcuno che a proteggere la gente comune. Dopo che l’economia ha cominciato ad avviarsi lungo un’inarrestabile spirale verso il disastro, lei è testimone diretto dei negoziati tra il ministero delle finanze coreano e il capo del Fondo Monetario Internazionale, interpretato con untuosa arroganza dall’apprezzato attore francese Vincent Cassel.

Non è cosa facile descrivere eventi storici così articolati in un film della durata di un paio d’ore, ma Default comunica efficacemente il panico, la disperazione e la mancanza di leadership che hanno caratterizzato quel momento. Anche se non può essere dettagliato o approfondito quanto un testo di saggistica, ci lascia comunque i ritratti indimenticabili di persone obbligate a patire le conseguenze dell’incompetenza spietata dei governanti.
Darcy Paquet
Regia: CHOI Kook-hee
Anno: 2018
Durata: 115'
Stato: South Korea
30/04 - 9.00
Teatro
30-04-2019 9.00 30-04-2019 11.00Europe/Rome Default Far East Film Festival Teatro Nuovo Giovanni da UdineCEC Udine cec@cecudine.org

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