Moving

Out Of Competition | PART 2 - A/B side VIBES. Greatest Hits from ‘80s & ‘90s | acknowledgement to SOMAI Shinji

 

Tratto da un romanzo pluripremiato di Tanaka Hiko, il dramma su una famiglia disfunzionale Moving (1993) di Somai Shinji fu votato come secondo miglior film giapponese dell’anno nel sondaggio dei critici della rivista Kinema Junpo e vinse una serie di premi nazionali, oltre a essere stato selezionato per la sezione Un Certain Regard del festival di Cannes del 1993. La storia segue un arco narrativo ben noto: l’undicenne Renko (Tabata Tomoko) è coinvolta nel lento e catastrofico divorzio dei suoi genitori e cerca in tutti i modi di ottenere una loro riconciliazione, ma alla fine si rende conto che sono destinati a prendere strade separate, proprio come lei è destinata a crescere.

Lavorando su una sceneggiatura di Okonogi Satoshi e Okudera Satoko, Somai rende questa storia comune insolitamente immediata e incalzante, come deve essere sembrata alla stessa Renko. E nel culmine della storia, la ragazzina subisce non tanto un normale passaggio all’età adulta quanto piuttosto una rinascita mistica. Quando Somai ha realizzato questo film, il decimo della sua carriera, il suo stile era già ben consolidato, caratterizzato da piani sequenza fluidi e angoli di ripresa non convenzionali che hanno portato una risonanza e una prospettiva diversa anche ai soliti mezzi retorici. Un’inquadratura di Renko che stende il bucato su un tetto, ripresa dal basso con lo sfondo del cielo blu, evoca una bellezza mai vista in scene simili, che pur sono presenti in centinaia di film.

La stessa famiglia di Renko è atipica: suo padre Kenichi (Nakai Kiichi), un po’ hippy, è giocherellone e accomodante con la figlioletta schietta e piena di energia, l’opposto del solito papà rigido dei film giapponesi. E sua madre Nazuna (Sakarada Junko), pur essendo un tipo più convenzionale e severo – tanto da redigere una “costituzione” familiare con una lista di regole che Renko deve seguire – cerca anche lei di essere amica di sua figlia. Già dall’inizio, però, vediamo la natura suscettibile e potenzialmente esplosiva della relazione tra Kenichi e Nazuna, simboleggiata dal tavolo da pranzo familiare, la cui forma triangolare sembra prendersi gioco del pubblico. Quando Kenichi lascia la casa per trasferirsi in un appartamento per un periodo di separazione di prova, lui e Renko sembrano prendere la nuova situazione con calma, e la bambina dice al padre: “il mio armadio si collega al tuo”, come se fra i due ci fosse un tunnel magico. Renko però sente la mancanza di suo padre, è irritata dalle regole di sua madre e desidera ardentemente un ritorno alla normalità familiare, come dimostra il suo abbraccio a una giraffa di peluche consumata, amato ricordo di tempi migliori. Inoltre, quando si sparge la voce della separazione dei suoi genitori, la bambina è vittima di bullismo a scuola (ma reagisce lanciando un becco di Bunsen acceso contro i suoi compagni di classe raccolti in cerchio). E ogni volta che sua madre e suo padre si incontrano, litigano, e Nazuna tira fuori antichi rancori che non fanno altro che infastidire Kenichi.

Frustrata e stufa, Renko si chiude in bagno, dal quale non esce per ore nonostante le suppliche dei suoi genitori. Alla fine Nazuna, disperata, rompe la porta a vetri con un pugno, ed è in questo momento sconvolgente che in Renko cambia qualcosa.

Questo cambiamento si svolge sullo sfondo dei festival estivi nella sua nativa Kyoto e nel vicino lago Biwa, che tradizionalmente segnano il ritorno degli spiriti dei morti alle loro famiglie per una breve visita. In fuga da sua madre, Renko incontra un vecchio vicino al lago che accidentalmente la spruzza con un tubo di gomma e, insieme alla sua benevola moglie, veglia su di lei mentre si riprende (o forse schiaccia semplicemente un pisolino).

Mentre Renko prosegue per la sua strada, il vecchio si separa da lei con un consiglio: è meglio dimenticare tutto, tranne alcune cose importanti.

Queste scene alludono alla metamorfosi di Renko che si lascia alle spalle l’infanzia e la sua travagliata vita familiare, in un processo che trova piena e misteriosa espressione nel climax del film, quando Renko emerge da una foresta oscura per giungere in riva a un lago illuminato dal fuoco e sperimenta una rivelazione quasi onirica. Alla fine dice addio al passato e abbraccia un nuovo futuro. Moving è una dichiarazione inaspettatamente profonda e poetica sul prezzo e la speranza dell’andare avanti.

Mark Schilling
Regia: SOMAI Shinji
Anno: 1993
Durata: 124'
Stato: Japan
25/04 - 15:40
Visionario, Via Asquini 33
25-04-2024 15:40 25-04-2024 17:44Europe/Rome Moving Far East Film Festival Visionario, Via Asquini 33CEC Udine cec@cecudine.org

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