Sumo Do, Sumo Don't

International Premiere | Out Of Competition | PART 2 - A/B side VIBES. Greatest Hits from ‘80s & ‘90s | acknowledgement to SUO Masayuki

 

Il sumo, che è lo sport nazionale giapponese e ha una storia che risale a migliaia di anni fa, non è stato il soggetto di molti film giapponesi, soprattutto perché non molti attori possono interpretare in modo convincente lottatori di sumo professionisti e quasi nessun lottatore di sumo professionista sa recitare.

Suo Masayuki ha abilmente risolto questo problema ambientando la sua commedia sul sumo del 1992 Sumo Do, Sumo Don’t, in un triste club di sumo universitario di bassissimo livello dove all’inizio della storia vediamo uno dei membri, Aoki Tomio (Takenaka Naoto), studente dell’ottavo anno, che non ha ancora vinto un match in anni di tentativi.

Quindi ha senso che Tomio sia pateticamente debole e goffo.

Il club sta per chiudere i battenti poiché gli servirebbero più associati per competere nei tornei, quando l’allenatore del club, il laconico professor Anayama, dice a uno studente perennemente assente, Yamamoto Shuhei (Moteki Masahiro), che non sarà in grado di laurearsi a meno che non indossi un mawashi (cintura da sumo). Shuhei accetta con riluttanza, pensando di dover fare una sola apparizione sul ring di sumo. Ha torto, ma rimane nel club poiché ha una cotta per l’affascinante manager, Kawamura Natsuko (Shimizu Misa), che è una delle studentesse che si sono laureate con Anayama. Il club recluta anche altri due lottatori alle prime armi: il fratello di Shuhei, Haruo (Takarai), di bell’aspetto ma esile, e il debole e grassoccio Tanaka Hosaku (Taguchi Hiromasa).


Anayama, sempre realista, si aspetta che al primo torneo la squadra vinca zero incontri.

Quando ciò accade, gli ex alunni del club – che prendono il sumo molto sul serio – non sono affatto contenti, tanto che uno di loro chiede con rabbia lo scioglimento del club per evitare ulteriore vergogna. Ovviamente, possono solo risalire la china.

E per risalire, risalgono: Sumo Do, Sumo Don’t è una pionieristica commedia sportiva giapponese “dalle stalle alle stelle”. Ma Suo, che ha scritto la sceneggiatura originale, è soprattutto alla ricerca di risate e le ottiene in grandi quantità, dall’inizio alla fine; e questo gli riesce soprattutto attraverso Takenaka Naoto nei panni dello sfortunato Aoki Tomio. Takenaka, che e un comico della fisicità, dotato di un geniale senso dell’assurdo, nei panni di Tomio perde i suoi incontri in modi nel contempo esilaranti e umilianti, fra cui attacchi di diarrea quando si innervosisce, il che accade spesso.

Anche se Tomio e i suoi compagni di squadra sono dei perdenti nati che non riescono nemmeno a battere i membri di un club di sumo per bambini che affrontano in una sessione di allenamento estiva, il film li rende tutti personaggi piacevoli. Anche George Smiley (Robert Hoffman), un muscoloso giocatore di rugby inglese che si unisce al club ma incarna tutti gli stereotipi giapponesi negativi sugli occidentali – non si allenerà senza un contratto e non combatterà sul ring a meno che non possa indossare la calzamaglia sotto la cintura di sumo – alla fine viene in aiuto dei suoi compagni di squadra e riceve un caloroso saluto quando si imbarca per tornare in Gran Bretagna.

Inoltre, pur divertendosi con lo sport e i suoi partecipanti, il film è anche innamorato del sumo e rispettoso delle sue tradizioni, con l’unica grande eccezione della regola antiquata secondo cui le donne non sono ammesse sul ring. Un’assistente manager del club, donna di grossa stazza (Umemoto Ritsuko), si intrufola in un torneo travestita da maschio per sostituire un lottatore infortunato – e in modo commovente dà tutta se stessa, anche se viene pesantemente sconfitta. E Natsuko alla fine prova il caratteristico esercizio di shiko del sumo – e dà al film il suo titolo giapponese: Shiko Funjatta (letteralmente “Ho fatto shiko”).

Molto è cambiato nel sumo dall’uscita del film, nel 1992: i lottatori professionisti non giapponesi sono molto più comuni e vincono molti più tornei rispetto a 30 anni fa. Ma Sumo Do, Sumo Don’t rimane ancora il miglior film di sumo e una delle migliori commedie sportive giapponesi di sempre.

Mark Schilling
Regia: SUO Masayuki
Anno: 1992
Durata: 103'
Stato: Japan
27/04 - 15:45
Visionario, Via Asquini 33
27-04-2024 15:45 27-04-2024 17:28Europe/Rome Sumo Do, Sumo Don't Far East Film Festival Visionario, Via Asquini 33CEC Udine cec@cecudine.org

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