Ten Years Thailand

Ten Years Thailand comprende quattro storie sulla politica thailandese, ambientate un decennio dopo il 2018. I quattro episodi s’inquadrano in due diverse ambientazioni, una scena realistica e una zona iper-immaginativa, che sono rese attraverso l’uso di vari stili, come il realismo, lo stile da cinema d’essai, il surrealismo. Mentre il primo e l’ultimo episodio del film – Sunset di Aditya Assarat e Song of the City di Apichatpong Weerasethakul – si svolgono in un contesto realistico e contengono un barlume di speranza, gli episodi due e tre – Catopia di Wisit Sasanatieng e Planetarium di Chulayarnnon Siriphol – trasformano la “terra dei sorrisi” in una terra di distruzione, dove solo non-umani, gatti e umani programmati possono sopravvivere.

In Sunset di Assarat un gruppo di soldati e poliziotti visita a sorpresa una galleria d’arte, per ispezionare il “messaggio inadeguato” che appare in una mostra fotografica dal titolo “Ho riso così forte che ho pianto”. Intanto il giovane e ingenuo coscritto Kaen amoreggia con un’addetta della galleria. La Thailandia appare divisa fra due mondi opposti. Da un lato l’ingenuità di chi non ha potere, dall’altro l’esercizio del potere per stabilire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Il regista enfatizza deliberatamente questo contrasto binario e affronta il tema del separatismo politico – camicie gialle e rosse si scontrano, in un’area grigia dove sono rappresentate le identità prismatiche di entrambi i gruppi.

I dissensi politici danno spicco al mondo surrealista di Catopia, dove il regista Wisit descrive la sopravvivenza dell’ultimo umano, circondato da creature mezzo uomo e mezzo gatto. Questo plot surreale, peraltro, contrasta con l’ambientazione contemporanea, che significa che gli eventi descritti potrebbero accadere anche oggi. Filmato con l’uso integrale della macchina a mano, questo paradiso di gatti mostra il nuovo riemergere di contrasti politici. I dissidenti sono diffidati, interrogati e imprigionati dal governo militare. Il gioco di cacciatore e vittima si manifesta ovunque. Molti oppositori devono nascondersi e fuggire all’estero.

La macchina del tempo si spinge all’estremo nel terzo episodio, Planetarium, una satira astratta del controllo governativo sulla vita dei giovani che prende a bersaglio i ministeri dell’educazione e della cultura. I giovani sono controllati fin dall’infanzia in ogni aspetto della loro vita: il taglio di capelli, le severe norme di rispetto, l’educazione, il modo di esprimere la felicità, fino all’ipnosi religiosa. Il buddhismo in effetti diventa uno strumento nazionale di controllo del popolo. Chulayarnnon si diverte a inserire le esperienze di ogni ragazzo e ogni ragazza in un gioco musicale dell’assurdo. Ogni dettaglio in questo episodio mostra il pieno intento politico di criticare il paese.

Apichatpong ritorna agli ambienti realistici della sua città natale, Khon Kaen, in Song of the City e ci stimola a confrontarci con la nostra esperienza come thailandesi che viviamo in un paese eternamente in ricostruzione. Ambientato in un parco dove si erge la statua del feldmaresciallo thailandese Sarit Thanarat, un dittatore che fece un colpo di stato nel 1957 e approfittò del suo potere per ottenere tutto quello che desiderava, l’episodio è come una reminiscenza del regista, che pare guardare in retrospettiva ai suoi film precedenti, alla sua casa di famiglia e all’imperfetta Thailandia. Diverse figure che appaiono nel film sono attori dei suoi film precedenti – Tong (Sakda Kaewbuadee) e Keng (Banlop Lomnoi) in Tropical Malady (2004), la dottoressa (Nantarat Sawaddikul) in Syndrome and a Century (2006) e il soldato addormentato in Cemetery of Splendor. Agli amici di una vita di Apichatpong si aggiunge – nel ruolo di un allegro folksinger del Nord-est che accetta un lavoro temporaneo come venditore presso la Good Dream Machine – un autentico prigioniero politico, Patiwat Saraiyaem, che era stato condannato a cinque anni di prigione per aver insultato la monarchia in una pièce universitaria nel 2015. In un paese in rinnovamento come la Thailandia, solo una persona come lui può mostrarci una nuova vita che potrebbe essere considerata un sogno. Ma non importa quanti ostacoli incontriamo, le nostre vite vanno sempre avanti. 
Anchalee Chaiworaporn
Regia: Aditya ASSARAT, Wisit SASANATIENG, Chulayarnon SIRIPHOL, Apichatpong WEERASETHAKUL
Anno: 2018
Durata: 93'
Stato: Thailand
27/04 - 15.00
Centrale
27-04-2019 15.00 27-04-2019 16.45Europe/Rome Ten Years Thailand Far East Film Festival Cinema Centrale, Via Poscolle 8CEC Udine cec@cecudine.org

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