Hong Kong New Talents. Il cinema di Hong Kong è vivo e vegeto

Hong Kong New Talents

Le voci che preconizzavano la fine del cinema hongkonghese erano davvero esagerate.  

Per anni, un certo numero di fan occidentali del cinema di Hong Kong si sono lamentati del presunto declino dell’industria cinematografica che aveva dato loro John Woo, Jackie Chan e Wong Kar Wai. È una visione che in qualche modo può essere attribuita a un pregiudizio verso film e generi specifici, ma che ha comunque un fondo di verità. Gli scatenati film d’azione e l’eleganza di stile che in passato definivano i film hongkonghesi agli occhi del pubblico occidentale sono in larga parte scomparsi, a favore di prodotti commerciali orientati al mercato della Cina continentale. A uno sguardo superficiale, sembra proprio che i film che incarnano la cultura e il sapore unici di Hong Kong siano in gran parte estinti.

Ma il cinema di Hong Kong esiste ancora, ed esisterà sempre, finché continueranno a darsi da fare quei registi interessati a una città così ricca e variegata, alla sua storia e alla sua cultura. Anche oggi continuano a sfornare film hongkonghesi unici, seppure non così sontuosi o sfarzosi come negli anni passati.

La scelta vincente per la sopravvivenza del cinema di Hong Kong è stata quella di promuovere nuovi talenti che avevano il desiderio di raccontare le proprie storie. È passato il tempo delle pellicole rivolte a un pubblico di massa, come i film di arti marziali raffazzonati e le commedie surreali prefabbricate, sostituiti ora da prodotti più ponderati, con idee personali più forti. Il botteghino locale è l’ombra di se stesso e gli incassi dei film hongkonghesi in lingua cinese si sono decisamente contratti, mentre le opere tanto di Hong Kong quanto della Cina continentale sono state eclissate dalle epopee dei supereroi Marvel. Il cinema hongkonghese si è quindi evoluto nel senso della controprogrammazione, con film più piccoli, budget più limitati e nuovi registi che fungono da alternativa ai prodotti di Hollywood.

Un brillante esempio di questo nuovo cinema hongkonghese è Hand Rolled Cigarette (2020), che fa parte del focus speciale del FEFF23 “Hong Kong New Talents”, presentato dal Far East Film Festival in collaborazione con la Hong Kong International Film Festival Society. Il regista esordiente Chan Kin-long ha fatto scalpore con il suo acclamato dramma poliziesco, che ha ottenuto il sostegno della First Feature Film Initiative (FFFI), un programma sponsorizzato dal governo di Hong Kong e destinato a far crescere i giovani talenti cinematografici. Insieme al Fresh Wave Short Film Festival, un concorso di cortometraggi che fornisce risorse a registi alle prime armi, la FFFI rappresenta uno dei progetti hongkonghesi più riusciti per la promozione di nuovi talenti cinematografici e attualmente finanzia fino a sei film all'anno.   

Negli ultimi anni, la FFFI ha prodotto film acclamati e redditizi come Mad World (2017) di Wong Chun, presentato al FEFF19; Still Human di Oliver Chan (2019), che ha portato a casa l’Audience Award al FEFF21; e My Prince Edward (2019) di Norris Wong, presentato al FEFF22. Il progetto garantisce ai cineasti selezionati, con formazione universitaria o professionale, la guida di veterani dell’industria cinematografica e il finanziamento del loro primo lungometraggio. Hand Rolled Cigarette (2020) rappresenta il punto più alto del programma in quanto, dopo avere entusiasmato il pubblico ai festival, ha ottenuto sette candidature ai Golden Horse Awards taiwanesi, compresa quella per il miglior film, davvero un numero record per la FFFI.  

Il protagonista di Hand Rolled Cigarette è il pluripremiato attore Lam Ka-tung [aka Gordon Lam], insieme all’attore nepalese Bipin Karma. Come già Still Human, progetto precedente della FFFI, Hand Rolled Cigarette è incentrato su un’insolita amicizia tra persone di etnie diverse, un tema che è ancora ben più raro di quello che dovrebbe essere. Nonostante la popolazione della città sia composta quasi per un decimo da minoranze etniche, l’accettazione e l’approfondimento della diversità etnica di Hong Kong non sono molto diffusi. Eppure questo tema potrebbe essere diventato di attualità, se Hand Rolled Cigarette e la sorpresa indipendente Memories to Choke On, Drinks to Wash Them Down (2019), della coppia di coniugi Leung Ming-kai e Kate Reilly, possono essere considerati degli indizi.

Anche il cinema documentario di Hong Kong suscita maggiore interesse, e opere che affrontano questioni sociali o esaminano la cultura locale ricevono attenzione e rendimenti finanziari solidi, considerando i budget relativamente ridotti. I documentari si spingono ulteriormente all’interno della storia culturale unica di Hong Kong: è il caso di Keep Rolling (2020), un affettuoso ritratto della leggendaria regista Ann Hui realizzato dall’art director Man Lim-chung, al suo esordio dietro la macchina da presa.

 

Anche i film di finzione si immergono sempre più nella cultura e nella storia locali, a volte come meta-narrazione. La commedia nera Time (2021) del regista emergente Ricky Ko fa riferimento a epoche e generi diversi del cinema di Hong Kong, a partire dal cast, guidato da due icone degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso come Patrick Tse e Petrina Fung, al personaggio del vecchio sicario che lavora come cuoco, fino alla trama socialmente consapevole sugli anziani emarginati che cercano di porre fine alle loro esistenze. 

Questioni sociali importanti sono sempre più presenti, sia nei film a basso budget che in quelli con budget elevati. La vita dei senzatetto a Hong Kong è l’argomento sia di Drifting (2021) – opera seconda di Jun Li dopo il fortunato esordio col dramma a tema LGBT Tracey (2018) – sia di i’m livin’ it (2020), una produzione dal cast importante del regista esordiente Wong Hing-fan. Su una linea più sottile, il pluripremiato dramma del 2019 Suk Suk (che significa “zio”), proiettato al FEFF22 e primo film hongkonghese del regista Ray Yeung, è incentrato sulla vita di uomini gay non dichiarati, molti con una famiglia e un lavoro, quando sono avviati sul viale del tramonto. Suk Suk ha ricevuto numerosi riconoscimenti ed è stato candidato come miglior film agli Hong Kong Film Awards. 

Mentre i film a grosso budget destinati alla promozione dei divi di turno attirano ancora un pubblico di massa, le sale d’essai e i festival cinematografici hanno rivolto inevitabilmente la loro attenzione verso questa nuova ondata di film hongkonghesi; ma tutto questo non sarebbe possibile senza il supporto di soggetti determinati a sostenere l’industria cinematografica locale. Individui come l’attore-produttore Lam Ka-tung, che ha recitato  gratuitamente in Hand Rolled Cigarette e che è anche produttore e co-sceneggiatore di Time, sono coinvolti completamente nel sostegno al cinema hongkonghese. Lo è anche Winnie Tsang, fondatrice e amministratore delegato di Golden Scene, società di distribuzione di Hong Kong che sostiene apertamente i registi emergenti locali.   

La Golden Scene, associata da sempre a titoli stimolanti e attenti al sociale, ha manifestato un innegabile sostegno per i film di Hong Kong a tema locale, e ha prodotto opere iconiche come The Way We Dance (2013) di Adam Wong, proiettato al FEFF15, e The Midnight After (2014) di Fruit Chan, presentato al FEFF16. Ha distribuito inoltre Still Human e My Prince Edward, progetti della First Film Initiative, oltre a Keep Rolling e Suk Suk

La Golden Scene non è la sola a supportare i talenti di Hong Kong. La società di Singapore MM2 ha iniziato a produrre regolarmente film hongkonghesi attraverso la sua controllata MM2 Entertainment Hong Kong; il suo listino comprende film riflessivi come Drifting di Jun Li e film commerciali come il successo a sorpresa One Second Champion (2021). Chiu Sin-hang (che è anche il cantante principale della band locale ToNick) firma la sua prima regia da solista con questo insolito dramma sportivo, in cui il pugilato si mescola ad un pizzico di fantastico, e ne è anche il co-protagonista. Il pubblico ha premiato l’impegno eclettico di Chiu facendo restare a lungo il film nelle sale. 

Anche la Sun Entertainment Pictures e la Emperor Motion Pictures (EMP) continuano a finanziare il cinema hongkonghese. La Sun Entertainment produce spesso versioni moderne a basso budget di generi classici del cinema di Hong Kong, come Sugar Street Studio (2021) del regista esordiente Sunny Lau, che introduce il marketing creativo in un horror postmoderno. La EMP fa uscire regolarmente piccoli film di nuovi registi, che di solito puntano i riflettori sulla sua scuderia di giovani attori. Un esempio recente è il dramma romantico JUST 1 DAY (2021), debutto alla regia della sceneggiatrice veterana Erica Li, che ha scritto, tra gli altri, per registi come Herman Yau, Pang Ho-cheung e Stephen Chow. 

A consolidamento del suo impegno per il cinema locale, nel maggio 2020 la EMP ha annunciato l’intenzione di instaurare una partnership con la One Cool Film Production di Hong Kong, appartenente all’One Cool Group fondato dal divo Louis Koo. Oltre a gestire la produzione e la distribuzione, questo gruppo multifunzionale hongkonghese offre servizi di post-produzione e persino di noleggio di attrezzature. Insieme, EMP e One Cool progettano di realizzare dieci lungometraggi, per rivitalizzare il settore cinematografico hongkonghese dopo la pandemia di Covid-19. È alla One Cool che si devono opere come Zero to Hero (2021), un dramma ispiratore che racconta la vera storia di un paralimpico di Hong Kong e segna il debutto alla regia di Jimmy Wan. 

L'aumento del sostegno di cui godono oggi i nuovi talenti non sarebbe comunque possibile se il governo di Hong Kong non avesse raddoppiato gli sforzi per i film e i registi locali. Oltre alla First Feature Film Initiative e al Film Development Fund, attivo da decenni, che offre sovvenzioni a quei progetti che possano favorire il cinema di Hong Kong nel lungo periodo, il governo locale sta implementando molteplici misure per stimolare l’industria, che vanno dal sovvenzionamento delle organizzazioni di registi hongkonghesi, all’incremento dei finanziamenti e alla semplificazione del processo di candidatura, fino all’aumento del numero di produzioni della First Feature Film Initiative e al rafforzamento della formazione. Inoltre, il nuovo Scriptwriting Incubation Program prevede un incoraggiamento economico per i nuovi sceneggiatori e incentiva gli sceneggiatori veterani a sviluppare sceneggiature di qualità. 

In particolare, il governo di Hong Kong sta introducendo il Directors’ Succession Scheme, un programma che associa registi veterani (per non dire leggendari) a giovani registi per la produzione di dieci-dodici nuovi film. Tra i primi abbinamenti già annunciati figurano Derek Yee con Keane Wong, Wong Kar Wai con Ronald Zee, Peter Chan con Wong Chun e la coppia di coniugi Mabel Cheung e Alex Law insieme a Norris Wong. Al di là della grande attesa generata da questi nuovi, entusiasmanti film, la cooperazione e il senso di comunità sviluppatisi tra questi artisti sono davvero stimolanti. Il cinema di Hong Kong si prende cura del cinema di Hong Kong: questo messaggio è davvero chiarissimo. 

Tuttavia, la migliore cura per i mali che affliggono il cinema di Hong Kong è il successo. Buoni risultati al botteghino e la considerazione da parte dell’élite culturale ottengono un po’ di interesse da parte della stampa, ma come si fa a catturare l’attenzione del pubblico di massa? Per esempio, con una candidatura agli Oscar da parte della Academy of Motion Picture Arts and Sciences di Hollywood. È quello che è successo nel 2021, quando Better Days, il dramma del regista Derek Tsang sul bullismo, è diventato il primo film di Hong Kong ad essere candidato alla statuetta per il miglior film straniero dopo Hero di Zhang Yimou (2004). A dimostrazione che l’apprezzamento per il buon cinema non conosce davvero confini, Better Days ha ricevuto anche il massimo riconoscimento del FEFF, l’Audience Award, al FEFF22. 

Alcuni potrebbero obiettare che Better Days non è propriamente un film hongkonghese, poiché è tratto da un romanzo della Cina continentale, si svolge in Cina e i protagonisti sono famosi divi cinesi. I temi del film però sono universali e Derek Tsang è decisamente un regista hongkonghese. Figlio dell’attore, produttore e regista di Hong Kong Eric Tsang, Derek Tsang ha intrapreso un percorso straordinariamente articolato prima di arrivare al successo: ha iniziato lavorando dietro le quinte prima di esordire come giovane attore, poi si è fatto strada collaborando con il regista Pang Ho-cheung e dirigendo film a quattro mani con Jimmy Wan, e infine come regista unico.

Better Days è solo il suo secondo lungometraggio, eppure Derek Tsang è diventato il primo regista originario di Hong Kong ad essere mai stato nominato agli Oscar (nonostante Hero fosse una coproduzione hongkonghese, Zhang Yimou è un regista della Cina continentale). Un tale onore senza precedenti merita una menzione speciale. A fronte della contrazione del numero di produzioni e del suo discostarsi da un atteggiamento ultra-commerciale, Hong Kong potrebbe aver perso il soprannome informale di “Hollywood d’Oriente”; ma questi nuovi registi hanno dimostrato di possedere il talento necessario e fanno ben sperare di eccellere sulla scena internazionale. Il successo di Tsang, e di tutti i talenti hongkonghesi emergenti, è di buon auspicio per il futuro del cinema locale. Mentre un’era del cinema di Hong Kong si affievolisce, un’altra sembra pronta a brillare intensamente.


Questo articolo è la versione abbreviata di un saggio commissionato dalla Hong Kong International Film Festival Society per promuovere il programma “Hong Kong New Talents”. Il contenuto è stato utilizzato su autorizzazione.

Ross Chen