Shangri-La

In Shangri-la il provocatore cinematografico Miike Takashi arriva più vicino che mai, per lui, a realizzare un film umanista e commovente nella tradizione di Ozu Yasujiro e di Yamada Yoji. Non è che sia diventato tutto tenero e sdolcinato: un film di Miike non sarebbe tale senza scene di sesso piccante e violenza brutale, e in Shangri-la ce ne sono alcune. Il film esamina la realtà della vita di quei milioni di giapponesi che sono sempre sull’orlo della rovina, e quella feccia umana che cerca di sfruttarli. Ma è soprattutto un divertimento intelligente, con dei Robin Hood esperti di finanza che mettono nel sacco ricchissimi malviventi, senza parlare della varietà comune di ladri e truffatori. Il film inizia con il fallimento di una catena di supermercati di Osaka. La notizia scuote la piccola tipografia che stampa i dépliant del supermercato: se l’assegno della società, da dieci milioni di yen, non è coperto, addio tipografia. Il presidente della piccola tipografia, l’attivissimo Umemoto (Tokui Yu), supplica il magnate dei supermercati (Maro Akaji), ma il vecchio farabutto afferma di non possedere un solo yen. L’avvocato di Umemoto consiglia di dichiarare fallimento, ma Umemoto preferirebbe morire piuttosto. Poi, proprio quando sta per ammazzarsi, viene bruscamente interrotto da una banda di teppisti che attacca un vicino campo di senzatetto. Umemoto porta all’ospedale uno dei senzatetto feriti, e in seguito viene accolto calorosamente nell’accampamento da Kuwata (Sano Shiro), uno scrittore senza fortuna, e dal “sindaco” del campo (Aikawa Show), che sfoggia occhiali scuri e una parrucca afro. Sopraffatto dalla gentilezza di questi sconosciuti, Umemoto si sfoga sulle sue disgrazie. Commossi, Kuwata e il sindaco promettono di aiutarlo a salvare la tipografia. Assistere allo sviluppo di tutta questa storia è molto divertente. La sceneggiatura di Takahashi Masakuni, che si basa su un celebre manga di Aoki Yuji, permette alla storia di scorrere in modo frizzante, mentre spiega attentamente i vari stratagemmi. La regia di Miike è insolitamente discreta, anche se ogni tanto ama dare una scossa di stranezza al pubblico, per mantenere viva l’attenzione e ricordare chi c’è dietro questo convincentissimo racconto di truffe.
Mark Schilling
FEFF: 2003
Regia: MIIKE Takashi
Anno: 2002
Durata: 95
Stato: Japan

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