Avete mai l’impressione di correre in una ruota da criceto, di fare sempre le stesse cose, allo stesso modo, alla stessa ora, ogni giorno? Ce n’è abbastanza da diventare matti, vero? E se doveste rivivere la stessa domenica all’infinito, da soli?
E’ quello che succede all’eroina di Turn di Hirayama Hideyuki. Non si tratta però di una commedia, come il film cui assomiglia maggiormente, il classico Ricomincio da capo, ma di un dramma umanistico, nonché una grande vetrina per l’attrice protagonista.
Nei panni di un’agguerrita artista di incisioni bloccata in un anello temporale, Makise Riho offre una smagliante interpretazione in una delle situazioni recitative più dure che si possano immaginare. In scena per quasi tutto il film, spesso parlando ai muri, Makise mantiene la sua intensità e la sua concentrazione scena dopo scena, mentre ci mostra cosa sta succedendo all’interno della mente agitata, a volte convulsa, del suo personaggio. Condannata a vita alla sua prigione esistenziale, è consapevole che rischia di diventare completamente pazza. La salva la sua risoluta determinazione a mantenere la normalità, ancorandosi saldamente alla speranza.
Maki (Makise) insegna arte ai bambini e fa incisioni, ma non ci guadagna quasi niente. Vicina ai trent’anni, vive ancora con la madre (Baisho Mitsuko) ed è intrappolata nella routine, senza vie d’uscita. Poi un gallerista accetta di esporre una delle sue mezzetinte e Maki assapora un momento di euforia, fino a quando non fa un incontro inatteso con un camion che arriva in senso contrario.
Quando si sveglia si trova sulla veranda di casa e l’orologio segna le 2.15 del pomeriggio. Non sente dolore, solo la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra, sensazione confermata quando si avventura fuori e trova le strade e i negozi deserti. Capisce di essere bloccata in un’altra dimensione, completamente sola, con il mondo intero a sua disposizione. Ogni giorno, alle 2:15, si ritrova sulla veranda per ricominciare daccapo la stessa giornata.
Mentre il tempo passa lentamente (senza andare da nessuna parte), il terrore comincia ad afferrarla. Si sveglierà sempre nella stessa giornata di sole insopportabilmente tranquilla? Sta per crollare quando, incredibilmente, suona il telefono. Risponde e sente una voce, quella di un giovane designer (Nakamura Kantaro) che ha acquistato la sua mezzatinta ed è il suo unico legame con il suo mondo di prima. Maki si aggrappa a lui come a un’ancora di salvezza: tra i due inizia una strana relazione, Maki vorrebbe passare la vita con lui: prima, però, deve fare un viaggio attraverso le dimensioni.
Il tema sottostante al film è l’importanza del contatto umano in un mondo sovrappopolato, ultra-indaffarato e ultra-materialistico. Quando lottiamo contro la folla sogniamo vasti deserti e spiagge vuote. Ma attenzione a quello che desiderate: Turn racconta che i nostri desideri potrebbero anche materializzarsi.
Mark Schilling