Rampo Noir

Edogawa Rampo, nato nel 1894 (vero nome Hirai Taro), ha scritto racconti del mistero e del macabro modellati sull’opera di Edgar Allan Poe (da cui ha preso il nome d’arte) e di Arthur Conan Doyle, che hanno affascinato a lungo i cineasti giapponesi.
Lo scorso anno due giovani registi di grido come Takeuchi Suguru e Kaneko Atsushi e due autori più anziani e stimati come Jissoji Akio e Sato Hisayasu si sono uniti per realizzare Rampo Noir (Rampo Jigoku), un film in quattro episodi basato sulle storie di Rampo; gli episodi sono tutti interpretati da Asano Tadanobu (Zatoichi, Ichi The Killer), il re del cinema giapponese indipendente.
Il primo episodio del film, Mars Canal (Kasei no Unga) di Takeuchi, inizia con un uomo nudo dai capelli lunghi (Asano) che vaga in una landa desolata e triste (l’Islanda, che rappresenta il pianeta Marte del titolo). Si imbatte in un laghetto circolare e sbircia nell’acqua: scorgendovi il viso dell’amante, ricorda una scena di sesso violento con lei. Poi si accorge che qualcosa sta cambiando…
Takeuchi gira questo segmento, il più breve dei quattro episodi, senza suono; ci sono solo immagini che lampeggiano come un incubo schizoide che, per colmo dell’orrore, potrebbe non essere affatto un incubo - ma retribuzione karmica.
Il secondo episodio, The Hell Of Mirrors (Kagami Jigoku) di Jissoji è girato in modo più convenzionale, ma altrettanto primario nelle sue emozioni violente. Akechi Kogoro (Asano), la versione di Rampo di Sherlock Holmes, si interessa della morte improvvisa di due donne. In entrambi i casi era presente nella stanza della morte uno specchio in stile giapponese, realizzato da Toru Ikki (Narimiya Hiroki), il titolare di una cartoleria che conosceva intimamente le vittime. Poi Toru seduce la cognata (Ogawa Harumi) e le regala l’ultimo specchio…
Jissoji tratteggia abilmente i caratteri dei protagonisti, compresa la tensione sessuale tra Toru e l’imperscrutabile Akechi, e crea un’esaltazione narrativa quando Akechi stringe il cerchio intorno all’assassino, malgrado le assurde spiegazioni pseudo-scientifiche che vengono fornite per i poteri degli specchi. 
Caterpillar (Imomushi) di Sato è più schiettamente ero-guro (“erotico-grottesco”) nel classico stile di Rampo. Il tenente Sunaga (Omori Nao) torna dalla guerra ridotto a un torso mutilato, senza mani né piedi né lingua, in grado di comunicare solo con grugniti, gemiti, e con gli occhi tormentati. La moglie Tokiko (Okamoto Yukiko), giovane e attraente, si stanca di accudire il suo “bruco” indifeso di marito e inizia a usarlo come un giocattolo sessuale. Poi scopre un gioco più eccitante: la tortura. Nel frattempo un artista del posto (Matsuda Ryuhei) inizia ad avere un interesse perverso in queste vicende erotiche.
Sato, uno dei cosiddetti “Quattro imperatori” dei film pink (pinku eiga), filma la sua storia di orrori sadomaso con un piacere evidente - se non proprio con una gioia sadica.
L’ultimo segmento, Crawling Bugs (Mushi) di Kaneko, è anche il più estremo. Asano vi interpreta un doppio ruolo, quello del timido autista di una sensuale attrice (Ogawa Tamaki), e quello dell’amante dominatore dell’attrice, che riesce a farle fare cose che l’autista può solo sognare. Quando finalmente l’autista si fa coraggio e, con un mazzo di fiori in mano, confessa il suo amore, lei lo rifiuta crudelmente - e lui scatta.
Kaneko ci dà dentro con l’atmosfera sadomaso, come un Wong Kar-wai con cera bollente di candele, ma rende anche difficile per chi non è attento distinguere tra i due Asano. Tutto sommato, però, Edogawa è trattato bene dai suoi quattro interpreti, che riescono a renderlo ancora fresco per una nuova generazione di fan. Una mente davvero malata (e dotata) non va mai fuori moda.

Mark Schilling
FEFF: 2006
Regia: TAKEUCHI Suguru, JISSOJI Akio, SATO Hisayasu, KANEKO Atsushi
Anno: 2005
Durata: 134'
Stato: Japan