Departures (Okuribito) di Takita Yojiro è incentrato su un rito mortuario giapponese che gli Occidentali sperimentano raramente o mai: le cure del nokanshi (letteralmente, “maestro di deposizione nella bara”), un professionista che lava e riveste la salma. Il protagonista del film, che è appunto un nokanshi, eleva un semplice compito a rituale raffinato, eseguito con gesti sapienti ed eleganti, che comunica anche compassione per il defunto. Questo - sembra dire senza parole ai congiunti - non è semplicemente un corpo senza vita, ma una persona degna di rispetto e di amore. Con la sua perizia, egli restituisce al defunto le sembianze della vita.
Il film ha inizio con il protagonista, Kobayashi Daigo (Motoki Masahiro), che già fa il nokanshi, e sta lavorando sulla salma più inusuale che gli sia mai capitata: quella di un giovane transessuale morto come donna, anche se i suoi parenti si sono scordati di informare del fatto Daigo e il suo capo, Sasaki (Yamazaki Tsutomu). La scoperta, da parte di Daigo, del sesso della salma ha il tono divertente tipico della vena di humour macabro di Takita - e indica che Departures sarà un film difficile da descrivere. Proviamoci comunque: il film parla della ricerca della felicità, anche se tutti pensano che la tua felicità sia strana, sia sgradevole e sia causa di divorzio.
Dopo questo prologo, scopriamo Daigo nella sua vita precedente: quella di un violoncellista che ha appena perso il lavoro. Senza alcuna prospettiva di lavoro, lui e la sua giovane e spensierata moglie Mika (Hirosue Ryoko ) si trasferiscono in campagna, nella città natale di Daigo, Yamagata. Qui lui risponde a un inserzione per quello che inizialmente crede un lavoro in un’agenzia di viaggi; ma poi gli viene rivelato, da una gioiosa e appariscente receptionist (Yo Kimiko) e poi anche dal burbero seppur accogliente presidente (Yamazaki Tsutomu), che l’agenzia non spedisce i suoi clienti alle Hawaii, bensì all’altro mondo. Daigo accetta comunque il lavoro e scopre di averne la vocazione.
Da bambino Daigo è stato abbandonato dal padre e lasciato solo dopo la morte dell’amatissima madre. Come nokanshi, egli si accorge che, aiutando gli altri ad accettare la loro perdita, gli risulta più facile fare i conti con la propria. Il lavoro è anche uno sfogo naturale al suo senso musicale del bello e dell’ordine. Mika, però, non riesce a superare il fattore “bleah”, né la vergogna sociale per la professione del marito, e gli impone la scelta: o i morti o lei.
Nel ruolo di Daigo, Motoki Masahiro ci consegna la miglior interpretazione di tutta la sua lunga carriera - contenuta, ma ricchissima nell’esprimere le diverse sfaccettature del suo personaggio. Yamazaki Tsutomu, nel ruolo dello scontroso professionista Sasaki, è esilarante con quella sorta di vaudeville irascibile e spavaldo che ha perfezionato sin dalla sua interpretazione del camionista/guru dei ramen (spaghetti giapponesi) in Tampopo di Itami Juzo (1985). Allo stesso tempo, Sasaki si pone come un credibile modello di vita per il giovane collega: un professionista che gode appieno i piaceri della vita, dal cibo sulla sua tavola alle piante di cui si circonda.
Mark Schilling