Cyrano Agency si basa su un’idea semplice ma brillante. Visto che un rapporto affettivo riuscito è un obiettivo estremamente importante nella vita dei giovani coreani, ci sono probabilmente tantissime opportunità economiche per chiunque possieda il talento e l’abilità di soddisfare un bisogno di questo genere.
Entra in gioco la Cyrano Agency, un gruppo di attori teatrali ridotti alla fame che rubano qualche idea alla squadra di Mission: Impossible e clandestinamente mettono in piedi situazioni drammatiche e “casualità” per fare in modo che il loro “bersaglio” si innamori “spontaneamente” del loro “cliente”. La squadra comprende uno sceneggiatore, un costumista, un ricercatore/origliatore, un insegnante di dizione (con la doppia attività di geomante, per scoprire i “giorni fortunati” per il cliente) e persino una graziosa seduttrice che deve instillare la gelosia nel cuore della donna scelta come bersaglio. In un prologo arguto e ingegnoso vediamo i componenti dell’agenzia, guidati da Byung-hoon (Uhm Tae-woong, Chaw), mentre applicano la loro formula magica per un cretinetto appassionato di calcio (una parte esilarante per Song Sae-byuk, visto in Mother) e una barista carina.
Altre risate ma anche un potenziale struggimento arrivano quando si presenta in agenzia un nuovo cliente, Sang-yong (Choi Daniel), un affascinante quanto stupido gestore di fondi, e Byung-hoon individua il “bersaglio” dell’uomo (Lee Min-jung, l’affascinante suora di Pruning the Grapevine).
La sequenza introduttiva comunica con precisione l’interessante tono di Cyrano Agency: bizzarro, leggermente sdolcinato e sorprendentemente, dichiaratamente romantico. Il regista Kim Hyun-seok (YMCA Baseball Team, Scout) in alcuni ambienti viene considerato, alquanto ingiustamente, uno specialista in film sul baseball, mentre invece è uno dei pochi registi coreani che conosco in grado di realizzare melodrammi comici e garbati senza appesantirli con emozioni forzate o svenevolezze. Conosce la differenza tra l’autentica arguzia e lo slapstick crudo che viene fatto passare per “comicità” in così tanti film recenti.
In questo film, Kim amplia il suo registro dando ai personaggi femminili il loro giusto spazio, in particolare con Hee-joong, che è ben lungi dal rappresentare la “ragazza dei sogni” del macho coreano, ma non per questo risulta meno vera o attraente.
Questa situation comedy è snella e ben costruita, con dosi minime di stucchevoli artifici nella trama. La suspense sulle potenziali azioni e motivazioni dei personaggi viene mantenuta fino all’ultimo, quasi si trattasse di un film poliziesco, mettendo veramente in risalto le abilità di Kim come sceneggiatore. Magari sarebbe stato auspicabile un epilogo un pochino più asciutto; ma la sua fedeltà allo spirito del Cyrano de Bergerac originale potrebbe sorprendere e conquistare gli spettatori scettici nei confronti del finale irrefrenabilmente sdolcinato.
Tutti gli attori interpretano la propria parte con un passo leggero, che talvolta ha una grazia da ballerino. Uhm Tae-woong e Lee Min-jeong mostrano una meravigliosa alchimia reciproca e sono totalmente credibili persino nel climax un po’ troppo carico. Ma la più grossa sorpresa del film è Choi Daniel: il suo Sang-yong esordisce come un inesperto imbecille ma quando arriva il momento culminante del film si è guadagnato non solo il diritto alla sua ricompensa, ma anche le simpatie di buona parte del pubblico. Un’ulteriore nota positiva di Cyrano è data inoltre dalla sua bellezza visuale e tecnica: il direttore artistico Kim Joon (Paju) mantiene l’atmosfera amichevole e intima di un piccolo teatro, mentre il direttore della fotografia Kim Woo-hyung (The Warrior’s Way) orchestra abilmente le luci in toni dorati e ambrati man mano che l’atmosfera romantica investe i personaggi.
Cyrano Agency è un abile e intelligente film commerciale, ma anche una pellicola davvero piacevole: il tipo di cinema coreano immeritatamente ignorato all’estero (con l’eccezione del pubblico di Udine), e un altro successo del formidabile Kim Hyun-seok.
Kyu Hyun Kim