Quando Hollywood si occupa del rovesciamento dei ruoli di genere, di solito è per far ridere, come quando un boss femmina (Sandra Bullock) propone un finto matrimonio a un subordinato maschio (Ryan Reynolds) in Ricatto d’amore (2009) o quando uno scienziato (Arnold Schwarzenegger) rimane incinto in Junior (1994).
Anche The Lady Shogun and Her Men (O-oku) di Kaneko Fuminori ha i suoi momenti di comicità, ma a conti fatti è un normale dramma in costume con una premessa ipotetica tratta da un manga di Yohinaga Fumi: all’inizio del XVIII secolo il Giappone è devastato da un’epidemia che spazza via gran parte della sua popolazione maschile, con il risultato che i due sessi si scambiano i ruoli: le donne occupano i posti di potere e gli uomini diventano preziosi per allevare la nuova generazione.
All’inizio del film un giovane samurai, Mizuno Unoshin (Ninomiya Kazunari), che si prepara a diventare uno spadaccino, si è impegnato sentimentalmente con la seducente Onobu (Horikita Maki), ma le loro differenze di classe (la famiglia di lui appartiene a una classe relativamente bassa nella gerarchia dei samurai, mentre lei fa parte di un ricco clan di commercianti) rende il matrimonio impossibile.
Per aiutare finanziariamente la sua famiglia, Mizuno entra a far parte della O-oku, che letteralmente significa “camera interna”, ma in realtà si tratta dei concubini maschi della Shogun. Come nel mondo esterno, anche la O-oku ha i suoi capi e i suoi sottoposti, ma la Shogun è libera di scegliere tra i quasi 3000 membri che ne fanno parte.
Come nuovo arrivato, Mizuno diventa oggetto di nonnismo, ma trova un alleato in Sugishita (Abe Sadao), un membro più anziano e amichevole che gli insegna il mestiere. Vedendo tutti i begli uomini che lo circondano, Mizuno si rende conto di avere un sacco di concorrenti, per quanto la sua reazione iniziale, anziché di invidia, sia piuttosto di disgusto per le calunnie meschine e le rigide gerarchie che caratterizzano il luogo. Inoltre, egli è ben lontano dall’essere elettrizzato dalle avance sessuali che riceve: il suo cuore (anche se non il suo corpo) appartiene ancora a Onobu.
È solo avanti nella storia che incontriamo infine la nuova Shogun, Tokugawa Yoshimune (Shibasaki Kou), ma valeva la pena di attendere. Malgrado le sue maniere regali, Yoshimune non è affatto una diva autoreferenziale, ma piuttosto un’ostinata donna politica che vuole riformare il corrotto sistema politico e sociale ereditato da chi l’ha preceduta. Nel contempo, è una donna normale - e curiosa di vedere il suo piccolo esercito di pretendenti.
È facile indovinare che le strade di Mizuno e Yoshimune si incroceranno, mentre è più complicato immaginare come la loro anomala relazione si dipanerà. Tratto da un manga di successo di Yoshinaga Fumi, il film crea un mondo fantastico estremamente seducente, con kimono dai colori vivaci per gli uomini e costumi sobriamente straordinari per la Shogun - ma anche radicato nelle personalità cocciutamente individualistiche dei due protagonisti.
In Giappone la pellicola ha avuto molto successo, specialmente presso il pubblico femminile, a cui è piaciuto immaginarsi nei panni della Shogun (tabi, i calzini tradizionali, compresi), attesa con ansia da legioni di uomini stupendi, ognuno dei quali pronto a morire pur di coricarsi con lei sul suo futon. Ma questo cos’ha a vedere con l’amore? Nel mondo della O-oku, nulla. Nel cuore di The Lady Shogun and Her Men, invece, significa tutto.