See You Tomorrow, Everyone

I registi che battono e ribattono sullo stesso soggetto sovente si avvalgono dello stesso attore per incarnarlo. Kurosawa Akira assegnava a Mifune Toshiro il ruolo dell’eroe intenso in tutti i film sull’eroismo maschile, se non tradizionalmente macho. Itami Juzo sceglieva come protagonista la moglie Miyamato Nobuko per la parte della donna tosta che si imbarca con tipi belli e inaffidabili nelle varie commedie satiriche sugli eccessi del Giappone nell’epoca delle bolle speculative.


Similmente Hamada Gaku è diventato l’attore feticcio di Nakamura Yoshihiro, interpretando cinque film con il regista dopo il primo ruolo dell’ingenuo studente del college nella sua pellicola del 2007 The Foreign Duck, the Native Duck and God. Piccolino e con il viso da folletto, Hamada assomiglia più a un attore di The Hobbit che all’eroe del solito film commerciale giapponese.


Ma nell’ultima pellicola del regista, See You Tomorrow, Everyone (Minasan, Sayonara), si rivela anche perfetto, e non soltanto fisicamente, nei panni del “ragazzino” che in un mondo ostile si dimostra più temerario di quanto non sembri all’inizio, il tema ricorrente in molti film di Nakamura. Il suo personaggio è Satoru, che è cresciuto in un danchi, uno dei tanti complessi edilizi degli anni del boom del dopoguerra organizzati in comunità autonome. Si tratta della versione giapponese dei “paradisi dei lavoratori” occidentali, come illustra un vecchio cinegiornale sgranato con immagini di massaie felici che fanno la spesa tra una chiacchiera e l’altra e bambini allegri che imparano e giocano: ci sta tutto, nel danchi!


Ecco perché, quando nel 1981 un dodicenne Satoru (interpretato da un Hamada chiaramente adulto) comunica alla sempre paziente madre (Otsuka Nene) l’intenzione di trascorrere il resto dei propri giorni nel danchi e di non uscirne per andare a scuola, intuiamo in parte perché lei lo accetti, anche se la decisione non viene spiegata in modo esauriente.


Quando i suoi ex compagni di classe si mettono in marcia alla volta della nuova scuola, Satoru resta indietro, ma invece di vegetare davanti alla tv, intraprende un rigoroso regime di studio, allenamento di arti marziali nonché pattugliamento del danchi munito di clipboard per appunti, così da garantire la sicurezza dei vicini, mese dopo mese, anno dopo anno.


Sì, per quanto strambo, Satoru è anche un tipo simpatico, che aiuta un ragazzo effeminato (Nagayama Kento) vittima di bullismo scolastico. Ha anche i normali impulsi sessuali maschili tipici degli adolescenti, come dimostra quando la sbrigativa ragazza della porta accanto e il suo più intimo confidente (Haru) lo invitano a fare bagordi (rigorosamente controllati). A vent’anni trova anche una fidanzata, la dolce e carina Saki (Kurashina Kana), che condivide il suo desiderio di restare vicino a casa e gli procura il lavoro dei suoi sogni come garzone del burbero mastro fornaio (Bengaru) della pasticceria del danchi.


Ma mentre gli anni passano e il numero dei suoi ex compagni di classe scema dall’iniziale 107 (didascalie in sovrimpressione segnano il declino), il già piccolo mondo di Satoru a poco a poco si rimpicciolisce ancora di più. Ma ogni volta che cerca di scendere la lunga rampa di scale che porta al mondo esterno più grande, il panico lo blocca. Finirà per diventare un Robinson Crusoe urbano, abbandonato sulla sua fatiscente isola di cemento?
Tratta da un romanzo di Kubodera Takehiko, la sceneggiatura di Nakamura e Hayashi Tamio trova una risposta a questa domanda, che calza in modo perfetto, anche se non lampante, al personaggio e alla situazione di Satoru. Proprio come nel climax di Fish Story (visto al Far East Film 2009), Nakumura annoda tutti i fili della trama accuratamente imbastita in un finale rivelatore, questa volta in un “paradiso” molto diverso da quello intravisto nel cinegiornale di tanto tempo prima. Anche Satoru (soprattutto Satoru) non è più lo stesso.

Mark Schilling
FEFF: 2013
Regia: NAKAMURA Yoshihiro
Anno: 2012
Durata: 121'
Stato: Japan

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