La scena iniziale di Shackled (Belenggu) non potrebbe essere più promettente. Nel cuore della notte, una donna col volto seminascosto da un foulard e un paio di occhiali neri è alla guida di un’auto in una remota strada di campagna. Un giovanotto in preda al panico e tutto inzaccherato viene fuori inciampando dal sottobosco, e il veicolo solitario lo raccoglie. Accanto a lui, sul sedile posteriore, il giovane scopre di avere i cadaveri insanguinati di una donna e di una bambina, mentre nel sedile del passeggero c’è una persona con un costume da coniglio, che si gira a guardare il giovane e sembra sorridergli sinistramente, proprio mentre la pioggia che cade copiosa sul parabrezza si trasforma improvvisamente in sangue.
Purtroppo, tutto questo si rivela essere uno dei tanti sogni inquietanti di Elang (Abimana Aryasatya), che è spesso perseguitato da queste visioni di sangue e omicidi, dove l’uomo vestito da coniglio è sempre presente. Per questo motivo Elang passa il resto del suo tempo vagando senza meta, con uno sguardo di stupore sul volto, e attira gli sguardi interrogativi dei suoi condomini, del personale del bar che frequenta e anche del suo capo, dei colleghi e dei clienti del bar dove lavora. Quando il notiziario lascia intendere che nel suo quartiere c’è un serial killer a piede libero, tutto il vicinato si spaventa e ha i nervi a fior di pelle. Non ci vuole molto perché i loro sospetti si concentrino su Elang.
Scritto e diretto dalla regista indonesiana Upi (alias Upi Avianto), Shackled è un’opera molto interessante che cattura splendidamente sia il lato squallido della Giacarta di oggi sia un’estetica inventiva e opportunamente surreale nei numerosi sogni e allucinazioni di Elang. L’illuminazione e la fotografia sono eccellenti e contribuiscono ulteriormente a dare al film un tono adeguatamente angoscioso, mentre la sceneggiatura fa fatica a eguagliare la qualità estetica complessiva del film. Elang sembra capace di attirare l’attenzione di un certo numero di donne diverse, dall’ardente prostituta Jinggu (Imelda Therinne) alla madre di famiglia sottomessa della porta accanto, Djenar (Laudya Chintya Bella), o persino l’amichevole cameriera del bar, ma non si sfugge al fatto che Elang è un uomo profondamente turbato, con alcuni gravi problemi psicologici.
Mentre la storia progredisce, lentamente si svelano sia la radice del problema di Elang che la portata della sua carneficina immaginaria, e purtroppo le risposte non sono una grande sorpresa. Il maggiore difetto del film non è che ogni cosa si svolga in modo del tutto prevedibile, ma che ciò avvenga a una lentezza incredibile. Di conseguenza, il pubblico è sempre circa tre passi avanti ai poliziotti e a tutti gli altri nell’indovinare chi è il killer e quale verità si nasconde dietro il coniglio assassino. Pur essendo sempre impressionante, la visione del film può diventare occasionalmente frustrante. Purtroppo, il cast non è sempre così forte come avrebbe dovuto essere per vendere questa storia e aiutarci a entrare in contatto con la situazione di queste persone, ovviamente non piacevoli. Questo difetto emerge maggiormente nella seconda metà del film, quando alcuni personaggi diventano più minacciosi e manipolatori, mentre altri reclamano la nostra simpatia.
Con una sceneggiatura più incalzante e avventurosa, non vi è dubbio che Upi avrebbe il talento giusto per mettersi dietro la macchina da presa e confezionare un thriller efficace, di grande bellezza e sostanza drammatica. Non è il caso di Shackled, che comunque rappresenta un positivo passo in avanti verso la sua realizzazione nel futuro.
James Marsh