Broken

Broken è uno di quei thriller gelidi e quieti che, invece di “far rabbrividire” lo spettatore, lo avviluppano nella loro atmosfera cupa e minacciosa. Il genere di film che ti insegue per qualche giorno dopo che l’hai visto.
Jeong Jae-young (Welcome to Dongmakgol, Castaway on the Moon) veste i panni di Sang-hyun, un padre single che lavora in un’azienda tessile. Tra lunghe ore trascorse al lavoro e qualche sera fuori a bere, non si occupa come dovrebbe di sua figlia Su-jin, che frequenta la scuola media. Una sera, dopo aver fatto gli straordinari, rincasa e scopre che Su-jin non c’è. È l’incubo che si cela nella mente di ogni genitore, solo che in questo caso l’incubo si rivela terribile quanto le sue peggiori paure.
Strutturalmente, Broken è un dramma della vendetta. A Sang-hyun non rimane più nulla per cui vivere se non cercare chi ha rapito sua figlia. Ma né lui né il pubblico crederanno mai che la vendetta serva davvero a qualcosa. In questa storia non vediamo nessuno degli slanci disperati e precipitosi caratteristici di un film di Park Chan-wook. La vendetta, invece, è semplicemente un istinto che viene seguito e che porta alla conclusione della storia. Niente di più.

Broken è il terzo film coreano degli ultimi anni tratto da un romanzo del prolifico scrittore giapponese di gialli Higashino Keigo. I due precedenti erano White Night (2009), adattamento del romanzo Byakuyko, del 1999, e Perfect Number (2012), adattamento di The Devotion of Suspect X, del 2005. Entrambi i film erano interessanti, in particolare Perfect Number, ma Broken è decisamente il più incisivo. È tratto da un romanzo del 2003 intitolato Samayou Yaiba che era già diventato un film in Giappone, Hovering Blade.

Higashino eccelle nella creazione di personaggi memorabili, e in questo film ce ne sono in particolare due. Quell’attore molto stimato che è Jeong Jae-young interpreta Sang-hyun, un uomo portato al limite estremo di ciò che un essere umano è in grado di sopportare. Tuttavia, l’attore evita ogni esagerazione o enfasi eccessiva e consegna un’interpretazione molto ben calibrata. Lee Seong-min (visto anche nei panni del marito in Venus Talk) offre un’ottima interpretazione nei panni del detective Jang, che simpatizza con Sang-hyun anche se è obbligato a proteggere l’obiettivo della sua vendetta.  Evitando di dare allo spettatore troppe informazioni su quello che si nasconde dietro il suo sguardo vacuo e stanco, Lee rende il suo personaggio affascinante.
Questo film rappresenta un bel balzo in avanti per il regista Lee Jeong-ho, la cui opera prima Bestseller era un giallo-horror che funzionava bene e che, seppur leggermente frammentario e dal tono disomogeneo, ha portato in sala un numero decoroso di spettatori. Broken, invece è confezionato in modo elegante ed è decisamente particolare. È quieto per essere un thriller, al punto che dobbiamo aguzzare l’udito per catturare ogni nuovo suono. Anche l’uso della musica è molto sottile; risulta particolarmente sorprendente il modo in cui, durante gli improvvisi scoppi di violenza, la musica rimane tranquillamente nel sottofondo, senza cambiare volume.

Da un punto di vista più generale, l’atmosfera dominante e le emozioni espresse dall’estetica del film sono di tristezza e di comprensione per la condizione del protagonista. Broken non è un “thriller” che ti riempie di eccitazione, o un giallo che ti tortura con i suoi segreti. È, invece, uno sguardo introspettivo sulla condizione di vittima e sulla violenza, che vale la pena di guardare se non altro per l’orchestrazione artistica del sonoro, per non parlare della meravigliosa fotografia e delle grandi interpretazioni. È un film che per molti versi si distingue dagli altri.
Darcy Paquet
FEFF: 2014
Regia: LEE Jung-ho
Anno: 2014
Durata: 123'
Stato: South Korea

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