The Swordsman of All Swordsmen

RESTORED VERSION 2022 - INTERNATIONAL PREMIERE

The Swordsman of All Swordsmen
La mano vendicatrice continua ad uccidere
一代劍王 (Yi dai jian wang)

Taiwan, 1968, 86’, Mandarin
Directed by: Joseph Kuo
Screenplay: Hsu Tien-yung, Joseph Kuo
Photography (color): Lin Tsan-ting
Editing: Chiang Shu-hua
Production Design: Li Ling-chieh
Music: Li Szu
Producer: Cheung Tiu-yin
Cast: Shang-guan Ling-feng (Flying Swallow), Tien Peng (Tsai Ying-jie), Yang Meng-hua (daughter of travelling performer), Chiang Nan (Black Dragon), Tsao Tsien (Yun Chun-chung), Miao Tien (Chou Hu), Ko You-min (Fang Bao), Lu Shih (Liu Xiang), Hsueh Han (Yin Shih)

Date of First Release in Territory: October 6th, 1968


The Swordsman of All Swordsmen (La mano vendicatrice continua ad uccidere) di Joseph Kuo, pietra miliare dei film wuxia molto richiesta dagli appassionati del genere, ritorna nella versione appena restaurata, pronta perché un pubblico più ampio possa valutare il posto che occupa all’interno del cinema di arti marziali e gustarsi la storia. Tien Peng interpreta lo spadaccino protagonista, Tsai Ying-jie, un giovane che all’età di sei anni ha assistito all’uccisione della sua famiglia. Gli assassini erano guidati da Yun Chun-chung (Tsao Tsien), che desiderava impossessarsi della spada della Caccia allo Spirito posseduta dal padre di Tsai. Dopo il massacro, il giovane Tsai era stato spedito in una valle dove avrebbe trascorso anni ed anni ad allenarsi, preparando la sua vendetta.  
Quel momento è arrivato: Tsai si mette in cammino portando cinque tavolette che recano incisi i nomi degli assassini e arriva faccia a faccia col perfido bullo Chou Hu (Miao Tien). Chou è il primo della lista e viene rapidamente eliminato, inchiodato a un albero con la sua stessa spada. Ben presto anche un altro nemico, Fang Bao (Ko You-min), viene trafitto da una lama e agli altri tre giunge la voce che il castigo si sta avvicinando. Sorgono però delle complicazioni per Tsai: innanzitutto si presenta uno spadaccino misterioso (Chiang Nan) che lo sfida a duello, dopodiché la sorella di quest’ultimo (Shang-guan Ling-feng) aiuta Tsai a riprendersi quando viene ferito da un dardo avvelenato. Rimessosi in sesto, Tsai inizia a combattere col suo odio profondo e si chiede se la vendetta debba trasmettersi di generazione in generazione.
Il regista Joseph Kuo ha realizzato La mano vendicatrice continua ad uccidere dopo aver diretto una serie di drammi in lingua taiwanese risalenti alla fine degli anni Cinquanta. Lavorando all’epoca sotto le insegne della Union Film, fondata a Taiwan nel 1965 dal regista hongkonghese King Hu e dal produttore taiwanese Sha Rong-feng, Kuo si è immerso nell’ondata di wuxia moderno allora emergente. Il film di Kuo – uscito un anno dopo il grande successo ottenuto da Dragon Inn, film di cappa e spada del 1967 diretto da Hu – riprende alcuni dei meccanismi di Hu ma con uno stato d’animo più malinconico.
Tra gli spunti ovvi tratti dall’opera di Hu c’è una scena in una locanda che ricorda la straordinaria entrata del divo Shih Chun in Dragon Inn. Quel che distingue il film di Kuo, tuttavia, sono le sue riflessioni sulla futilità della vendetta e la ricerca della grandezza nel mondo delle arti marziali. Quelle scene più delicate conferiscono al film la sua profondità emotiva, e preparano la strada agli stati d’animo che avrebbe poi esplorato il regista hongkonghese Chor Yuen nei suoi sontuosi film wuxia. La mano vendicatrice continua ad uccidere ripropone anche il concetto di jiang hu, un mondo sotterraneo che opera secondo un proprio codice morale. Gli spadaccini scorrazzano come nobili cavalieri, scambiandosi elogi in battaglia e affrontando anche il peggiore dei nemici in termini rispettosi.
Per quanto riguarda l’azione, La mano vendicatrice continua ad uccidere ha contribuito, insieme ad altri film, a definire lo stile wuxia moderno. Come ha fatto Hu in precedenza in Come Drink with Me (Le implacabili lame di rondine d’oro, 1966) e Dragon Inn, Kuo utilizza mosse rivelatrici del talento nelle arti marziali con azioni rapide e intense (come afferrare un pugnale con i denti, e poi risputarlo). Le scene di combattimento sono riprese con una macchina da presa in movimento e spesso in ampi spazi aperti, che permettono di ricorrere a tecniche come le lunghe carrellate utilizzate anche nelle opere di Hu e nelle precedenti saghe di samurai giapponesi. La tensione nelle scene di combattimento è amplificata attraverso l’uso ritmato delle percussioni, e gli attori si esibiscono in complicate coreografie, in uno stile fluido che combina dimostrazioni di forza bruta con svolazzi acrobatici. Questo film ha costituito per Kuo un punto di svolta: sarebbero venuti poi altri film iconici di arti marziali come The 7 Grandmasters e The 18 Bronzemen, a consacrare il regista come una garanzia per le emozioni del kung fu.


Joseph Kuo

Nato a Taiwan nel 1935, Joseph Kuo ha studiato regia e sceneggiatura presso l’Asia Film Company di Taipei prima di entrare nell’industria cinematografica negli anni Cinquanta. Diventato regista, ha diretto principalmente drammi in lingua taiwanese, fino a quando ha cambiato marcia con il film wuxia in mandarino La mano vendicatrice continua ad uccidere (1968), un grande successo a Taiwan e Hong Kong. Di lì in poi Kuo si è specializzato nel cinema di arti marziali, lavorando in un primo momento per la Shaw Brothers di Hong Kong, per tornare poi a Taiwan continuando ad esplorare il genere, soprattutto attraverso la sua società di produzione, Hong Hwa. 

FILMOGRAFIA SELEZIONATA

1958 – Lament in the Ancient Palace
1968 – The Swordsman of All Swordsmen
1971 – Mission Impossible 
1974 – Shaolin Kung Fu 
1976 – The 18 Bronzemen
1977 – The 7 Grandmasters 
1978 – Born Invincible 
1979 – The 36 Deadly Styles
1979 – The Mystery of Chess Boxing
1983 – Shaolin Kung Fu
Tim Youngs
FEFF: 2022
Regia: Joseph KUO
Anno: 1968
Durata: 87'
Stato: Taiwan

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