La strada verso la formazione di un’industria cinematografica
credibile a Singapore continua a essere un percorso
lento e arduo, come è stato negli ultimi anni. Il numero di
lungometraggi prodotti nella città-stato nel 2003 si può
contare sulle dita di una mano: quattro lungometraggi più
una produzione di Hong Kong cofinanziata dalla Raintree
Pictures di Singapore (fondata nel 1998), la società per la
produzione di film controllata dalla emittente televisiva di
stato, la MediaCorp.
Il prodotto principale del 2003 targato Raintree è stato il
film di Jack Neo Homerun, remake da 900.000 dollari USA
dell’iraniano Children of Heaven di Majid Majidi (1997). Il
film è uscito in 37 sale, il lancio più importante che un film
nazionale abbia mai avuto. Dato che è opera del regista e
interprete del fenomenale successo I Not Stupid (2002), la
pubblicità e le aspettative generate non sono state una
sorpresa. In effetti, Homerun è diventato il titolo cinese
campione d’incassi dell’anno, realizzando 1,4 milioni di
dollari USA e assicurandosi un posto tra i top ten del botteghino
di Singapore.
Malgrado il suo richiamo popolare, il film è andato meno
bene con la critica. Ambientato nel 1965 (l’anno in cui
Singapore è stata espulsa dalla Malaysia ed è diventata
una repubblica indipendente), Homerun trasferisce la storia
di Majidi in una giovane Singapore non ancora sviluppata,
nella quale la maggior parte della popolazione era
povera e abitava per lo più in kampongs (villaggi). Come
nel film iraniano, la storia si concentra su un fratello e una
sorella di una famiglia squattrinata che sono costretti a
condividere le scarpe quando il ragazzo Ah Kun (Shawn
Lee) perde accidentalmente una delle scarpe che la sorellina
usa per la scuola. Neo introduce un intreccio secondario
mostrando la rivalità tra Ah Kun e i suoi amici e un altro
gruppo di ragazzi, che evoca la disputa politica più recente
tra Singapore e Malaysia. Questa satira abbastanza
goffa, sebbene sfugga ai non informati, ha lo spiacevole
effetto di sembrare propaganda politica, con il risultato che
il film è stato vietato in Malaysia.
Dal punto di vista dei valori produttivi Homerun è uno dei
migliori prodotti del paese fino ad oggi. Tuttavia, per un
film modellato su un soggetto neorealista, le scene di fascino
rustico, girate in Malaysia, sarebbero più convincenti se
le strade e le case non fossero così splendenti e senza
traccia di spazzatura, o se le facce e i vestiti dei personaggi
non fossero così visibilmente freschi e ben puliti.
Altrettanto artificiale è il cinese mandarino, parlato perfettamente
in un periodo in cui l’uso di dialetti sarebbe stato
la norma. L’onnipresente musica sentimentale rafforza la
sensazione di artificio e il moralismo maldestro porta in
effetti il film di Neo lontano dalla semplicità toccante e onesta
dell’originale iraniano. La grazia che salva Homerun
risiede nella piacevole interpretazione dei bambini, in particolare
di Megan Zheng che interpreta la sorella di Ah
Kun, Seow Fang. La bambina, di dieci anni, ha vinto il premio
come miglior attrice esordiente al Golden Horse Film
Festival di Taiwan nel 2003.
Turn Left Turn Right (Xiang zuo zuo, xiang you zou, 2003),
coproduzione tra la Raintree, la Milkyway Image di Hong
Kong e la Warner Bros, è un dramma romantico basato sull’omonimo
racconto illustrato dell’autore taiwanese Jimmy
Lao e diretto dagli hongkonghesi Johnnie To e Wai Ka-fai. Il
film, del costo di 3 milioni di dollari USA, ha ricevuto diverse
nomination a festival ed è arrivato anche a vincere il
Golden Horse per la migliore canzone originale. Il successo
del film è stato naturalmente un trionfo per la Raintree.
Joint ventures come questa e come Infernal Affairs II (di
Andrew Lau e Alan Mak, 2003) valorizzano l’identità di
Singapore come paese produttore di film, aiutando i soggetti
coinvolti a fare esperienza e farsi conoscere, e possibilmente
anche a guadagnare; ma altrimenti hanno poco a
che fare con Singapore.
Più “casalinga” è la commedia d’azione on the road in lingua
inglese City Sharks (2003), esordio alla regia dello
scrittore di sitcom televisive Esan Sivalingam. Prodotto da
Nexus Net, Hoods Inc. e Singapore Film Commission per
380.000 dollari USA, City Sharks parla di un giovane e dei
suoi due amici (interpretati dai singaporesi Nicolas Lee,
Sheikh Haikel e dall’attore malaysiano Hans Isaac) che cercano
di aiutare l’orfanotrofio nel quale sono cresciuti,
finanziariamente dissestato, per evitarne la chiusura.
Ordiscono un piano per raccogliere denaro recuperando i
crediti di uno strozzino morto, imbarcandosi in un inseguimento
folle attraverso la Malaysia e ritorno. Malgrado i
difetti, specie nell’esagerazione delle componenti farsesche
e nella recitazione eccessiva, la commedia presenta
abbastanza svolte e colpi di scena da risultare divertente,
aiutata dalla bontà della fotografia e del montaggio, da una
musica dinamica e dalla discreta interpretazione del clownesco
trio. La sceneggiatura, scritta anch’essa dal regista,
ha vinto il premio per la sceneggiatura della Los Angeles
Screen Arts Foundation nel 2002.
Il 2003 ha visto anche la nascita del primo “film collettivo”
prodotto congiuntamente dal Network for Community
Action for the Rehabilitation of Ex-offenders (organizzazione
per il recupero degli ex delinquenti, che comprende
diverse agenzie governative), dal National Council against
Drug Abuse (istituto nazionale contro l’abuso di stupefacenti)
e dalla compagnia locale Gateway Entertainment,
per un costo di 150.000 dollari USA. Twilight Kitchen di
Gerard Lee (2003) è stato realizzato per contribuire a
contrastare i pregiudizi nelle assunzioni di ex delinquenti1
e fortunatamente è meno didattico di quanto avrebbe
potuto essere, trattandosi essenzialmente di un dramma
sociale sulla mancanza di umanità in una società materialistica
e individualista. Nel film Zhang Wenxiang interpreta un
ex detenuto che combatte per essere accettato nel ristorante
dove lavora, mentre il comico televisivo veterano
Moses Lim ha il ruolo impegnativo di un ex capocuoco, ora vittima di un infarto e trascurato dai figli. Il film è stato presentato
al giardino botanico di Singapore davanti a circa
2000 ex detenuti.
Il film del 2003 di cui si è parlato di più è 15 di Royston
Tan, basato sull’omonimo, pluripremiato cortometraggio di
Tan del 2002 sulla vita di tre autentici delinquentelli quindicenni,
che impersonano se stessi. I 90 minuti del film,
girato in uno stile semidocumentaristico con un occhio alle
immagini liriche ed evocative, sono una esplorazione onesta
e audace della dolorosa realtà fisica ed emotiva dei
ragazzi. La pellicola è stata prodotta da Eric Khoo per
meno di 117.000 dollari, con un contributo di 30.000 dollari
della Singapore Film Commission2.
Il lungometraggio di Tan comprende molto del cortometraggio
originale, due nuovi personaggi e diverse scene
esplicite, come il primo piano di un pene in erezione, scene
di assunzione di droga, autolesionismo, suicidio di giovani.
Quando il film è stato presentato al Singapore International
Film Festival, nell’aprile 2003, tutti i 1200 posti disponibili
per l’unica rappresentazione sono andati esauriti in quattro
giorni3. Il film è uscito senza tagli e con la classificazione
R(A)4 per la sola proiezione del festival, mentre per
l’uscita nelle sale è stato classificato “R(A) con tagli”, inferiori
a cinque minuti, a causa di una pretesa minaccia alla
legge e all’ordine. Il film di Tan ha vinto il premio
NETPAC/FIPRESCI5 al Singapore International Film Festival
(SIFF) nel 2003; ha partecipato alla Mostra del cinema di
Venezia nello stesso anno e a vari altri festival internazionali,
tra i quali il primo Asian Film Festival di Parigi nel
2004.
La versione lungometraggio di 15 aveva il vantaggio di
raggiungere un pubblico più ampio ma il cortometraggio
resta il film artisticamente più forte. Complessivamente,
tuttavia, entrambe le versioni di 15 sono importanti per il
commento sociale schietto e rivelatore, e confermano
Royston Tan come una peculiare nuova voce nel cinema di
Singapore.
La censura è stato un argomento scottante per gran parte
del 2003, quando la popolazione, generalmente conservatrice,
e la comunità artistica, più liberale, attendevano di
vedere in che misura le autorità avrebbero recepito le raccomandazioni
del CRC (commissione per la revisione della
censura). Alla fine, sulla base di una indagine della AC
Nielsen secondo la quale la maggioranza dei singaporesi
era soddisfatta delle norme esistenti, le proposte della CRC
sono state meno innovative di quanto ci si aspettasse e ad
ogni modo non tutte le proposte sono state accettate dalle
autorità. Nel campo della classificazione dei film, per esempio,
è stata rifiutata la proposta di abbassare a 15 anni il
divieto ai minori di 16 anni. Il governo ha accettato di introdurre
la categoria M18 (diciottenne maturo) e di trasformare
R(A) - per i film di valore artistico - in R21 (vietato ai
minori di 21 anni). Tuttavia, le nuove classificazioni non
significano che i film non saranno più soggetti a tagli.
Più positivo è il fatto che per l’esercizio commerciale ora ci
possono essere due diverse classificazioni (ma non contemporaneamente),
migliorando le possibilità che un
numero maggiore di film possa esser visto integralmente.
Il governo, nella sua scommessa di diventare un centro
artistico internazionale e una “Città globale dei media”, sta
impegnando risorse economiche rilevanti per lo sviluppo
dell’industria cinematografica e dei media, ma sarà interessante
vedere in che misura si potrà raggiungere questo
scopo di fronte al conservatorismo generale del Paese.
Più che nella produzione di lungometraggi, Singapore sta
ottenendo riconoscimenti internazionali grazie ai cortometraggi.
Il formato del cortometraggio, meno soggetto al
controllo della censura, permette maggiore libertà artistica
e sperimentazione e rappresenta una palestra indispensabile
per i futuri registi di lungometraggi. I giovani autori
di cortometraggi portano a casa letteralmente decine di
premi internazionali.
Tra i più recenti successi vanno ricordati Radio Station
Forgot to Play My Favourite Song (2003) di Gavin Chelvan,
Siau Che Sheng e Billy Tan, un documentario accattivante
sulla vivace produzione rock di Singapore che, secondo gli
autori, è trascurata dalle radio locali; il cortometraggio ha
vinto il Media Development Authority Book Prize di
Singapore per il migliore documentario. Jason Lai ha realizzato
il corto d’animazione squisitamente eccentrico 3
Feet Apart (2003, 6 minuti) che parla dell’impatto della
tecnologia sulla vita umana e che ha vinto il premio per la
migliore animazione nella categoria Cortometraggi Asiatici
al Festival Cinematografico Internazionale di Bangkok nel
2004. Il meditativo The Ground I Stand (Di Mana Bumi
Dipijak, 2002) è un documentario affascinante del malaysiano
Sherman Ong, composto interamente dai ricordi personali
di una donna semplice, una settantenne singaporese
Malay (musulmana). Il film è stato premiato al settimo
Malaysian Video Awards del 2002 con il Gold Award per il
miglior documentario. 9:30, di Yong Mun Chee, racconta di
un uomo che cerca di dimenticare la ragazza che ama, e
ha vinto il premio per il miglior film nella categoria sperimentale
al primo US-ASEAN Film, Video and Photography
Festival 2003 a Washington.
I cortometraggi di Singapore hanno fatto notevoli progressi
negli ultimi anni. Questo mezzo relativamente aperto,
economico e flessibile è diventato un trampolino di lancio
da seguire attentamente per gli aspiranti cineasti del
Paese, che, lentamente ma costantemente, stanno gettando
nuova luce sulla realtà della città-stato per il pubblico
locale ed estero.
1 Secondo un rapporto ufficiale dello scorso anno, 11.000 detenuti
vengono rilasciati ogni anno dalle prigioni e dalle comunità
di recupero per tossicodipendenti, e più di 900 di loro chiedono
l’aiuto delle istituzioni per trovare lavoro.
2 L’anno precedente, a detta di Tan, la Singapore Film
Commission aveva rifiutato di finanziare il cortometraggio 15
perché “non riuscivano a capire la sceneggiatura”.
3 In realtà, la vendita dei biglietti era stata rimandata di una settimana
perché la copia era trattenuta dalla censura mentre deliberava
sulla classificazione del film.
4 R(A), “Restricted-Artistic”, implica il divieto di accesso ai minori
di ventun anni, purchè il film possieda meriti artistici. Nel 2004
questo requisito ambiguo è stato lasciato cadere e la classificazione
è diventata “R21”.
5 Dal 1997 al Festival Internazionale di Singapore la giuria del
NETPAC (network per la promozione del cinema asiatico) lavora
con la giuria della Federazione Internazionale di Critici
Cinematografici (FIPRESCI).
Jan Uhde & Yvonne Ng Uhde