IL CINEMA IN CINA NELL’ANNO DELLA CAPRA: LA PERSEVERANZA PAGA

Il 2003 è stato nel complesso un anno positivo per il cinema cinese: molte produzioni (circa 140), alcuni successi al botteghino, numerosi film d’autore (circa 20), e nuovi regolamenti che spianano sempre di più la strada al cinema indipendente. E questo nonostante la calamità SARS abbia per diversi mesi interrotto la produzione cinematografica ed abbia tenuto lontani gli spettatori dalle sale. Non che lo stato di salute dell’industria cinematografica non sia ancora precario, visto che il numero di spettatori continua a diminuire (il box office totale nel 2003 è stato di circa 1 miliardo di RMB, equivalente a poco più di 100 milioni di dollari americani), che in media ogni cittadino Cinese si reca al cinema una volta ogni anno e mezzo (alcune statistiche parlano addirittura di una volta ogni tre anni), e che ormai soltanto uno su dieci film prodotti e poi distribuiti recuperano il costo e guadagnano nelle sale; ma nonostante tutto si respira un’aria di ottimismo per il futuro. Tanto per cominciare, nel 2003 si sono visti alcuni buoni successi commerciali: film come Warriors of Heaven and Earth (Tiandi Yingxiong) di He Ping - il kolossal di arti marziali co-prodotto dalla Columbia, candidatura della Repubblica Popolare Cinese agli Oscar - e Cell Phone (Shouji) di Feng Xiaogang hanno tenuto botta alla presenza sempre più invadente del cinema americano nelle sale (il numero dei blockbusters stranieri consentiti per distribuzione in Cina è salito a 20 dopo l’entrata del Paese nel WTO e aumenterà fino a 40 nel giro di qualche anno). A tutt’oggi Cell Phone, uscito nelle sale a Natale, ha guadagnato 50 milioni di RMB. Le intrinsiche qualità artistiche del film e l’attrazione che il tema esercita nel Paese con il più alto numero di telefoni cellulari del mondo (200 milioni), accompagnati da un’astuta strategia commerciale che ha fatto di Feng Xiaogang il re degli hesuipian (film di Capodanno), rendono questo film un esempio che il cinema mainstream in Cina dovrà seguire per cercare di sopravvivere. Ovviamente il problema della pirateria continua e si allarga, costringendo le società di distribuzione ad adottare strategie apparentemente suicide: ormai i film vengono distribuiti ufficialmente in DVD appena una settimana dopo l’uscita nelle sale, onde evitare la concorrenza dei DVD pirati. All’inizio dell’anno è successo addirittura che il distributore ufficiale del video di Hero (Yinxiong) di Zhang Yimou abbia esso stesso fatto uscire sul mercato copie pirata del film per non essere battuto dalla concorrenza illegale, contravvenendo al contratto di distribuzione che prevedeva alcuni mesi di distanza tra l’uscita del film nelle sale e quella video. Il caso è finito in tribunale ed i DVD pirata sono stati ritirati, ma il problema è rimasto. Il mercato video ha comunque riservato alcune piacevoli sorprese. Non solo è possibile - come e più di prima - trovare in DVD molti dei film che non escono nelle sale a causa della censura o della logica di mercato, ma alcuni autori finora considerati “underground” sono stati finalmente “riabilitati” ed i loro film sono usciti ufficialmente in formato video. Di distribuzione nelle sale ancora non se ne parla, ma questo è comunque un passo avanti rispetto al passato. E quindi Blind Shaft (Mang Jing) di Li Yang, film super-premiato a numerosi festival internazionali ma mai uscito in Cina, è finalmente apparso nei negozi ufficiali (anche se con il compromesso di alcune scene tagliate). E si dice che Beijing Bicycle (Zixingche) di Wang Xiaoshuai seguirà presto. Il bando è stato di recente sollevato anche per Postman (Youchai) di He Jianjun, che ora sta uscendo in DVD a distanza di 10 anni (!) da quando il film fu prodotto. Per non parlare di Jia Zhangke e Zhang Yuan, i veterani della clandestinità cinematografica che ormai sono entrati definitivamente nel mondo del cinema ufficiale. Alla fine del 2003 il Film Bureau ha approvato in via definitiva lo status di regista per Jia Zhangke, il quale ha commentato dicendo: “Adesso siamo in una situazione migliore per lavorare. Non solo perché continuiamo a farci un’esperienza, ma anche perché ora abbiamo più possibilità di trovare finanziamenti”. Ed in effetti il nuovo film che Jia sta girando, con l’approvazione del Film Bureau, è una co-produzione con lo Shanghai Film Studio. Da parte sua, Zhang Yuan ha ripetuto il successo commer-ciale di I Love You (Wo Ai Ni) con la commedia Green Tea (Lu Cha), il film più accessibile che il grande regista abbia girato finora. Anche altri film “d’autore” sono finalmente usciti nelle sale, rompendo la logica tradizionale secondo la quale i film che escono nelle sale si presume che siano commerciali o di propaganda, mentre i film interessanti sembravano condannati a rimanere underground. Le cose stanno cambiando, e quindi abbiamo visto My Father and I (Wo he baba) di Xu Jinglei e Baober in Love (Lian Ai Zhong de Baobei) di Li Shaohong, quest’ultimo pubblicizzato come film d’amore, al punto che è addirittura uscito il giorno di San Valentino. Anche The Foliage (Mei Ren Cao) di Lu Yue, nostalgica storia d’amore ambientata durante la Rivoluzione Culturale, è in uscita nelle sale. E persino The Story of Ermei (Jingzhe) il nuovo film di Wang Quan’an, altro autore “difficile”, ha partecipato al 12th Golden Rooster & Hundred Flowers Award. Un altro elemento dell’industria cinematografica in via di rinnovamento sono le sale; quelle che non vengono sacrificate sull’altare della ristrutturazione urbana si stanno modernizzando, mentre le multisale aumentano, anche quelle a capitale straniero (regolamenti varati di recente consentono a società straniere di possedere fino al 75% del capitale di sale cinematografiche). Ormai sono 35 i circuiti cinematografici di stile occidentale che operano con un sistema di franchising in varie province. E l’industria cinematografica cinese punta sempre di più alla rivoluzione digitale. La China Film Group ha investito 25 milioni di dollari americani per l’acquisto di 50 cinema attrezzati per trasmissione digitale, e si prevede che nel prossimo futuro nelle grandi città saranno aperte fino a 500 sale di questo tipo. Il cinema d’animazione recentemente ha invece subito una battuta d’arresto. Il film Butterfly Lovers (Liangzhu), una mega coproduzione con Taiwan costata tre anni di lavoro e 10 milioni di RMB, contrariamente alle aspettative è stato un flop, guadagnando in una città come Shanghai soltanto 300.000 RMB contro i 5 milioni di RMB che Lotus Lantern (Bao Lian Deng) aveva guadagnato alcuni anni fa. Il mancato successo è stato attribuito al fatto che il tema del film, una tragica e complessa storia d’amore che è una delle storie più famose della letteratura popolare cinese, non è adatto ad un pubblico di ragazzi. Alle debolezze dell’industria cinematografica vorrebbe supplire anche l’apertura di nuove scuole di cinema, in particolare il Film College della Tongji University, una joint venture tra l’Università Tongji e lo Shanghai Film and TV Group. Il College, la cui presidenza è stata affidata alla famosa cineasta Huang Shuqin, comincerà i corsi nell’autunno di quest’anno, ed è stato presentato come l’alternativa alla famosa Beijing Film Academy, dalla quale sono uscite le “generazioni” di cineasti che hanno fatto conoscere il cinema cinese nel mondo. Ma ormai di “generazioni” (termine peraltro inviso ai registi stessi che non amano riconoscersi in un fenomeno collettivo) non si può più parlare perché l’industria cinematografica non è più monopolio degli intellettuali usciti dalla scuola di Stato, e la definizione di “cinema d’autore” sembra rispecchiare meglio il futuro della produzione cinematografica indipendente. La quale ha avuto un rilancio con la promulgazione di nuovi regolamenti, entrati in vigore il 1 Gennaio 2004. Questi prevedono innanzitutto un alleggerimento del procedimento di censura, in quanto da ora in poi non sarà più necessario sottoporre al Film Bureau nazionale la sceneggiatura completa dei film per approvazione, ma sarà sufficiente presentare il trattamento all’ufficio locale della SARFT - State Administration of Radio, Film and Tv (tranne in casi di tematiche particolarmente “delicate”, nel qual caso rimangono valide le regole del passato). Inoltre le società di produzione indipendente non saranno più obbligate a chiedere la collaborazione dei film studio statali (cioè l’utilizzo della licenza di questi ultimi) nei casi di coproduzioni con l’estero. E sono sempre di più le aziende private che cominciano a guardare al mercato cine-televisivo e che per diversificare le proprie attività produttive o potersi fregiare del titolo di mecenate delle arti sono disposte a finanziare la produzione di film. Anche il monopolio della distribuzione, detenuto sinora dalla China Film Group è stato spezzato a metà del 2003 con la costituzione della società Huaxia Film Distribution Company, della quale è co-proprietario lo Shanghai Film & TV Group, intenzionato a riguadagnare il terreno perduto nei confronti dell’industria cinematografica di Pechino. Inoltre, sulla base del Closer Economic Partnership Arrangement (CEPA) firmato lo scorso luglio tra il governo centrale e quello di Hong Kong, i film made in Hong Kong e le coproduzioni tra Hong Kong e la madrepatria non sono più soggette a quota d’importazione ma sono considerati come film locali. E per quanto riguarda la censura del sistema di distribuzione, il vicedirettore della SARFT ha rilasciato recentemente dichiarazioni incoraggianti che sembrano finalmente puntare verso l’istituzione di un sistema di classificazione, che è richiesto a voce sempre più alta non solo dagli autori ma anche dagli esercenti ed ovviamente dal pubblico dei cinefili che per il momento è ancora costretto a vedere i film in versione completa DVD sul piccolo schermo piuttosto che tagliati al cinema. La perseveranza di Li Shaohong, che nel suo Baober in Love è riuscita a vincere le opposizioni della censura ed a mostrare la prima scena di nudo sul grande schermo, fa ben sperare.
Maria Barbieri