IN UNO SPECCHIO OSCURO LA RAPPRESENTAZIONE DEL NORD NEI FILM SUDCOREANI

Per ragioni storiche e culturali, tutto quel che riguarda i rapporti tra la Corea del Nord e la Corea del Sud è materia sensibile. Ciò comprende anche le questioni militari e politiche, oltre che i problemi sociali e culturali. Così, diventa interessante guardare il modo in cui la Corea del Nord è rappresentata - o anche deformata - nei film sudcoreani. Fino ad alcuni anni fa, la Corea del Nord era un tasto troppo delicato da toccare nel Sud. Era difficile trovare film che facessero riferimento all’argomento. Ma in seguito alla politica più aperta, cosiddetta “alla luce del sole”, dell’ex presidente Kim Dae-jung, l’industria cinematografica ha deciso di esplorare le relazioni tra Nord e Sud e sono stati realizzati diversi film che riguardano la Corea del Nord. Molti erano incentrati sul rapporto di tensione tra le due Coree. Shiri di Kang Je-gyu (1999) era una storia di spionaggio su spie nordcoreane che cercano di rubare un’arma segreta alla loro controparte del Sud. Anche The Spy di Jang Jin, uscito nello stesso anno, parlava di una spia nordcoreana. L’immagine cinematografica della Corea del Nord risultava cupa e sospetta, decisamente negativa. Nonostante delle battute d’arresto, il rapporto tra Corea del Nord e Corea del Sud ha avuto un miglioramento entro il 2000 e questo ha fatto sì che l’immagine cinematografica del Nord diventasse un po’ più umana. Il miglior esempio è stato Joint Security Area (2000) di Park Chan-wook, che descrive una tragedia provocata dall’amicizia tra soldati nordcoreani e sudcoreani nella Zona Demilitarizzata. Il film offriva un’immagine più realistica della vita nella Corea del Nord e introduceva personaggi nordcoreani più articolati. Park ha creato un giovane soldato del Nord dalla mente aperta per metterlo in contrasto con un generale nordcoreano fanatico. I film precedenti si concentravano soprattutto su spie e argomenti di carattere militare, ma i film del 2003, dallo stile più disinvolto e rilassato, hanno aperto la strada a una new wave di film sulle due Coree. Questa era già iniziata nel 2002, con l’uscita di Hidden Princess di Lee Jung-hwang. In questo film una nordcoreana si innamora di un ragazzo di Seoul. La scorsa estate, in Love: Impossible di Jung Choshin, uno studente di archeologia sudcoreano e una ragazza nordcoreana si innamorano durante una ricerca sul campo in Cina. Alla fine dell’anno scorso, il film di Ahn Jin-woo Lost in South, Mission: Going Home raccontava di due marinai nordcoreani che si perdono e si ritrovano in Corea del Sud. Quest’anno, Spy Girl di Park Han-joon narrava di una giovane spia nordcoreana che finge di essere una cameriera in un fast food della Corea del Sud e lì si innamora di un ragazzo ottuso. I quattro film di questa new wave hanno diverse caratteristiche in comune. La prima è che il loro soggetto principale non è lo stile di vita nordcoreano; si tratta semplicemente di storie d’amore con personaggi della Corea del Nord. La seconda è che i nordcoreani ritratti in questi film si comportano sempre in maniera ridicola di fronte allo stile di vita più progredito del Sud; le loro reazioni sono decisamente troppo esagerate per essere realistiche, dal momento che il linguaggio che usano è più o meno lo stesso. La terza caratteristica di questi film è che la loro rappresentazione della Corea del Nord è totalmente negativa. Infine, le storie non sono affatto realistiche e sembrano quasi ambientate in un mondo fantastico. Sembra che il loro obiettivo sia quello di prendere in giro la Corea del Nord, piuttosto che avvicinarla con mente aperta, e sono fatte in modo talmente trasandato che nessuno le prende sul serio. In Hidden Princess, ad esempio, i personaggi “nordcoreani” parlavano con l’accento di Seoul! Oggi, a 50 anni dalla guerra di Corea, l’interazione tra Nord e Sud è diventata un pochino più normale. Ma ci vorrà ancora del tempo affinché i cineasti sudcoreani presentino un’immagine del Nord più equilibrata.
Ryan Law