RISVEGLIO DAL COMA L’INDUSTRIA CINEMATOGRAFICA FILIPPINA NEL 2003

Per anni l’industria cinematografica delle Filippine è stata paragonata a un paziente in coma in punto di morte. La produzione, che prima del 1997 era stata di 200 film l’anno, si era ridotta al magro numero di 60 pellicole nel 2002. I film filippini, che in passato l’avevano fatta da padroni al botteghino, nel 2002 occupavano un misero 10% del mercato cinematografico. Intanto, i critici lamentavano il declino del cinema filippino dopo la cosiddetta Età dell’oro tra gli anni Settanta e i primi anni Ottanta (stranamente, questa fioritura artistica ebbe luogo durante il periodo della legge marziale sotto la dittatura di Marcos, quando la libertà di espressione era notevolmente limitata). Nel frattempo gli attori cinematografici disoccupati hanno trovato rifugio nelle soap, i cui budget e le cui imponenti produzioni ora rivaleggiano con le produzioni per il grande schermo. Gli esperti preconizzavano la rapida estinzione dell’industria cinematografica filippina. Nel 2003, invece, l’industria cinematografica delle Filippine non solo ha confutato le previsioni sulla sua fine imminente, ma ha dato anche segnali - piccoli ma incoraggianti - di ritorno alla vita. Il paziente non si è proprio alzato dal letto per mettersi a camminare, ma ha aperto gli occhi e ha reagito all’ambiente circostante. I segni di vita si sono stabilizzati, a quanto pare. È improbabile che il paziente balzi fuori dal letto e recuperi in tempi brevi il vigore precedente al 1997, ma sembra avere ottime probabilità di sopravvivere. 1. Sbarazzarsi delle vecchie formule La Star Cinema, una divisione del gruppo Lopez che possiede anche la compagnia dell’energia elettrica, una società di telefonia, la più grande rete televisiva filippina, società di Internet e di comunicazioni via cavo e un centro commerciale, è stato il maggior produttore cinematografico del 2003. Il film che ha presentato per il suo decimo anniversario, Tanging Ina (letteralmente “L’unica madre” un gioco di parole su un’espressione volgare in Tagalog), è risultato il campione d’incassi dell’anno, con 155 milioni di pesos filippini nelle sue quattro settimane di programmazione. Diretto da Wenn Deramas, meglio conosciuto per i suoi lavori televisivi, e interpretato dall’attrice comica Ai-Ai de las Alas con un gruppo di giovani attori a contratto della Star Cinema, Tanging Ina era una parodia di vecchie produzioni della Star Cinema. Il regista riprendeva i momenti forti di film di successo recenti parodiandoli, alla maniera di film americani come L’aereo più pazzo del mondo e Una pallottola spuntata. Tale approccio sicuramente si discostava dalla formula tradizionale delle commedie filippine, che si affidano allo slapstick e allo humor triviale e quasi sempre terminano con un inseguimento forsennato. Soprattutto, Tanging Ina era brillante e divertente, ciò che non si può certo dire di gran parte delle commedie in Tagalog. La proposta successiva della Star Cinema è stata una produzione di prestigio: Noon at Ngayon di Marilou Diaz- Abaya, sequel del suo Moral, una delle migliori pellicole filippine degli anni Ottanta. Moral seguiva quattro giovani donne, appena laureate alla University of the Philippines, alle prese con questioni come la carriera, la famiglia, il sesso, l’attivismo politico, la droga e la religione. Noon at Ngayon ritrova le protagoniste di Moral vent’anni dopo, e forse vale come un commento dei nostri tempi che i loro conflitti e le loro crisi siano di gran lunga più banali. La sceneggiatura di Ricky Lee, che aveva scritto anche Moral, riduce quelle donne giovani, vitali e appassionate a tormentate signore di mezza età che declamano banalità New Age. Il pubblico ha rivolto altrove la sua attenzione. Le produzioni successive comprendevano Pinay Pie (il titolo deriva da American Pie), una commedia sexy scritta e diretta da Jose Javier Reyes e interpretata da Ai-Ai de las Alas, Joyce Jimenez e Assunta de Rossi. La filippino-americana Jimenez e la filippino-italiana de Rossi erano meglio conosciute per le loro interpretazioni “osées” in film audaci (cioè di argomento sessuale). Visti i precedenti di Jose Javier Reyes, la novità rappresentata da quelle star del cinema audace in una commedia e il nuovo peso al box office di de las Alas, ci si attendeva che Pinay Pie fosse un campione d’incassi. La sua performance deludente ha indicato che il pubblico non è più legato alle abitudini: la presenza di un attore famoso non garantisce l’affluenza alle sale. Non c’è più nulla di certo nel cinema filippino: lo star system è in declino e gli attori devono mettersi alla prova con ogni progetto. Reyes si è ripreso velocemente con la produzione successiva della Star Cinema, Kung Ako Na Lang Sana (letteralmente, “Se solo fossi io”). Ci si aspettava che fosse un grande film, dal momento che per la prima volta superstar come Sharon Cuneta e Aga Muhlach lavoravano insieme in una commedia romantica; e a dire il vero lo è stato, ma solo per merito della freschezza con cui Reyes si è avvicinato a quella che avrebbe potuto essere una storia stanca e stantia, eliminando i congegni sentimentali della tipica commedia romantica e optando per una modalità narrativa più naturale. Ha funzionato. A parte la Star Cinema, le produzioni degne di nota comprendevano Huling Birhen sa Lupa (The Last Virgin on Earth) di Joel Lamangan, un dramma su apparizioni divine, miracoli e ipocrisia religiosa in un villaggio di pescatori. Il grande Celso Ad Castillo ha fatto un ritorno piuttosto fiacco con Sanib (Possession), una prevedibile scopiazzatura de L’esorcista. Il cineasta indipendente Robert Quebral ha fatto il suo debutto nel cinema mainstream con Sex Drive, un road movie scritto da un altro giovane regista, Quark Henares, che è stato un fiasco al botteghino. Henares, che ha 25 anni, ha anche scritto e diretto quello che finora è il suo miglior film, Keka, un’eccentrica commedia su una serial killer, che però purtroppo è stata etichettata come film “audace”. Così, quando il pubblico ha saputo di che cosa parlava veramente, il film era già fuori programmazione. Vhong Navarro, attore e membro di una compagnia di danza, è stato catapultato nel firmamento del cinema con la commedia Mr. Suave, che aveva sfruttato la popolarità di una canzone in Tagalog. La cantante Regine Velasquez ha invece riaffermato il proprio status di superstar con Ang Iibigin Ay Ikaw, un’altra commedia romantica con numeri musicali. I film “audaci”, che un tempo rappresentavano gli incassi più sicuri per il botteghino, hanno invece vacillato nel 2003, la qual cosa ha spinto ad adottare misure estreme, come quella di un produttore che regalava massaggi gratuiti da parte delle protagoniste del suo film sexy nell’atrio del cinema. 2. Il Metro Manila Film Festival Il Metro Manila Film Festival rimane il momento più importante dell’anno per il cinema filippino. Dal 25 dicembre all’8 gennaio vengono proiettati nelle sale solo film filippini; l’assenza di film hollywoodiani e di altri concorrenti stranieri dà ai film nazionali maggiori possibilità di successo commerciale. Senza questo evento, non esisterebbe probabilmente più nessuna industria cinematografica filippina, dal momento che gli studi cinematografici si rianimano solo in giugno, per preparare i film da presentare al festival. Il programma ufficiale del festival viene selezionato da un comitato composto dai sindaci di Metro Manila e dai gestori delle sale. Il periodo natalizio è tradizionalmente dedicato ai film per famiglie, il che giustifica la selezione del 2003, che comprendeva tre action-fantasy di supereroi, un horror, quattro drammi per famiglie e - per gli spettatori che non dovevano portarsi dietro l’intera famiglia - una commedia sexy di ambiente urbano. Per quanto riguarda le principali società di produzione, la Viva presentava Captain Barbell, un film d’azione di supereroi, e Filipinas, dramma familiare diretto da Joel Lamangan e interpretato da un cast all-star. Filipinas è in realtà un’analisi politica travestita da melodramma: i membri del clan Filipinas simboleggiano tutti i problemi sociali che hanno riempito le pagine dei giornali nazionali negli ultimi dodici mesi. La Regal Films presentava Mano Po 2, il sequel del suo campione d’incassi del 2002 (sebbene non ci siano collegamenti nella trama), e l’originale film di supereroi Gagamboy, una versione filippina di Spider-Man. Entrambi i film sono stati girati da Erik Matti con budget elevati. La Octo Arts presentava invece Fantastic Man, con lo stesso cast del film dell’anno precedente, Lastik Man. Dopo una pausa di tre anni, il regista Jeffrey Jeturian è tornato al grande schermo con la sua prima commedia, Bridal Shower. È stata un successo per la Seiko Films, particolarmente apprezzato dal pubblico femminile delle classi alte. Il prolifico Jose Javier Reyes ha invece realizzato Malikmata, il suo primo horror, su un sensitivo che viene coinvolto in un’indagine per omicidio. Homecoming di Gil Portes narrava invece la storia di una cameriera filippina che viene accolta entusiasticamente al suo ritorno da Toronto, finché non si scopre che è affetta dalla SARS. Come Filipinas, anche questo film ha cercato di rendere più attraente dal punto di vista commerciale un argomento grave servendosi di attori molto popolari e facendo uso delle convenzioni dei melodrammi filippini. La grossa sorpresa del festival è stato Crying Ladies, una “drammedia” del regista e scrittore Mark Meily. Come in Mano Po 2, la trama si sviluppa attorno al funerale di un ricco uomo cinese, ma le somiglianze tra i due film finiscono qui. Il titolo fa riferimento a tre donne che sono state pagate per piangere alla veglia funebre. Il loro dolore è ovviamente - e a volte spassosamente - finto ma le loro sventure personali sono vere. Sharon Cuneta ha la parte, fuori dai suoi ruoli tipici, di un’ex carcerata che sta per perdere il figlio. Hilda Koronel è istericamente buffa nel ruolo di una ex starlet che ora usa il suo “talento” nella casa degli orrori di un parco di divertimenti, mentre Angel Aquino interpreta una diaconessa devastata dalla colpa per una storia adulterina. Meily, che si è fatto le ossa dirigendo spot pubblicitari per la televisione, mostra doti di misura, concisione ed eleganza che raramente si sono viste in un film filippino, schivando la vecchia e stanca teatralità che è l’ingrediente principale dei drammi filippini per raccontare la sua storia in modo semplice e onesto. Crying Ladies ha avuto il premio come Miglior Film del festival del 2003. Il Metro Manila Film Festival ha incassato in tutto 315 milioni di pesos filippini, poco meno del totale dell’anno precedente. È interessante notare che i primi tre film hanno fatto incassi intorno ai 60 milioni di pesos filippini ciascuno, il che sembra indicare che i gusti del pubblico si sono allargati. Il film campione di incassi è stato Captain Barbell, seguito a ruota da Fantastic e da Crying Ladies, la cui programmazione si è prolungata di diverse settimane dopo la fine del festival. 3. Adattamento e sopravvivenza A parte il Metro Film Festival e qualche rimborso per film classificati come A o B dall’ente filippino di classificazione cinematografica, il Film Ratings Board, non vi è alcun sostegno statale al cinema filippino: non esiste alcun ente per la promozione dei film filippini. L’industria cinematografica è tassata pesantemente: circa il 52% dell’incasso sparisce in imposte. “L’imposta comunale del 33% è probabilmente la più alta al mondo e il denaro non torna certo nelle casse dell’industria cinematografica”, osserva Carlos Siguion-Reyna, presidente del Sindacato dei Registi delle Filippine. Per un po’ di tempo i film “audaci” o sexy rappresentavano, con i loro bassi budget e i profitti garantiti, le proposte più allettanti per i produttori. Le inevitabili proteste della Chiesa Cattolica e di altri gruppi conservatori, la minaccia del divieto ai minori da parte del Movie and Television Review and Classification Board (l’ente filippino di controllo sul cinema e la televisione) e la conseguente risonanza sui mezzi di comunicazione hanno incrementato ulteriormente le opportunità al botteghino per tali film. Notando i benefici commerciali che venivano dalla controversia, i maggiori produttori hanno cominciato a produrre film di argomento sessuale con attori rispettati e grossi budget. Cineasti acclamati dalla critica si sono ritrovati ad essere accusati di pornografia. Questo mini-boom generato dai film scollacciati ha in realtà portato a una rinnovata partecipazione delle Filippine a festival cinematografici stranieri. Attualmente, però, tali film non sono più di sicuro successo e i nuovi investitori sono anche meno incentivati a lanciarsi nella produzione cinematografica. A causa della crisi economica attuale, sempre meno filippini vanno al cinema, il che rappresenta un duro colpo per un’industria la cui produzione è destinata solo al mercato locale. “Negli anni Ottanta il mercato nazionale era talmente autosufficiente che i produttori non facevano neanche il tentativo di esportare i film filippini”, spiega Siguion-Reyna. “Oggi stanno iniziando ad ammettere che esiste un mercato internazionale e che abbiamo bisogno di entrarci”. “I produttori locali vogliono risultati rapidi”, aggiunge. “Non spendono neanche per i sottotitoli per presentare i loro film al pubblico straniero. Affinché l’industria cinematografica sopravviva, abbiamo bisogno di produttori nuovi e di incoraggiare nuovi investitori a fare film, senza abbandonarli sul mercato”. Siguion-Reyna è però ottimista riguardo alle prospettive per il cinema filippino e vede il 2003 come un momento di svolta per l’industria cinematografica locale. “Il Metro Film Festival dell’anno scorso è stato il più emozionante che io ricordi dal 1977 (quando in gara c’erano film di maestri come Lino Brocka, Eddie Romero e Celso Ad Castillo). La selezione di film ha disorientato la critica tradizionale offrendo una pluralità di soggetti e stili. I gusti del pubblico si sono allargati e il concetto di cos’è un film filippino è diventato più ampio. I film che recentemente hanno avuto successo sono orientati su un progetto. Un cast stellare non è più garanzia di un buon risultato al botteghino; gli spettatori richiedono che gli altri aspetti del film valgano il loro tempo e denaro”. 4. Cinema e Politica Negli ultimi anni la copertura mediatica internazionale delle Filippine si è concentrata sul numero di star candidate in politica. Chiunque può presentare la propria candidatura alle elezioni, questa è una delle caratteristiche della democrazia, e “chiunque” comprende certamente anche le star del cinema. Il problema è che il costo assurdo di una campagna elettorale, unito alla natura “personalistica” della politica filippina, attribuisce alle star un ampio vantaggio su candidati più qualificati. La loro mancanza di esperienza politica, di attitudine alla leadership e di cultura è irrilevante in un sistema in cui la popolarità è tutto. Buona parte dei votanti non distingue tra il personaggio cinematografico di un attore e la sua persona reale. Sia che questo derivi da una mancanza di istruzione, da desiderio di evasione o dall’incapacità degli intellettuali di coinvolgere le masse in un dialogo politico, la situazione non è probabilmente destinata a cambiare in un futuro imminente. Il prossimo presidente delle Filippine potrebbe benissimo essere un altro attore. Nota: 100 Pesos Filippini = 1,77 dollari USA al momento della stampa.
Jessica Zafra