Nel 2015 la cinematografia di Taiwan
non ha solo prodotto lavori artisticamente
innovativi come
The Assassin e
Thanatos
Drunk, ma anche visto un leggero
aumento delle vendite al botteghino. Da
The Wonderful Wedding ad aprire il nuovo
anno cinese al blockbuster estivo
Our
Times, fino a
The Tag-Along a chiudere il
2015, si e assistito a una certa voglia di
sperimentare e trasformarsi delle pellicole
formosane.
Sebbene il punto di forza di The Wonderful
Wedding sia il noto comico Chu Ko-liang,
l’opera vede la luce grazie alla collaborazione
con la Cina continentale e la trama,
oltre a far leva sulla verve del protagonista
condita da una dose di buoni sentimenti,
riflette anche le contraddizioni di un
matrimonio segnato da differenze culturali,
trovandone una via d’uscita.
Il film,
lanciato durante la festa di primavera a
Taiwan, ha incassato oltre 65 milioni di
euro in totale consacrando Chu Ko-liangcome campione indiscusso della cinematografia
locale; uscito appena due settimane
dopo in Cina, pero, ha smentito tutto
il suo potenziale di vendita riscuotendo un
magro successo con poco piu di 100.000
euro. Senza considerare i problemi legati
alla tempistica di uscita, l’insuccesso e
probabilmente dovuto al poco appeal che
l’umorismo di Chu esercita sul pubblico
dall’altra parte dello stretto.
Viceversa Our Times, un’altra produzione
rivolta a tutta l’area cinese, non solo ha
sfruttato con successo tutti gli elementi
caratterizzanti il precedente You Are the
Apple of My Eye, incassando come quest’ultimo
oltre 100 milioni di euro in loco, ma
e anche stato incoronato nel continente
come film taiwanese di maggior successo,
con un ricavo quintuplo rispetto all’isola.
Il trionfo e proseguito anche a Hong
Kong e Singapore, con 500.000 e 300.000
euro rispettivamente.
Our Times e un’altra pellicola adolescen-ziale che, sulla scia di You Are the Apple of
My Eye e Café. Waiting. Love, ha ottenuto
ottimi riscontri di mercato. Il primo, scritto
e diretto da Giddens Ko per la produzione
di Angie Chai, aveva aperto la strada
ai film a sfondo liceale, il secondo ne aveva
seguito le orme riconfermando il team e
l’ultimo della serie, senza discostarsi dal
leitmotiv consolidato del genere, non fa
che confermare il fascino esercitato dall’amore
adolescenziale in chiave comica.
Our Times, per la regia di Frankie Chen
con Vivian Sung e Darren Wang, si presenta
come una reinterpretazione a meta
strada tra You Are the Apple of My Eye in
versione femminile e il thailandese First
Love. Narrato sotto forma di flashback,
presenta il classico triangolo amoroso tra
la studentessa innocente, il bel primo della
classe e il poco di buono, il tutto sotto l’egida
dell’icona Andy Lau, il bello per eccellenza,
che allarga la platea del film fino
includendo anche le adolescenti del tempo
che fu.
E cosi che diverse generazioni di
spettatori convergono sul film, segnato da
una vena nostalgica anni Novanta, anche
grazie alla colonna sonora di Grasshopper,
Feng Fei-fei e, appunto, Andy Lau.
Fattasi le ossa sulle serie televisive, Frankie
Chen e la mente dietro idol dramas
quali You’re My Destiny e My Queen, nonche
della serie Prince of Lan Ling, una collaborazione
con la Cina; l’unicita del suo
punto di vista, confermata dagli ottimi
share televisivi, le ha permesso di collaborare
con la neofondata Hualien Media
alla quale aveva presentato il concept per
Our Times.
Secondo la produttrice Yeh
Jufeng, la scelta di realizzarlo a scapito di
tante altre proposte e stata determinata
proprio dalla traslazione della prospettiva
maschile di opere adolescenziali come
Winds of September e You Are the Apple of
My Eye a quella impacciata della protagonista
Truly Lin, che intrattiene il pubblico
rievocando malinconicamente le sue
peripezie amorose.
Considerato l’alto livello di coinvolgimento
di Frankie Chen dal concept originale
fino alla stesura della sceneggiatura, Yeh
Jufeng, la “madrina degli idol dramas”,
aveva consigliato che la regista se ne occupasse
interamente; tuttavia, considerata la
sovrabbondanza di elementi tipici delle serie
televisive, sono state necessarie diverse
correzioni per avvicinare il prodotto finale
a un’opera cinematografica e solo dopo
ripetute revisioni, soprattutto sulla scena
iniziale e finale del film, si e trovato un accordo
sulla professione di Truly da grande
e sull’utilizzo della narrazione a flashback.
L’accurato lavoro in pre-produzione ci fa
apprezzare a pieno la spiccata sensibilita
commerciale della regista, affinata con le
serie tv, una sensibilita che si riflette nella
tematica, i dialoghi, i personaggi e la
tecnica di ripresa. Chen gestisce alla perfezione
le evoluzioni della linea narrativa,
con la sicurezza della mano esperta di Yeh
Jufeng a garantire la qualita generale del
lavoro.
Se escludiamo i cameo di Andy Lau e Jerry
Yan, Our Times non presenta partecipazioni
di alto rilievo, eppure cio non ha
impedito alla protagonista Vivian Sung di
riscattarsi dopo il successo a meta di Café.
Waiting. Love.
Non solo la sua Truly (il cui
nome in cinese significa letteralmente “di
cuore sincero”, ndt) ha conquistato le simpatie
del pubblico, facendola entrare tra le
nomination dei Golden Horse Award, ma
anche il “bello e dannato” Darren Wang,
ormai a 7 anni dal debutto, sta attraversando
un periodo di rinnovata popolarita.
Per il genere horror, che prima di Cape No.
7 aveva sporadicamente risvegliato il depresso
mercato taiwanese con lavori come
Double Vision, Silk e The Heirloom, il 2015
e stato un anno di rinascita. Infatti, hanno
fatto la propria comparsa la commedia
noir con elementi suspense The Laundryman,
The Bride a chiudere il periodo estivo
e The Tag-Along di fine novembre; vale la
pena notare che le ultime due, pur strizzando
l’occhiolino a piu note produzioni
straniere (giapponesi e thailandesi in particolare),
sono opere di registi esordienti
ispirate da storie locali.
The Bride, diretto da Lingo Hsieh e prodotto
da Ichise Takashige (l’ideatore di
Ring e Ju-On: The Grudge), si rifa a rituali
e superstizioni taiwanesi come il “matrimonio
postumo” e il divieto di raccogliere
“buste rosse” da terra (le buste da lettera di
colore rosso sono usate per regalare soldi
ai matrimoni; se trovate per strada, si crede
che appartengano a un fantasma, ndt)
e per questo rappresenta una sperimentazione
all’interno del genere.
La squadra
che ci ha lavorato e perlopiu composta
da nuove leve, e nel rispetto dei dettami
dell’horror giapponese, thailandese e ame-ricano, cerca l’innovazione nel montaggio
e nei movimenti della macchina da presa,
mentre la parte audio in post-produzione
e stata elaborata in Giappone. Solo nella
prima settimana, The Bride ha incassato
oltre 250.000 euro al botteghino confermando
il potenziale appeal sul pubblico
delle produzioni horror locali.
The Tag-Along, per la regia di Cheng Weihao
(aka Vic Cheng), prende spunto da
un inspiegabile video amatoriale taiwanese
di cui si parlo molto nel 1998. Interpretato
da River Huang e Tiffany Hsu, e
post-prodotto dal team dietro alle pellicole
thailandesi Pee Mak e I Miss U, e un
palese tentativo di conquistare il mercato
cinematografico con la tecnica del genere
horror a rinfocolare un evento mediatico
sovrannaturale.
Sul mistero della bambina vestita di rosso,
riportato all’attenzione del grande pubblico,
si incastra abilmente la leggenda locale
dello spirito malvagio mosien, proponendoci
come cattivo non piu il solito mostro
assetato di vendetta o che uccide a difesa
del suo territorio, ma anzi un personaggio
abilmente collegato a elementi di superstizione
quotidiana che fanno colpo sulla
gente. Solo nella prima settimana, il ricavo
al botteghino ha superato gli 800.000
euro, per un totale di oltre 2 milioni in
tutto l’anno che l’ha spinto al terzo posto
tra i film di maggior successo del 2015.
River Huang interpreta un agente immobiliare
che vive con la nonna e lavora
duro in attesa di sposarsi con la fidanzata,
interpretata da Tiffany Hsu. Tuttavia un
giorno l’anziana sparisce misteriosamente,
priva di bagagli e senza alcun motivo
apparente. Da quel momento, si susseguono
i fatti piu strani.
Partito da cortometraggi sperimentali
(giallo, pseudo-documentario ecc.),
Cheng Wei-hao approda all’orrore dove,
pur rimanendo nei canoni del genere, crea
uno strano ibrido a meta tra il fantasma
e il folletto maligno elaborando sulla leggenda
del mosien taiwanese. Si tratta di
un essere che attira le persone nei boschi
causando confusione e comportamenti erratici
come il cibarsi di insetti, con effetti
variabili a seconda dell’individuo, ma comunque
alimentati dalle debolezze e dalla
nevrosi collettiva della nostra societa.
E proprio la peculiarita del mosien a rompere
gli schemi, evocando in noi quel
timore reverenziale verso la natura e i
demoni dell’egoismo, del rimorso; cosi, anche la ragazzina vestita di rosso diventa
la dannazione dei personaggi, e quel caos
irrazionale di cui il mondo e apparentemente
preda non e altro che il riemergere
di problemi rimasti sepolti troppo
a lungo.
La differenza di atteggiamento
dei protagonisti verso il matrimonio, le
concezioni divergenti di famiglia, la preoccupazione
di non trovare posto nella
societa e perfino la distruzione dell’ambiente
causata dallo sfruttamento della
terra, sono tutti elementi che conducono
il mosien nel destino di persone dalla vita
altrimenti ordinaria.
River Huang e Tiffany Hsu sono stelle
emergenti nel panorama cinematografico
taiwanese: la seconda, dopo aver debuttato
come fotomodella e dopo il passaggio graduale
dal piccolo al grande schermo, con
una performance di spicco ha dato spessore
all’intera pellicola grazie a uno spettro
di connotati che vanno dalla dolcezza al
terrore, dalla fragilita alla perseveranza.
Sebbene il cinema di Taiwan per quantita
e investimento economico non possa
sfornare prodotti di genere orientati al
mercato, sembra che con questi tentativi
sia riuscito comunque ad accaparrarsi
una fetta di pubblico sfruttando i punti
di forza di quanto offerto da Hollywood o
altri mercati. Sia Our Times che The Bride
o The Tag-Along, e addirittura The Laundryman
di Lee Chung, mostrano tutti lo
sforzo di inserirsi nel cinema di genere.
The Laundryman, prodotto da Lee Lieh
per la regia di Lee Chung, e come Sweet
Alibis (Lien Yi-chi, 2014) una commedia
noir con elementi di azione e thriller ma
se ne discosta completamente per stile e
contenuto: infatti il film di Lee ribalta la
situazione, presentandoci un assassino
perseguitato dall’anima delle sue vittime.
Ciononostante, forse a causa del distacco
emotivo che caratterizza il lavoro, neanche
la partecipazione di grandi nomi
come Chang Hsiao-chuan e Sui Tang e
una produzione di primordine sono riusciti
ad evitare un magro riscontro al
botteghino.
Vale la pena menzionare che tra i 10 film
taiwanesi che hanno incassato di piu nel
2015 ve ne sono 3 di genere romantico:
Go LaLa Go, The Last Woman Standing e
Another Woman, i primi due frutto della
collaborazione con il continente (attori
taiwanesi e troupe cinese).
Le protagoniste
Ariel Lin e Shu Qi, con il loro
fascino da donne navigate alle prese con
complicate questioni matrimoniali, aumentano
l’appeal sul pubblico femminile
e anche se l’accoglienza e stata piu fredda
dall’altra parte dello stretto, si tratta di
esperienze importanti per lo sviluppo del
genere in futuro.
Il successo indiscusso di Our Times comprova
la preferenza del pubblico taiwanese
per le commedie amorose giovanili,
ma cio non deve svilire gli sforzi di produttrici
come Yeh Jufeng, Lee Lieh e Angie
Chai verso nuove proposte artistiche.
In particolare le prime due, dopo il trionfo
di Zone Pro Site: The Moveable Feast
(2013), sono tornate a collaborare con il
regista Chen Yu-hsun per Jian Wang Cun,
una commedia fantasy d’azione ambientata
nella Cina antica.
La pellicola, che
vede Shu Qi nei panni della protagonista,
e attualmente in fase di realizzazione
e dovrebbe uscire nella primavera dell’anno
prossimo in tutta la zona cinese.
Angie Chai, invece, oltre a lavorare a
quattro mani con Adam Tsuei per l’adattamento
del romanzo giallo-fantasy The
Tenants Downstairs di Giddens Ko, si sta
anche occupando della produzione di
Mon mon mon MONSTERS sempre per
la regia di Giddens, un lavoro che tratta
di bullismo nelle scuole. Sono proprio
queste sperimentazioni a diversificare il
panorama della cinematografia formosana
contemporanea.