Cina 2015: un altro anno da record

Il 2015 dell’industria cinematografica cinese potrebbe essere descritto come un serial televisivo, con personaggi che aumentano ad ogni puntata, trame che diventano sempre più complicate ed a volte assumono tinte sinistre, attori implicati in scandali di vario tipo, fraseologie che nascono da situazioni specifiche e diventano poi linguaggio comune. Insomma, la Cina somiglia sempre di più ad Hollywood – non per niente è stata coniato il termine Shangywood!

Comunque, se l’oroscopo cinese includesse un animale chiamato prosperità, sicuramente il 2015 sarebbe stato il suo anno. Sono stati tanti i record raggiunti e già superati durante l’anno per quanto riguarda produzione, incassi ed incremento delle sale cinematografiche. 
 
Per non parlare degli accordi di dimensioni stratosferiche che sempre più strettamente legano l’industria cinematografica cinese a quella internazionale. Avendo portato il cinema nazionale ad un livello sinora ineguagliato, i protagonisti del miracolo cinese sono ormai intenzionati ad esplorare il mercato globale.E quindi non passa giorno in cui non si legga della creazione di una nuova società o della firma di mega-contratti tra quelle che ormai sono vere e proprie “major”cinesi ed i loro equivalenti americani, europei o asiatici. 
 
Bona ha annunciato che investirà US$235m in film della Twentieth Century Fox, Huayi Brothers è in business con STX, Fosun con Studio 8, Alibaba ha investito in Mission Impossible – Rogue Nation, e così via. L’esempio più clamoroso è quello di Wang Jialin, presidente di Wanda Group il quale non solo è il più grande operatore di sale cinematografiche al mondo da quando nel 2012 ha rilevato la catena di sale americane AMC, ma ora è diventato anche il primo cinese ad acquistare, per ben US$3.5 miliardi, una società di produzione americana, la Legendary Entertainment – produttrice di blockbuster quali The Dark Knight e 300.

Considerando la sua crescita esponenziale a tutto campo, il mercato cinematografico cinese attualmente è senza dubbio il più importante del mondo. I fattori chiave del miracolo cinese sono: la progressiva diversificazione dei generi cinematografici, la capacità di inventare un nuovo tipo di blockbuster made in China, lo sfruttamento delle potenzialità dei social media, la crescente importanza delle città di secondo, terzo, quarto livello. 
 
Le cifre parlano chiaro: nonostante l’economia generale del Paese abbia subito un rallentamento, gli incassi dell’industria cinematografica sono cresciuti del 48% rispetto all’anno precedente, raggiungendo il record di 44 miliardi di rmb (US$6.7 miliardi). 
 
Anche le vendite all’estero sono aumentate del 48%, totalizzando US$415m. Di questo passo, la Cina supererà il mercato americano già nel 2017, traguardo tradizionalmente ritenuto molto più lontano. 
 
Se consideriamo che ci sono voluti nove anni (2002-2010) perché gli incassi raggiungessero dieci miliardi di rmb, poi tre anni perché questa cifra si raddoppiasse ma poco più di un solo anno perché si raddoppiasse ancora una volta, abbiamo un’idea dell’enormità del fenomeno.

Il film che con US$375m ha totalizzato i maggiori incassi nel 2015 è stato Monster Hunt. Co-produzione con HK parzialmente d’animazione, racconta la storia di una deliziosa creatura nata da padre umano e madre mostro in un mondo di fantasia. 
 
Il film è stato prodotto dalla Edko e diretto da Raman Hui – la cui esperienza di lavoro a DreamWorks traspare nello straordinario standard artistico del film, paragonabile ai blockbuster prodotti ad Hollywood. Il suo record comunque è già stato sorpassato all’inizio del 2016 dal clamoroso successo della commedia romantica/ambientalista Mermaid di Stephen Chow che ha già totalizzato US$480m ed è ancora nelle sale mentre scriviamo.

Gli altri film di produzione nazionale in cima alla classifica degli incassi sono la seconda commedia/road-movie diretta da Xu Zheng e prodotta da Enlight Media, Lost in Hong Kong che con US$248m ha ricalcato il successo del precedente Lost in Thailand (FEFF 2013), e Goodbye Mr.Loser (US$221m), una commedia adattata da una popolare opera teatrale del gruppo Happy Mahua che ha avuto un successo inaspettato ma è stata accusata di plagio da alcuni critici che hanno trovato una somiglianza troppo stretta con il film Peggy Sue Got Married diretto da F.F. Coppola. Mojin: The Lost Legend diretto da Wu Ershan (US$256 milioni a fine 2015, ma è ancora nelle sale mentre scriviamo) è un film unico nel panorama cinematografico dell’anno. 
 
Tratto da una popolarissima serie di romanzi su temi difficili per la censura quali la violazione di tombe e l’apparizione di fantasmi, attraverso una complessa operazione di adattamento e con il supporto di tre mega società quali Wanda, Huayi Brothers ed Enlight che ne hanno sostenuto l’enorme costo di produzione, è un blockbuster paragonabile a film classici quali gli Indiana Jones. 
 
Un altro film che ha avuto un enorme successo è stato Pancake Man (aka Jian Bing Man), commedia semi-demenziale su un attore che vuole girare un film su un supereroe. Scritto, diretto ed interpretato dall’attore Da Peng, ha totalizzato US$178m, seguito da un altro film d’animazione, Monkey King: Hero is Back (US$147m). Il traguardo di rmb100m di incassi, che ancora di recente era raro, è ormai diventato normale: ben 81 film lo hanno sorpassato nel 2015, compresi 47 film di produzione nazionale.

In termini di generi cinematografici è da constatare da una parte una maggiore varietà di generi presenti nel mercato ed allo stesso tempo il declino della popolarità dei film in costume a vantaggio della commedia. 
 
La grandiosità delle ambientazioni e degli effetti speciali non è più una determinante per il successo commerciale di un film; il fenomeno del 3D – estremamente popolare ma alla fine compromesso da interessi puramente di lucro che hanno portato alla conversione in 3D di film originariamente prodotti in 2D – ha stancato il pubblico che ormai non si stupisce più facilmente. I film più popolari nel 2015 sono invece stati tutte commedie che hanno un’attinenza immediata con la mentalità, le esperienze e l’immaginario collettivo del pubblico cinese. 
 
Film come Jian Bing Man, Goodbye Mr.Loser e Lost in Hong Kong utilizzano una comicità semplice, non cervellotica. Raccontando in modo spassoso la lotta che persone normali devono combattere quotidianamente per la sopravvivenza e per il successo, ed utilizzando ambientazioni e temi musicali familiari al grande pubblico, fanno appello alla memoria storica recente ed alla nostalgia collettiva della società contemporanea. 
 
Questo tipo di film peraltro ha un costo di produzione nettamente inferiore ai grandi film storici e d’azione che hanno dominato il mercato cinematografico fino ad anni recenti. Film quali La tigre e il dragone o Hero avevano dato una grande spinta al genere del film in costume di grosso budget ma negli ultimi anni la situazione è completamente cambiata, in parallelo alla crescita esponenziale della commedia romantica inaugurata dal film Love Is Not Blind di Teng Huatao (SIFF 2012). 
 
Questo tipo di film produce un profitto proporzionalmente più interessante per gli investitori, considerando il costo di produzione molto inferiore rispetto ai grandi film d’azione. Nel 2015 piccoli film quali The Left Ear, dramma giovanile e debutto alla regia dell’attore Alec Su, e Go Away Mr.Tumor, una commedia agro-dolce su un tema difficile come quello delle malattie terminali – che ha sostituito come candidatura cinese agli Oscar il film di Annaud scartato per motivi tecnici – hanno comunque incassato circa US$70m ciascuno. 
 
Un film difficile come il thriller drammatico di Cao Baoping, The Dead End, dopo aver vinto il premio per la regia e interpretazione allo Shanghai Film Festival ha totalizzato circa US$45m.

Da notare che i film di produzione cinese hanno rappresentato nel 2015 il 61% degli incassi, quindi il rapporto tra film d’importazione e film locali è ormai ribaltato rispetto al passato. La priorità dell’industria cinematografica mondiale è diventata quindi quella di entrare in Cina collaborando alla produzione di film cinesi piuttosto che cercare di esportarvi i propri film. Anche in questo caso i numeri sono esemplificativi. 
 
Nel 2015 sono stati importati 58 film, di cui 34 sulla base del “revenue share”, che consente alle major americane un dividendo del 25% sugli incassi. Questi film hanno incassato US$2.25 miliardi al box office, di cui soltanto US$560m sono andati alla parte straniera. A parte i problemi con la censura, le autorità impongono un bando sulla circolazione di film d’importazione durante i periodi più cruciali dell’anno, favorendo automaticamente quelli di produzione cinese. 
 
Ed è comunque indiscutibile che un certo tipo di cinema nazionale è riuscito a trovare una sintonia profonda con il pubblico soprattutto dei giovani, la generazione dei nati negli anni ’80 e ’90 che ha potere d’acquisto, voglia di divertirsi ed accorre al cinema sempre più numerosa non soltanto nelle metropoli ma anche – e soprattutto – nei centri regionali. Quindi per entrare seriamente nel business del cinema la co-produzione è diventata una necessità. 
 
Mentre la Cina continua a firmare accordi di co-produzione a livello governativo, i contratti commerciali aumentano in quantità, dimensioni e complessità. In passato molti film “co-prodotti” venivano modificati ad hoc con l’aggiunta di alcune scene o personaggi che potevano soddisfare la clausola burocratica del “contenuto locale”, ma ora la collaborazione comincia dal livello cruciale della sceneggiatura per finire alla post-produzione. 
 
Poiché il mercato di riferimento di questi film non èpiù quello internazionale ma quello cinese, la sfida è trovare il codice per storie che possano funzionare sia in Cina che in Occidente. Hong Kong è stato a lungo il partner principale per le co-produzioni, ma in anni recenti anche con la Corea sono stati co-prodotti film di grande successo quali Miss Granny (FEFF 2015). 
 
Con gli anni diverse major americane hanno aperto uffici in Cina, ed il livello di collaborazione è salito di livello con film quali Kung Fu Panda 3, prodotto dalla joint-venture che Dreamworks ha costitutito a Shanghai – il film è uscito da poco con enorme successo – Wolf Totem di Jean-Jacques Annaud, co-prodotto con la Francia ma sceneggiato ed interpretato tutto da artisti cinesi, e The Great Wall, co-produzione US/Cina che uscirà a breve diretta da Zhang Yimou ma scritta dall’americano Tony Gilroy.

Parallela alla crescita del box office è quella del business immobiliare che lo accompagna e che nel 2015 ha raggiunto il 40% di sviluppo: sono state aperte mediamente 22 nuove sale cinematografiche al giorno, per un totale di 8000 nuovi schermi, che aggiunti a quelli già esistenti raggiungono un totale di 31.000 – ancora insufficienti considerando che la media annuale di presenze al cinema è stata di 0,8 per abitante mentre in un Paese come gli Stati Uniti è di 3,2. 
 
Nonostante il prezzo dei biglietti abbia subito una lieve flessione – il prezzo medio attuale è US$5 – il box office cresce esponenzialmente perché le città di secondo, terzo e quarto “livello” sostengono la crescita del mercato con percentuali medie di affluenza simili a quelle delle grandi città; la crescita del mercato non è dovuta all’aumento dei prezzi, ma all’aumento del numero di biglietti venduti.

Assieme al box-office cresce anche il numero delle produzioni. Nel 2015 sono stati prodotti 686 film, che fanno a gara per trovare una distribuzione adeguata. Attualmente in Cina il mercato cinematografico è in balia degli esercenti i quali hanno il coltello dalla parte del manico e possono decidere le sorti dei film.
 
Le società di distribuzione organizzano quindi anteprime per creare il “buzz” mediatico che serve per convincere gli esercenti a passare i film sul maggior numero possibile di schermi. Le strategie commerciali legate alla distribuzione diventano sempre più complesse, costose ed a volte persino fraudolente. 
 
Un piccolo scandalo ha coinvolto per esempio la distribuzione di Lost in Hong Kong e quella di Monster Hunt, accusate di pratiche scorrette perché molte delle proiezioni pubblicizzate come tutto esaurito erano invece quasi vuote. Nel periodo di fine anno durante il quale era prevista l’uscita nelle sale di una trentina di film, tre giganti della distribuzione – Enlight Pictures, Huayi Brothers e Wanda – hanno collaborato per creare un singolo trailer comprendente tre dei loro film in uscita – blockbuster quali Mojin: The Lost Legend, Mr. Six e Devil and Angel – in modo da avere un impatto più forte sul pubblico e sugli esercenti. 
 
La competizione ha scatenato due fenomeni per i quali i giornalisti cinematografici cinesi hanno coniato termini nuovi: tap water (“l’acqua di rubinetto”) e water army (“l’esercito dell’acqua”). Il primo si riferisce all’effetto a cascata che i commenti pubblicati dai fan di un film sui social media dopo le anteprime cinematografiche hanno sugli utenti e che praticamente costituiscono pubblicità gratuita per i film. 
 
Il secondo si riferisce alle recensioni entusiastiche pubblicate sui social media da ghostwriter appositamente pagati dalle società di distribuzione per manipolare il pubblico di utenti della rete.

L’impatto e le ramificazioni di social media ed internet sull’industria cinematografica sono enormi. Come nel resto del mondo, anche in Cina si prevede che i profitti derivati dallo streaming supereranno presto quelli della distribuzione nelle sale. I giganti dell’internet business, Baidu (il principale motore di ricerca cinese), Alibaba (il gigante dell’e-commerce) e Tencent (il più grande distributore mondiale di video-games) – collettivamente chiamati BAT – hanno ramificato nell’industria cinematografica e sono impegnati nel tentativo di cambiare il modo in cui questa opera in Cina. 
 
Alibaba ha creato la società Alibaba Pictures ed in competizione con il rivale Baidu controlla le principali società di produzione di video online (rispettivamente Youku Tudou e iQIYI), mentre con Tencent controlla la biglietteria online. Attualmente in Cina è molto conveniente acquistare biglietti in rete tramite app che offrono informazioni su film, sconti e merchandise, creando un incentivo per il pubblico di giovani che non ha tempo da perdere in fila al botteghino e vuole risparmiare: al momento il 63% dei biglietti è infatti acquistato in rete. 
 
Ma non soltanto: la possibilità di monitorare le preferenze degli utenti è diventato un punto di riferimento fondamentale per sceneggiatori e società di produzione, che modellano il prodotto cinematografico sulla base delle informazioni raccolte in rete. I netizen cinesi sono circa 670 milioni, e gli utenti di linee telefoniche 1,2 miliardi. 
 
Gli argomenti di cui si discute, i romanzi, le serie tv, i video-game, insomma tutto ciò che diventa virale in rete costituisce una nuova fonte di idee per le società di produzione, che analizzano i dati provenienti da internet per creare contenuti coerenti con gli interessi ed il gusto del pubblico dei netizen. 
 
In rete è possibile anche organizzare operazioni di crowd-funding: il produttore di Monkey King: Hero Is Back ha raccolto tramite la app WeChat 7 milioni di rmb promettendo agli investitori di inserire nei titoli di coda i nomi dei loro figli. Tutta la filiera dell’industria cinematografica, produttori, distributori, esercenti etc, monitora i dati della rete e reagisce di conseguenza; i giganti che controllano internet stanno quindi progressivamente assumendo il controllo della produzione. Anche per questo fenomeno è stato coniato un nuovo termine: i film IP!

Un altro fenomeno recente è quello dei fondi d’investimento specializzati nel settore cinematografico, completamente inesistenti fino ad alcuni anni fa e che invece adesso stanno diventando un motore importante della produzione locale con il sostegno del governo. Sono più di trenta i fondi che operano nel settore in Cina, con plafond finanziari che vanno dai 100 milioni ai 5 miliardi di rmb. 
 
La leadership politica cinese mantiene un atteggiamento ambiguo nei confronti dell’industria cinematografica: da una parte ne sostiene lo sviluppo nell’ottica di incoraggiare la coesione sociale interna attraverso l’industria della cultura e la politica del “soft power” all’estero; d’altra parte dimostra un atteggiamento sempre più rigido per quanto riguarda contenuti e standard etici ai quali i membri dell’industria cinematografica devono conformarsi. 
 
Lo star system versione cinese ha raggiunto picchi ineguagliati persino in Occidente, non solo in termini di cachet di attori e attrici che ormai spesso superano quelli delle star internazionali più famose, ma anche per quanto riguarda il loro potere mediatico. Ma una nuova legge sulla pubblicità approvata nel 2015 stabilisce che le celebrità che sponsorizzano prodotti commerciali sono legalmente responsabili della veridicità del messaggio pubblicitario. E quelle che finiscono nei guai con la legge a seguito della campagna lanciata dalle autorità contro l’uso di droghe, prostituzione e corruzione rischiano di rimanere senza lavoro o banditi da apparizioni pubbliche. 
 
Di questa situazione ha fatto le spese persino Jaycee Chan – figlio di Jackie – il quale è stato condannato a sei mesi di carcere per uso di stupefacenti, con la conseguenza che il suo nome è scomparso dal cast del film di Chen Kaige Monk Comes Down the Mountain e l’uscita del film è stata ritardata. Stessa sorte è toccata all’attore taiwanese Ko Chen-tung, arrestato assieme a Jaycee, ed al film da lui interpretato Tiny Times 4 – ultima parte della quadrilogia scritta e diretta da Guo Jingming – che è uscito in ritardo rispetto alle previsioni, ma ha comunque ripetuto il successo commerciale dei precedenti attestandosi sui US$75m di incassi.

Il dato più significativo dell’anno è stata la varietà di generi e l’abbondanza di film di notevole livello tecnico ed artistico usciti durante tutto l’anno e non soltanto nei periodi cruciali delle festività. La differenza con il passato – anche recente – è abissale; si è creato un circolo vizioso che al momento gira in favore della Cina. 
 
Poiché il box office cresce, l’industria investe in budget produttivi sempre più importanti che a loro volta consentono un enorme salto di qualità per quanto riguarda gli aspetti tecnici dei film – è raro ormai imbattersi in un film “mal girato” – perpetuando il successo di botteghino e così via. 
 
In questo quadro così roseo non mancano comunque motivi di preoccupazione: si ha ancora l’impressione di una generale povertà di idee e soprattutto di una tendenza alla ripetizione di temi che in alcuni casi arriva quasi alla serialità. 
 
Inoltre, non è ancora chiaro se l’industria cinematografica stia crescendo in modo sistematico e coerente o se sia sospinta da una forza d’inerzia che ne sta ingigantendo la massa mentre l’avvicina ad un burrone.
Maria Barbieri