Forze relative: l’industria cinematografica delle Filippine nel 2015

Nel momento in cui scriviamo, l’autore filippino Lav Diaz ha vinto l'Orso d'Argento - Premio Alfred Bauer al Festival di Berlino per la sua opera di otto ore, Hele Sa Hiwagang Hapis (Lullaby to the Sorrowful Mystery). Questo trofeo si aggiunge al Pardo D’Oro vinto a Locarno nel 2014 [NdT: Lav Diaz ha vinto il Pardo d’Oro nel 2014, non nel 2015 – correggere la versione inglese] per Mula Sa Kung Ano Ang Noon (From What Is Before) e alle decine di candidature come miglior film per Norte, Hangganan Ng Kasaysayan (Norte, The End of History) l'anno precedente. Probabilmente oggi Lav Diaz è il regista filippino più famoso al mondo ma in patria, per il grande pubblico, egli è meno riconoscibile di un concorrente squalificato in un reality show.

La carriera di Lav Diaz, mitizzato all’estero e sconosciuto ai più in patria, riassume perfettamente il divario esistente tra cinema d’essai indipendente e intrattenimento commerciale nelle Filippine, un’ex colonia americana in cui storia e cinema sono intrecciate (a volte sembra che i film siano la realtà e la storia sia la finzione). Cinefili e accademici filippini accorreranno alle proiezioni di Lullaby, ma malgrado nel cast ci siano divi di film di cassetta come John Lloyd Cruz e Piolo Pascual, è improbabile che il film riesca ad attirare il grande pubblico.  
 
Lo spettatore medio preferirà invece una commedia chiassosa come Beauty and the Bestie, interpretato dalla regina del botteghino Vice Ganda, o il dramma romantico A Second Chance, con Bea Alonzo e John Lloyd Cruz, o ancora My Bebe Love #KiligPaMore, con la popolarissima “squadra dell’amore” composta da Alden Richards e Maine Mendoza, alias AlDub. Ma questa non è affatto una novità, perché c’è sempre stato un divario tra il cinema ambizioso e impegnato e l’offerta rivolta al mercato di massa, nelle Filippine come nel resto del mondo.

Beauty and the Bestie è stato il campione d’incasso dell’anno, e le stime ufficiose (non ci sono dati ufficiali relativi al Metro Manila Film Festival di dicembre) parlano di proventi pari a 526.000.000 Php (pesos filippini).
Anche considerando i dati controversi del botteghino relativo a quel festival, Vice Ganda si distingue per essere l’interprete di ben cinque dei dieci film filippini campioni assoluti d’incasso. Vice Ganda non può più essere liquidata come una novità: lei è l’industria cinematografica. La morte improvvisa di Wenn Deramas, regista di tutti i blockbuster di Vice Ganda, avvenuta lo scorso febbraio, metterà alla prova la sua presa sul pubblico.   

My Bebe Love #KiligPaMore
è interpretata da due comici consumati come Vic Sotto e Ai Ai de las Alas, ma l’attenzione del pubblico era concentrata su Richards e Mendoza, il cui episodio, relativo a un longevo programma televisivo della fascia di mezzogiorno, ha stabilito un record assoluto per il numero di tweet raccolti in ventiquattro ore (41 milioni). Secondo dati non ufficiali, il film ha incassato 385.000.000 pesos in sala.

Nell’ultimo anno, Ci sono stati dei momenti in cui sembrava che finalmente anche all’interno dell’industria cinematografica fosse arrivato il cambiamento. La commedia romantica di produzione indipendente English Only, Please aveva fatto un’ottima figura al Metro Manila Film festival del 2015 e in gennaio ha continuato a richiamare un folto pubblico. Sebbene rimanesse fedele alla formula collaudata della commedia romantica, English Only, Please si era tenuto alla larga dai fastidiosi cliché che appesantiscono il tipico prodotto da studio. Il regista Dan Villagas e la sceneggiatrice Antoinette Jadaone hanno trovato il modo di dare nuova freschezza al materiale. Al film va il merito di avere finalmente consacrato la diva Jennylyn Mercado e di avere fatto emergere un lato diverso di quel bel pezzo d’uomo di Derek Ramsay.    
 
In febbraio il lungometraggio di Antoinette Jadaone dal titolo That Thing Called Tadhana (Destiny), un road-movie a due sullo stile di Before Sunrise, è diventato un successone. Il film, che deve molto agli affascinanti protagonisti Angelica Panganiban e J.M. De Guzman, sembrava incarnare l’idea stessa di amore del pubblico del nuovo millennio. Tadhana ha incassato 134 milioni di pesos filippini, una somma inusitata per un film indipendente a basso budget, realizzato grazie a un fondo di due milioni di pesos del Cinema One Originals Festival.

A questo punto, le maggiori case di produzione hanno preso atto dei successi degli indipendenti e hanno fatto quello che sapevano fare meglio: prendere gli elementi vincenti di questi piccoli film e realizzarne delle versioni più grandiose e appariscenti. In aprile la Star Cinema ha fatto uscire You’re My Boss, diretto da Jadaone e interpretato da Toni Gonzaga e Coco Martin, che ha incassato qualcosa come 210 milioni di pesos. Nel mese di luglio è stata la volta di The Break-Up Playlist, scritto da Jadaone per la regia di Villegas e interpretato da due dei divi più celebri del paese, Sarah Geronimo e Piolo Pascual.

Il risultato, nonostante il successo commerciale di un incasso di 148 milioni di pesos, era in qualche modo minore della somma delle parti. Geronimo e Pascual interpretano due musicisti rock indipendenti, una scelta degli attori indovinatissima, che definisce perfettamente la “dissonanza cognitiva”. Per chiudere l’anno, Jadaone ha diretto All You Need Is Pag-Ibig (Love), un film infarcito di divi che avrebbe dovuto chiamarsi Pag-Ibig, Actually. La formula però cominciava a mostrare segni di stanchezza.

Tra gli altri titoli di successo vanno ricordati Crazy Beautiful You, diretto da Mae Czarina Cruz-Alviar e interpretato da un’altra giovane coppia, Kathryn Bernardo e Daniel Padilla (incasso: 322 milioni di pesos filippini); e il dramma sull’adulterio The Love Affair, diretto da Nuel Naval e interpretato da Richard Gomez, Dawn Zulueta e Bea Alonzo (incasso: 300 milioni di pesos filippini). Felix Manalo, il biopic ufficiale del fondatore delle Chiesa di Cristo o Iglesia Ni Cristo (INC), alla prima proiezione ha collezionato ben tre record da Guinness: il pubblico più numeroso per una première, il pubblico più numeroso per una proiezione e il pubblico pagante più numeroso per un’anteprima. Felix Manalo, scritto dal capo dell’evangelizzazione dell’INC, Bienvenido Santiago, e diretto da Joel Lamangan, era interpretato da Dennis Trillo e praticamente da tutti gli attori dell’industria cinematografica nazionale, oltre a 8.000 comparse. Il film ha incassato 225 milioni di pesos filippini.

Se nel 2015 c’è stato un film che ha fatto la differenza, è stato sicuramente Heneral Luna, la biografia del rivoluzionario Antonio Luna, prodotta da Artikulo Uno (Eduardo Rocha e Fernando Ortigas) e diretta da Jerrold Tarog. Heneral Luna non ha grandi divi né una campagna di marketing diffusa su più media e all’inizio ha fatto un po’ di fatica ad affermarsi al botteghino. Proprio quando sembrava che stessero per smontare il film dalle sale, è accaduto qualcosa di meraviglioso: gli stessi spettatori lo hanno salvato, caldeggiando il film e ricorrendo a Facebook e a Twitter per invitare la gente ad andarlo a vedere.

Il pomposo eroe ribelle Antonio Luna (John Arcilla), che si opponeva agli opportunisti politici, pronti a vendersi prima alla Spagna e poi agli Stati Uniti, ha toccato le corde giuste del pubblico, ansioso di conoscere la propria storia. L’entusiastico passaparola non si è limitato a salvare Heneral Luna, ma ha permesso a questo esuberante film indipendente di diventare uno dei maggiori successi dell’anno, con un incasso di 256 milioni di pesos filippini. En passant, il film ha messo in evidenza delle lacune enormi nell’insegnamento della storia delle Filippine, mettendo in discussione la versione della storia che è stata diffusa dalla classe dominante, oltre a dimostrare il potere assoluto dei social media, che altri film avevano cercato di illustrare ma con risultati disomogenei.  

Il cinema mainstream ne ha comprensibilmente risentito e, verso la fine dell’anno, la Star Cinema ha fatto uscire quello che aveva tutta l’aria di essere il sequel affrettato di uno dei suoi successi più amati, One More Chance di Cathy Garcia Molina, sempre con i beniamini del pubblico Bea Alonzo e John Lloyd Cruz, qui nei panni di una coppia sposata, ma ancora una volta sull'orlo della separazione. Agli spettatori non importava se il film era stato fatto in fretta e furia: era quello che volevano.  

Il Cinemalaya Independent Film Festival si è preso una pausa di riflessione e altri concorsi indipendenti come Cinema One e QCinema (Quezon City Film Festival) non si sono limitati solamente a colmare il vuoto: hanno fatto molto altro. Il vincitore di QCinema è stato Apocalypse Child di Monster Jimenez e Mario Cornejo, la storia avvincente di un uomo di fronte ai miti che circondano la sua vita, a cominciare da quello di essere il figlio di Francis Ford Coppola. Il Cinema One è stato vinto invece dall’innovativo Manang Biring di Carl Joseph Papa e dalla scatenata commedia Miss Bulalacao Di Ara Chawdhury.  

Al di là della discutibile qualità delle opere in selezione ufficiale, un punto fermo del Metro Manila Film Festival, durante il quale nelle sale vengono proiettati solo film filippini, è la polemica.
Quest'anno ci sono state due grandi controversie: il presunto scambio di biglietti, per correggere i risultati al botteghino, e la squalifica del film Honour Thy Father dalla competizione per il miglior film. Come nella migliore tradizione, a qualcuno sono saltati i nervi, gli animi si sono scaldati, sono fioccate dichiarazioni sul tetro futuro del cinema filippino ed è stata avviata un’inchiesta del Congresso. Se da quest’indagine verrà fuori qualcosa è tutto da vedere. Ogni anno viene messa in discussione l'esistenza del Metro Manila Film Festival ma ogni anno la manifestazione ritorna, come uno zombie che non può essere ucciso.

Visto che nel 2016 ci saranno le elezioni, la vera domanda è: può il cinema competere con la politica? E’ possibile distinguere le due cose?
 

[Nota: un php (peso filippino) equivale a circa 2 centesimi di dollaro americano]
Jessica Zafra