Fino a oggi, nel 2016 a Hong Kong il cinema locale è andato alla grande. Il film d’azione e kung fu di Wilson Yip Ip Man 3 è sulla buona strada per raggiungere un incasso di cinquanta milioni di dollari hongkonghesi, mentre il romantico Anniversary di Patrick Kong ha incassato più di sedici milioni di dollari hongkonghesi, superando così il record personale del regista. Il film più importante dell’anno però è probabilmente Ten Years, un film antologico uscito in un numero limitato di copie e composto da cinque cortometraggi, che preconizza un futuro triste per Hong Kong negli anni che vanno da oggi al 2025.
Ten Years è uscito il 17 dicembre 2015 in una sala della Broadway Cinematheque, un piccolo multisala di Mong Kok dove ha registrato il tutto esaurito a tutti gli spettacoli, dalla mattina fino a mezzanotte, per due settimane consecutive. Di conseguenza, il film ha ottenuto una distribuzione più ampia, raggiungendo comunque un numero elevato di biglietti venduti. Ten Years ha incassato 2 milioni di dollari hongkonghesi in venticinque giorni, una specie di miracolo considerando che doveva competere con la solita sfilza di blockbuster locali e hollywoodiani, in pieno periodo natalizio e di inizio anno.
Per l’industria cinematografica l’importanza di Ten Years comunque non risiede tanto nel grande successo di botteghino, per impressionante che sia, ma nella capacità di affrontare temi politicamente sensibili che non sono stati trattati da film mainstream e probabilmente non lo saranno mai. Il film dura 104 minuti ed è composto da cinque cortometraggi di registi esordienti; e ciascuno di loro delinea una diversa visione pessimistica per il futuro di Hong Kong, sotto il dominio della Cina continentale.
Extra di Kwok Zune descrive un complotto politico che sfocia in un attacco terroristico, volto a convincere gli hongkonghesi ad appoggiare la Legge per la Sicurezza Nazionale voluta dal governo. Season of the End di Wong Fei-Pang racconta di un giovane che raccoglie oggetti da edifici demoliti, e che decide di voler conservare il proprio corpo dopo la distruzione della città. Dialect di Jevons Au invece mostra come la politica del governo eserciti una forte pressione sociale sugli hongkonghesi affinché utilizzino la lingua ufficiale Putonghua (cinese mandarino) invece del nativo dialetto cantonese. Self-Immolator mostra fino a dove sono disposti a spingersi i contestatori che difendono la loro libertà a Hong Kong, e fino a che punto è disposto ad arrivare il governo centrale per fermarli. La raccolta si chiude con Local Egg di Ng Ka-leung, in cui la storia di un allevamento locale di galline ovaiole si innesta in una trama in stile Rivoluzione Culturale che vede dei giovani filogovernativi assaltare le librerie.
Il film è politicamente sensibile perché descrive come il governo introduca politiche che limitano la libertà degli abitanti di Hong Kong. Ciò rispecchia eventi recenti della vita reale, come la misteriosa scomparsa di librai che vendevano libri politici banditi in Cina, la nomina di Arthur Li come presidente dell’Università di Hong Kong nonostante la forte opposizione degli studenti e degli ex allievi e l’approvazione dell’ordinanza riveduta e corretta sul diritto d’autore. Tutti questi eventi che hanno reso Ten Years credibile per il pubblico.
Per molto tempo i cineasti non hanno osato realizzare film politici espliciti e realistici. Prima del 1997 ci sono stati film politici “morbidi”, come la serie Her Fatal Ways di Alfred Cheung, che utilizzava una storia criminale per mostrare le differenze culturali tra Hong Kong e la Cina continentale, o la parodia Bodyguards of the Last Governor. Da allora nessun film ha più parlato davvero di politica.
Uno dei motivi è che i registi commerciali di Hong Kong vogliono realizzare film in (o per) la Cina continentale, che garantisce buoni incassi. Per farlo devono però rispettare le regole del governo centrale – e tenere la bocca chiusa sui temi della politica e della libertà di parola. Anche coloro che disapprovano il governo cinese stanno bene attenti a quello che dicono nei loro film, perché non vogliono incorrere nelle ire delle autorità e rimetterci economicamente. Le faccende politiche preferiscono non affrontarle proprio.
D’altro canto, un certo numero di produzioni indipendenti si concentra invero su temi sociali e politici, come le manifestazioni politiche e la Rivoluzione degli Ombrelli del 2014, ma è difficile che un film indipendente, di qualunque tipo, riesca a trovare una distribuzione a Hong Kong, in quanto non vi sono più cinema d’essai. La maggior parte dei film indipendenti riesce ad approdare soltanto sugli schermi del cinema dell’Arts Centre di Wan Chai, per poche proiezioni.
Ten Years rappresenta un caso eccezionale ed è piuttosto insolito che un film con un forte messaggio sociale vada così bene al botteghino. Anche se era stato pensato come progetto sperimentale, Ten Years si è rivelato un film davvero ben fatto e i suoi valori richiamano il pubblico locale, tanto che potrebbe diventare un modello per i film socio-politici del futuro.
Ryan Law