Anche nel 2015, come al solito, i media locali hanno annunciato il declino del cinema thailandese. Gli incassi al botteghino hanno continuato a diminuire e produttori inesperti hanno pensato di attirare le folle facendo notizia, certi che il pubblico sarebbe accorso a vedere i loro film per curiosità. Nonostante tutto questo, però, il 2015 è stato caratterizzato da idee nuove, diversità e fluidità. Sono apparsi volti nuovi, anche donne e gay, che hanno proposto visioni originali, sia sul piano estetico che su quello commerciale. Sembra che ogni mese ci sia un nuovo festival, mentre i generi si vanno diversificando e anche i documentari hanno trovato il loro posto: il pubblico non ha mai avuto una tale varietà di scelta.
Se il 2014 è stato l’anno della bolla cinematografica thailandese, il 2015 ha rappresentato una fase di miglioramento, anche se potrebbero volerci degli anni per vederne gli effetti. Il numero di film thailandesi usciti in sala è calato da sessantasette a cinquantasette titoli, in maggior parte opere prime. Gli studios hanno prodotto un numero limitato di titoli, né più né meno dei loro omologhi indipendenti. Anche lo studio più prolifico, la Sahamongkol Film, ha ridotto la produzione da due titoli al mese a nove per l’intero anno. Tutti gli altri (Gmm Tai Hub, Five Star Production, M Thirty-nine, la nuova Transformation Films e Mono Films) hanno prodotto da uno a tre film ciascuno. Le case di produzione sono diventate tutte molto selettive e hanno esitato a lanciarsi in nuovi investimenti. I budget dedicati alla produzione sono diminuiti, visto che le produzioni locali sono state sempre considerate ad altissimo rischio, e le star non riescono più ad attirare il pubblico come facevano una volta. Gli studi hanno dovuto anche mettere in conto che il pubblico è diventato molto più selettivo e critico.
In simili circostanze l’unica strada per sopravvivere era migliorare la qualità.
M-Thirtynine ne è un chiaro esempio: lo studio, che produceva blockbuster popolari e a volte stupidi, ha spalancato le braccia al veterano Wisit Sasanatieng, che non girava film da cinque anni, per l’horror Senior.
Il quinto film di Sasanatieng ha uno stile ibrido, creativo e umoristico. La liceale Mon possiede un sesto senso con il quale riesce a trovare i fantasmi annusando, come un cane che starnutisce. I suoi amici pensano che sia una psicopatica che parla da sola, ma nel suo mondo interiore Mon è seguita da un tipo invisibile, il Senior. Mon e Senior affrontano alcuni strani incidenti e vedono diversi fantasmi nella scuola, così decidono di collaborare e indagano su vari omicidi e morti misteriose. Sasanatieng sfida il pubblico creando nuovi tipi di fantasmi, e mostra la sua creatività miscelando in modo innovativo cinema d’autore e stili popolari. Come Andy Warhol, Sasanatieng è sempre stato noto per il fatto di essere a suo agio sia con la cultura “bassa” che con la cultura “alta” e molti giovani hanno seguito il suo esempio. Tra di essi, Nawapol Thamrongrattanarit è stato il giovane regista più controverso e di maggiore successo nel passare dal film d’essai al cinema popolare. Notissimo come scrittore giovane e di tendenza, l’autodidatta Thamrongrattanarit ha iniziato la sua carriera di regista realizzando cortometraggi sperimentali. La GTG si è rivolta a lui, come giovane scrittore, per invitarlo a far parte del loro team di sceneggiatori, visto che i loro prodotti si rivolgevano allo stesso pubblico giovane e di città.
Per realizzare il suo primo lungometraggio, 36 (2012), Thamrongrattanarit ha utilizzato fondi propri e, con l’aiuto dei produttori di film d’essai Soros Sukhum e Aditya Assarat, 36 ha vinto un premio al Festival di Busan. Il suo secondo film, Mary Is Happy, Mary Is Happy (2013) è stato finanziato da Biennale College Cinema. Entrambi i titoli si sono dimostrati dei successi a sorpresa, e nonostante la distribuzione limitata hanno registrato discreti incassi sia a Bangkok sia in provincia. Grazie alla sua notorietà come giovane scrittore, Thamrongrattanarit attira sempre il pubblico giovanile a frotte, qualunque cosa faccia. La GTH non ha quindi avuto dubbi a invitarlo a bordo per realizzare il suo terzo lungometraggio, Heart Attack (2015).
Ispirandosi forse alla sua esperienza di freelance, in Heart Attack Thamrongrattanarit descrive la vita di un grafico al quale un dermatologo consiglia di modificare le proprie abitudini lavorative stakanoviste per curare la sua malattia cutanea. Il grafico ci si mette d’impegno ma si rende conto che in questo modo non riesce a rispettare le sue scadenze. Thamrongrattanarit utilizza uno stile cinematografico alternativo (recitazione naturalistica, campi lunghi, mdp a mano) all’interno di una commedia romantica. È stato molto impegnativo per lo studio, che è famoso per i suoi piacevoli film mainstream, ma la scommessa è stata vinta: Heart Attack è diventato il secondo film di maggiore incasso dell’anno e ha realizzato più di 2,2 milioni di euro, oltre a fare man bassa di diversi premi thailandesi.
Subito dopo Heart Attack, la GTH ha distribuito May Who?, opera seconda del giovane regista Chayanop Boonprakob (Suck Seed, 2011), che era stato accantonato nel 2015 per gli scandali nati intorno all’attrice protagonista, Narikun Ketprapakorn. I fan della GTH erano contenti di ritrovare lo stile abituale del loro studio di riferimento e il film si è piazzato al terzo posto nella classifica del botteghino, con un incasso pari a 1,8 milioni di euro. May Who? è stato applaudito dalla critica per l’eccellente scelta degli attori, la sceneggiatura stringata e il montaggio frenetico; ed è stato candidato a tutti i premi nazionali.
Altri registi esordienti hanno fatto il loro ingresso nel settore, miscelando stili artistici e film di genere. Il regista indipendente coreano Kim Josh ha sviluppato il suo cortometraggio Draft Day per dare corpo al suo primo lungometraggio, How to Win at Checkers (2015). Il film è stato proposto per rappresentare la Thailandia agli Academy Awards come miglior film straniero ed è stato presentato a Udine lo scorso anno.
Un altro esordiente, Anucha Boonyawatana, ha utilizzato un montaggio lento e una fotografia accurata per il suo primo horror a tematica omosessuale. The Blue Hour ritrae la vita di due giovani gay che si aggirano in luoghi isolati e sono coinvolti nell’uccisione delle proprie famiglie. Boonyawatana si è ispirato a diversi casi di omicidio avvenuti in Thailandia, rielaborandoli in un film che è onirico e realistico allo stesso tempo.
Quando gli esordienti lavorano insieme e fanno squadra il risultato può essere imprevedibile. Grace era così controverso che ne sono uscite due versioni, una vietata ai minori di diciotto anni, l’altra ai minori di venti anni. Kulp Kaljaruek è il produttore ufficiale, mentre il duo formato da Pun Homchuen e Onusa Donsawai ha sviluppato il progetto, partendo da un cortometraggio. Grace esamina le abitudini diffuse tra gli adolescenti thailandesi, che amano condividere la propria vita privata sui social media e ottenere tanti “mi piace”.
Tra i registi esordienti ci sono anche sei donne, una delle quali, Kanittha Kwanyoo, è diventata la regista di maggiore successo lo scorso anno dopo lo scandaloso caso di censura che ha investito il suo horror buddhista Arpat. Il film racconta la storia del novizio Sun, che è costretto a prendere gli ordini ma non riesce a staccarsi dal suo desiderio umano e si mette in contatto con la sua ex fidanzata, prima di innamorarsi di una ragazza che vive accanto al tempio. Il giovane monaco incontra anche molte persone strane: un pazzo, un abate sofferente e un misterioso monaco anziano che appare di notte e lo aiuta. Arbat è stato messo al bando da un gruppo religioso a causa delle attività del protagonista; successivamente, in seguito all’eliminazione di alcune scene e alla modifica del titolo, il pubblico si è precipitato a vedere il film, che ha raggiunto la quarta posizione al box-office.
L’espatriato britannico Paul Spurrier si è lanciato nel suo secondo horror thailandese, The Forest, dopo P (2005). Girato con un budget ridotto, The Forest esplora la vita degli abitanti di un villaggio remoto della Thailandia. Un ex monaco diventato insegnante arriva in un villaggio rurale per iniziare la sua nuova vita, pieno di speranza e di ispirazione. Incontra una ragazza muta che è oggetto delle prepotenze della figlia del capo del villaggio e fa amicizia con un ragazzo nella foresta. The Forest è un horror silenzioso, arricchito da una bella fotografia e da una profonda esplorazione dei legami di parentela.
Alcuni registi hanno avuto ottimi risultati a livello internazionale con film d’essai. Jakkrawal Nilthamrong ha finalmente completato la sua opera prima sperimentale The Vanishing Point, dopo aver vinto il Tiger Award di Rotterdam l’anno prima. Ispirandosi a un incidente che lo perseguita ancora, Nilthamrong unisce la sua storia personale con il buddhismo e crea un capolavoro sperimentale. Allo stesso modo, Uruphong Raksasad ha fatto uscire la parte finale della sua trilogia documentaria a tema rurale, Song of Rice (2015).
È uscito anche il settimo film del veterano Kongdej Jaturonrassamee, Snap, subito dopo la première tenutasi a Tokyo. Snap è più comprensibile degli altri film che portano la sua firma, e Jaturonrassamee ha pensato che farlo uscire subito in madrepatria lo avrebbe premiato al botteghino. Il film parla di due ex amanti che si affrontano a un ricevimento di nozze, e il loro incontro implica una certa dose di nostalgia e alcune rivelazioni. È un ritratto piacevole dell’amore ai tempi in cui la Thailandia era sotto il controllo dell’esercito.
Verso la fine del 2015 la GTH, la casa di produzione più apprezzata, ha lasciato tutti di stucco quando ha chiuso, per riaprire un mese dopo. I soci H (Hub Ho Hin) e G (Grammy Film) hanno fondato una nuova società denominata GDH 559, in cui alcune delle quote societarie sono state distribuite ai dipendenti e ai registi. Il socio T (Tai Entertainment) si è fuso con un nuovo colosso dell’intrattenimento, Monogroup, per formare una nuova società di produzione, la T Moment. L’affermazione di registi nuovi e il ritorno di alcuni veterani hanno apportato una certa varietà. L’horror e la commedia vanno sempre per la maggiore, ma c’è stato spazio anche per il dramma, il romanticismo, l’animazione, la sperimentazione, il film d’essai e il documentario. Alcuni di questi generi si sono spostati in aree come l’horror gay, la commedia horror, la commedia rosa e l’animazione gay, ampliando il ventaglio di scelte per gli spettatori.
Nel complesso, il filo conduttore del cinema thailandese nel corso degli ultimi due anni è stato la produzione diversificata ad opera delle imprese più piccole. Il settore cinematografico oggi è composto da molti gruppi frammentati e talvolta le produzioni degli studi più importanti non sembrano così diverse da quelle indipendenti. Un film può contenere al suo interno generi diversi, e il confine tra cinema popolare e cinema d’essai è sempre più labile. Il risultato è un periodo molto ricco e soddisfacente per il cinema thai.
Anchalee Chaiworaporn