Wind-Up Type

Nel vedere Wind-Up Type (Nejishiki), il film numero ottantuno di Ishii Teruo, e il secondo basato sull’opera del disegnatore di manga Tsuge Yoshiharu, mi sono alquanto meravigliato che questi due veterani del versante ero-guro (“erotico-grottesco”) dell’arte popolare giapponese ci abbiano messo tanto tempo a incontrarsi. Una ragione è stata la realtà del box office. Sebbene Ishii avesse letto e ammirato Nejishiki già quando apparve sulla rivista Garo nel 1967, questa originale storia del viaggio di un disegnatore in difficoltà economiche tra sogno e realtà, Eros e Thanatos, sarebbe stata difficile da vendere ai boss della casa di produzione di Ishii. Nei tardi anni Settanta la carriera di Ishii giunse a un punto di stallo, e il regista ritornò a dirigere fiction televisiva. E’ ironico che il progetto che lo ha riportato al grande schermo dopo un intervallo di 14 anni sia stato Master of the Gensekan Inn, un film in quattro episodi basato sul manga di Tsuge. Wind-Up Type (Nejishiki) si apre con una sequenza di carne seminuda che si torce, ispirata da Hieronymus Bosch. Tuttavia il film, più che un viaggio attraverso un giardino delle delizie terrene, è un trip attraverso una terra di frontiera dove le ferite spirituali della vita diurna suppurano nella mente di notte. E’ un mondo di solitari e di sconfitti, dove il sesso diventa un assalto frenetico e assurdo attraverso il golfo che separa i due sessi, e dove un tentato suicidio è visto, più che come una melodrammatica richiesta d’aiuto, come un pasticcio pieno di nera comicità. Al film è però sotteso un tono di gentile tolleranza, non di sarcasmo: simpatetico, non sprezzante. Più che voler semplicemente colpire con il contorto splendore delle immagini, Ishii cerca di localizzare le sorgenti della nostra comune esperienza umana in luoghi che noi visitiamo nelle ore più buie del sogno, nelle profondità dell’inconscio. Il protagonista è un disegnatore di nome Tsube (Asano Tadanobu), che si ritrova in bolletta e sfrattato di casa. Si sistema con un amico, ma questa soluzione abitativa risulta insoddisfacente. Poi la scappatella di una notte della sua ragazza lo manda in tilt: tentato suicidio, ospedalizzazione, e un soggiorno di riposo in campagna. Qui Tsube comincia a recuperare il suo equilibrio; nel mentre, sogna alcuni sogni assai strani e riscopre il suo interesse verso il sesso opposto. La più ammaliante delle partner erotiche di Tsube è Aoba Mika che recita le sue scene nuda con un sang froid che Sharon Stone potrebbe ammirare. Quando conduce Tsube in una canzonatoria visita guidata delle sue parti basse (“Qui c’è il Parco Shiba e qui la Torre di Tokyo”), lei produce più calore che tutta quanta la ginnastica orizzontale del film. Nell’opera del settantatreenne Ishii, il principio erotico è ancora perfettamente vivo e vegeto, senza bisogno di piccole pillole blu.
Mark Schilling
FEFF: 2002
Regia: ISHII Teruo
Anno: 1998
Durata: 87