Graveyard of Honour

Graveyard of Honor di Miike Takashi si ispira al classico film di Fukasaku Kinji del 1975, su un gangster che viola il codice delle gang con una pervicacia tale da portarlo alla rovina e alla morte. Il film di Fukasaku, che si basava su un romanzo di Fujita Goro ed era ambientato principalmente nell’immediato dopoguerra, era inesorabilmente cupo. Nell’interpretazione di Watari Tetsuya l’eroe, Ishikawa Rikio, era un uomo dagli occhi infossati che si tuffava nella vita come una bestia ferita, in cerca del sollievo dell’oblio. Il remake di Miike inizia negli effervescenti anni Ottanta e si sviluppa durante la fase di recessione degli anni Novanta. Il primo incontro ravvicinato di Ishimatsu Rikuo (Kishitani Goro) con le gang è costituito da una sparatoria nel ristorante cinese nel quale lavora. Finisce per salvare Sawada, il capo della banda, e come ricompensa viene fatto entrare nella gang con il rango di assistente del capo. Sfortunatamente Ishimatsu non ha alcun autocontrollo. Altri gangster si infuriano quando non ottengono ciò che vogliono: Ishimatsu esplode. L’unica relazione quasi umana è quella che lo lega a Chieko (Arimori Narimi), un’accompagnatrice che diventa sua convivente, e suo bersaglio costante. In prigione per avere picchiato un gangster, Ishimatsu fa amicizia con Imamura, un sottocapo della gang rivale Giyu. Dopo cinque anni, quando esce di prigione, trova Imamura e Chieko ad aspettarlo. Negli otto anni successivi, le cose vanno bene. Ishimatsu sale nella gerarchia della gang, anche se l’economia attraversa una fase di recessione. Un giorno però in un attacco di rabbia manda all’ospedale diversi suoi superiori. Da qui inizia la caduta, anche se Ishimatsu è determinato a tirarsi dietro il maggior numero possibile di nemici. Il regista Miike Takashi è famoso soprattutto per film come Audition e Ichi the Killer, che aggrediscono il pubblico con violenza e sangue in quantità tali da rivoltare anche lo stomaco più “ironico”. In Graveyard of Honor invece Miike dimostra di poter anche creare emozioni, con qualcosa che somiglia all’empatia e all’introspezione, anche se il suo personaggio sembra più un caso clinico che un solitario romantico. Basandosi su una sceneggiatura di Takechi Takenori, Miike non spiega le origini di Ishimatsu (è pazzo e cattivo fin dalla prima scena) ma scava in profondità nella sua relazione tormentata con Chieko. Quel che all’inizio pareva una brutale fantasia sadomaso (una donna debole, sottomessa alla volontà violenta del suo padrone macho) diventa qualcosa di più strano e più complesso. Arriviamo a vedere come entrambi abbiano bisogno l’uno dell’altra per vivere fino all’estremo limite la loro storia di autodistruzione. Degradandosi, si completano. Questo film è realmente una storia d’amore.
Mark Schilling
FEFF: 2003
Regia: MIIKE Takashi
Anno: 2002
Durata: 131
Stato: Japan

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