Il sordomuto Ryu lavora in fabbrica. La sorella, gravemente ammalata, ha bisogno al più presto di un trapianto di rene. Ryu non può donare uno dei suoi perché non è compatibile. Dopo essere stato licenziato, Ryu vende un suo rene a una banda di criminali del mercato nero, che però fugge senza pagarlo. La fidanzata di Ryu, Youngmi, propone di sequestrare la figlia di un ricco industriale, Dongjin, chiedere il riscatto e lasciarla andare subito dopo. Ma le cose andranno storte, e Dongjin non avrà pace finché non troverà i due giovani.
Uno dei più sconvolgenti e destabilizzanti film del cinema coreano contemporaneo, e senz’altro il più sconcertante dell’anno. Dopo il super hit JSA – Joint Security Area (presentato al Far East Film 2001), i produttori non rifiutano di certo nulla al regista Park, che decide di tornare su una sua idea della metà degli anni Novanta, quando non trovò nessuno che gliela finanziasse per il tono nerissimo. Il registro è infatti spinoso e scostante. La grandiosità popolare da blockbuster di JSA (peraltro molto funzionale) è qui del tutto abbandonata in favore di una stringatezza quasi asfittica, che non rinuncia a condivisibili colpi bassi e all’esplicitazione estrema della brutalità. Sympathy for Mr. Vengeance è una parabola non in discesa, bensì a spirale infinita, senza vie d’uscita né interruzioni, senza inizio e senza fine, per dirci che la violenza ormai è come l’aria che respiriamo, e quindi inevitabile e inafferrabile. Nessun appiglio pulp: il sangue, in Sympathy for Mr. Vengeance, è un gorgo gelido a cui non ci si può sottrarre. E il potere, in un mondo in cui le classi fanno ancora la differenza, è un gioco che ci si ritorce contro, come un boomerang.
Splendidamente interpretato da Song e Shin (entrambi già in JSA), con una coraggiosissima musica disarmonica di Pae Hyun-jin, Sympathy for Mr. Vengeance è un noir dell’animo e della società che non ha mancato di scioccare le platee di alcuni festival, riuscendo però a convincere in merito alla sua necessità.
Preparatevi, perché è per stomaci forti e ben disposti: non ci si stupisce se buona parte del pubblico coreano lo ha evitato (già durante la lavorazione circolavano voci sulla sua durezza).
Pier Maria Bocchi