L’insolito titolo di questo film introspettivo e ben realizzato si riferisce al presente progressivo della lingua inglese. Per il personaggio principale del film, la studentessa liceale Min-ah, che ha trascorso in ospedale gran parte della sua giovinezza, il presente può avere un significato più profondo che per la maggior parte di noi. Dopotutto, vivere con una malattia potenzialmente fatale può farci apprezzare maggiormente i giorni qualsiasi che ci sfilano davanti. Anche la madre single di Min-ah, che ha già perso un marito, ha imparato a concentrare la sua attenzione sul presente, invece che su un futuro permeato di incertezza.
Con la sua opera prima la giovane regista Lee Eon-hee ha creato una storia semplice e commovente, e insieme una delle più intense relazioni madre-figlia del cinema coreano. Im Su-jung - che praticamente è la scelta obbligata come migliore attrice esordiente del 2003 - interpreta Min-ah con un misto molto convincente di isolamento e vulnerabilità. Quando un fotografo (interpretato dal popolare attore Kim Rae-won) si trasferisce nell’appartamento sotto al suo, Min-ah non sa esattamente cosa fare quando lui cerca di guadagnarsi la sua amicizia.
Lee Mi-sook, attrice veterana di grandissimo talento, interpreta la madre di Min-ah con un contegno moderno e disinvolto, che nasconde la preoccupazione che avverte dentro di sé. Il legame tra madre e figlia è commovente, ma anche anticonformista per gli standard coreani. Mi-sook si rivolge alla madre addirittura con il nome di battesimo, cosa questa che non si è praticamente mai sentita in Corea.
Diretto con sicurezza e con una franchezza perspicace, …ing riesce a essere allo stesso tempo molto triste e molto divertente. Il film coglie perfettamente l’essenza di ciò che significa essere all’interno di una tragedia quotidiana, come se ne possono trovare nella casa accanto. Allo stesso tempo, il calore e l’umorismo del film aiutano lo spettatore ad apprezzare la gioia e l’intensità del presente.
Darcy Paquet