Gli effetti della Storia sul privato e la ricerca dell’identità sono due temi ricorrenti nei film dei registi cinesi della Quinta Generazione. Addio mia concubina non soltanto colpisce per le scelte estetiche dell’immagine, la grandiosità o il contenuto storico, bensì impressiona per come affronta l’interazione tra eventi pubblici e privati, analizzando il destino dell’Opera, dei suoi protagonisti e delle vicende storiche in parallelismo.
Al tempo dei Signori della Guerra, Cheng Dieyi inizia a vivere con l’Opera di Pechino, dopo che la madre l’ha abbandonato in una scuola per artisti. Con il passare degli anni, Dieyi si trasforma nella tragica Concubina Yu, la quale nell’opera si toglie la vita dopo che il Re di Chu è stato sconfitto dal Re di Han, e ottiene vasta fama popolare per la sua superba performance. Quando il suo caro amico e collega Duen Xiaolou, interprete del Re di Chu, sposa la prostituta Juxian, il ruolo di Dieyi sul palcoscenico diventa realtà: lui diviene il sostituto di Xiaolou. Nel frattempo, l’Opera attraversa le movimentate vicende storiche del dominio imperiale giapponese, dell’occupazione dei nazionalisti cinesi, del governo comunista e della Rivoluzione Culturale. Idem per le vite di Dieyi, Xialolou e Juxian, la cui relazione di amore-odio diventa l’ancora cui aggrapparsi durante i tempi difficili sopraggiunti per l’Opera, che un tempo aveva loro promesso fama e ricchezza.
È interessante il modo in cui Addio mia concubina mette in discussione costantemente l’idea di identità usando il concetto di "concubina". Se i fatti storici su cui si basa l’Opera dipingono la concubina come "l’Altra leale", il film si concentra sulla "alterità" imposta a ognuno dei protagonisti dalle mutevoli vicende politiche. Come risultato, anche se Dieyi ha il ruolo della concubina nell’opera, nella realtà tutti - Dieyi, Xiaolou, Juxian - diventano "concubine", alla ricerca di motivazioni che giustifichino i ruoli che essi devono necessariamente recitare per poter sopravvivere.