Chermin

In anni recenti le industrie emergenti o riemergenti del Sud Est asiatico si sono ampiamente affidate alla produzione di horror per conquistare le platee locali e al contempo ritagliarsi possibilità di sbocco sul mercato internazionale. Una scelta eminentemente economica, determinata dai bassi costi di produzione e da ritorni quantificabili in maniera piuttosto accorta, grazie allo zoccolo duro dei fan del genere. Un territorio che però ammette talvolta pure la sperimentazione artistica e proprio in virtù dei rischi contenuti, dà maggior spazio alle nuove leve dei giovani cineasti. È il caso di Chermin, illustre esponente di una copiosa nuova ondata di horror che stanno invadendo le sale di Kuala Lumpur; una pellicola che si segnala come caso relativamente insolito di horror proveniente da un paese musulmano diretto da una donna. La regista malese Zarina Abdullah infatti scrive, dirige e monta con Chermin (“Lo specchio”) il suo primo lungometraggio.
E in effetti Chermin si presenta come horror psicologico nutrito da ossessioni e una sensibilità molto femminili. Una sera, mentre la giovane Nasrin (Natasha Hudson) sta guidando verso casa su una buia strada di campagna, l’improvvisa e terrificante apparizione di uno spettro le fa perdere il controllo della vettura, provocando un disastroso incidente. Sopravvissuta per miracolo, la ragazza si ritrova sfigurata da un’enorme cicatrice sul lato destro del volto. Nonostante il fidanzato Yusuf (Farid Kamil), col quale già stava pianificando il matrimonio, chieda a più riprese di vederla, Nasrin gli si nega, temendo ch’egli non possa più amarla. Quando la madre di Nasrin poi trasferisce nella camera della ragazza un antico specchio trovato tra le cose del defunto marito, il comportamento di quest’ultima inizia a divenire sempre più bizzarro. Tanto l’incidente quanto la manifesta possessione di Nasrin si riveleranno generate da un’antica maledizione che grava sulla famiglia: si tratta infatti della vendetta di Mastura (Deanna Yusoff), prima moglie dell’avo Hassan che la sposò solo per imposizione della famiglia. Rifiutandosi di condividere il letto matrimoniale con Mastura, Hassan alimentò voci sulla sterilità della donna e potè sposarsi in seconde nozze con Zahrah. Minacciata di abbandono e marginalizzata, Mastura scivolò progressivamente nella follia e nelle pratiche di magia nera.
Chermin riserva i suoi passaggi più originali e convincenti nei capitoli di preparazione alla vera e propria virata nell’horror: dapprima, soffermandosi sul trauma di Nasrin che ha perso la sua bellezza e teme di non poter contare più sull’amore di Yusuf, poi, tratteggiando il dramma di Mastura, emblema di un femminile oppresso, inevitabile vittima di inique costrizioni sociali. Il raffronto tra le due infelicità amorose coniugate al presente e al passato offre interessanti spunti e soprattutto un provocatorio corto circuito, giacché le sofferenze delle protagoniste originano perloppiù in parole e azioni di altre donne. Il lavoro di messa in scena della Abdullah si segnala per alcune ricercate soluzioni formali, sapientemente giocate su soggettive o costruzioni in piano sequenza. Nella seconda metà il film concentra invece le ovvie concessioni spettacolari, con uso d’effetti digitali a tratti gratuito e un finale che è aperta citazione de L’Esorcista di William Friedkin, con esorcismo islamico anziché cristiano.
Pop star negli anni Novanta, già apparsa in Anna And The King, Deanna Yusoff, che ricopre il ruolo di Mastura, interpreta anche la canzone tema del film, Aku Patut Membenci Dia (“Dovrei odiarlo”).

Paolo Bertolin
FEFF: 2007
Regia: Zarina Abdullah
Anno: 2006
Durata: 98'
Stato: Malaysia

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