Quando l’horror giapponese fece la sua comparsa sulla scena internazionale una decina d’anni fa, molti appassionati non giapponesi del genere horror si chiesero da dove uscisse fuori. Da antichi racconti popolari? Dalla contorta immaginazione dei suoi creatori? Per entrambe le domande la risposta è sì, ma c’è anche altro. Una delle maggiori fonti di ispirazione delle storie spaventose dell’horror giapponese, raramente considerata all’estero, sono le leggende metropolitane, soprattutto quelle che i bambini si raccontano l’un l’altro. Una delle più popolari è quella della Donna dalla Bocca Tagliata, diventata un argomento di conversazione fisso nei cortili delle scuole verso la fine degli anni Settanta. La Donna dalla Bocca Tagliata era descritta come una donna alta, dai capelli lunghi, con indosso un impermeabile e una mascherina bianca da chirurgo, che brandiva un paio di lunghe forbici. Nell’avvicinarsi alla sua vittima, lei si toglieva la maschera esibendo una bocca tagliata da un orecchio all’altro e, aprendola in un orribile ghigno, diceva: “Non sono carina?”. A quel punto, la vittima si accasciava in fin di vita o correva per salvarsi. Nei quartieri dormitorio delle periferie dove la leggenda ha avuto origine, continuava la storia, alcuni bambini sparirono, rapiti dalla Donna dalla Bocca Tagliata, e non ritornarono più.
Questa è anche essenzialmente la storia del film The Slit-Mouthed Woman (Kuchisake Onna) di Shiraishi Koji. La pellicola non è mirata allo stesso genere di bambini che fecero circolare la leggenda all’inizio ma è diretta a chiunque, adolescente o adulto, si ricordi la leggenda dall’infanzia. Però anche qualche mamma stressata, che a volte sbotta con i suoi bambini e si sente poi in colpa, farebbe bene a dargli un’occhiata.
Il messaggio è: maltrattate i vostri bambini a vostro rischio e pericolo karmico. Ma devono stare attenti anche i ragazzini che hanno la stessa età delle vittime del film: potrebbero mettersi a pensare alla loro mamma come a un orco casalingo - non la miglior ricetta per l’armonia in famiglia.
All’inizio del film, nelle scuole della tranquilla cittadina di Midoriyama gira la voce che, dopo un’assenza di 27 anni, la Donna dalla Bocca Tagliata sia di nuovo in caccia di prede. Gli adulti si burlano di queste dicerie finché un ragazzino viene rapito davanti agli amici terrorizzati da una donna dagli occhi da pazza che corrisponde perfettamente alla descrizione.
Intanto una insegnante della scuola in cui è stato rapito il ragazzino, Yamashita (Sato Eriko), scopre che una delle sue allieve, Mika (Kuwana Rie), ha paura della propria madre (Kawai Chiharu) - e i lividi che porta addosso spiegano perché. Yamashita è sconvolta nel vedere la prova dei maltrattamenti, ed è ancor più sconvolta quando appare Chi-Sapete-Voi e rapisce la povera Mika.
Yamashita ora teme che la sua stessa figlia abbia lo stesso destino. Sua figlia vive con l’ex marito di lei, e ce l’ha con la madre per alcune parole e azioni di cui ora Yamashita si pente amaramente.
Poi un suo collega, Matsuzaki (Kato Haruhiko) inizia a sentire una strana voce dentro la testa, e in qualche modo sa che si tratta della Donna dalla Bocca Tagliata. Mentre continuano le rivelazioni, il ritmo accelera fino a una discesa finale in una casa degli orrori dal tetto rosso.
Sato Eriko, meglio conosciuta fuori dal Giappone come l’androide confusionario di Cutie Honey (2004), può sembrare una scelta bizzarra per un ruolo così cupo, ma dimostra di esserne all’altezza, soprattutto nelle scene in cui deve urlare istericamente, correre e brandire il coltello. Kato Haruhiko, che si era giàe misurato con i morti viventi nel dramma apocalittico di Kurosawa Kiyoshi Pulse (Kairo, 2001), ha l’aria ferita-ma-decisa adatta al ruolo, ma è anche una presenza sana e rasserenante.
Il regista Shiraishi Koji non è Hitchcock, però mantiene alta la tensione attraverso mezzi decisamente ridotti, secondo gli standard hollywoodiani, e non cade mai nel pacchiano. Cerca anche qualcosa che va oltre i soliti spaventi, concludendo con una denuncia disturbante ed essenziale sul legame madre-figlio e l’inferno che può scaturire nel momento in cui tale legame è scosso dalla pazzia - o dal male.